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Documento: Codice da Vinci: Vittima e carnefice di una sconfitta culturale - 1
Messo in linea il giorno Venerdì, 13 aprile 2007
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Codice da Vinci: Vittima e carnefice di una sconfitta culturale - 1

Di Marianna Cerno.

Breve valutazione critica delle pretese verità storiche esposte nel romanzo di Dan Brown. Prima parte.



Sommario

  1. Vittima e carnefice di una sconfitta culturale
  2. Il Priorato di Sion e Les Dossier Secrets
  3. L'Opus Dei
  4. La Cattedrale di Chartres
  5. Il Pentacolo di Venere e le Olimpiadi
  6. Saint Sulpice

 

Vittima e carnefice di una sconfitta culturale

Un romanzo dall’intreccio sottilmente preparato, avvincente, almeno finché ogni tassello cerca di tornare al proprio posto; ma cala la suspense quando il mondo, ammaestrato da due strambi professori, scopre l’inganno che lo accompagna da secoli, e tutto sembra tornare come prima.

Il codice da Vinci potrebbe essere un thriller piuttosto accattivante, se non pretendesse di dispensare come verità delle storielle costruite a bella posta per quella parte di pubblico che ha sete di informazione ma che ha perso il senso critico. Un pubblico che, abituato a non trovare onestà nella vita di tutti i giorni, aspetta un Beppe Grillo che gli coli come oro la verità sulle mani. Ma soprattutto un pubblico che conosce pochissimo il cristianesimo e la religione cattolica.

La verità però non può e non deve essere chiesta a un romanzo, e ancor meno a questo, che, come si vedrà, è un pacco con sorpresa: più che un’opera di fantasia creata per offrire qualche ora di svago, sembra una campagna di distruzione della religione cristiana (specie cattolica), condotta con mezzucci come discredito e calunnia, e forse (per giunta) finalizzata alla promozione di una religione alternativa e “buona”. Ma come insegna Tim Burton, agli abitanti del Paese del Natale i doni di Jack Skeleton non sono piaciuti.

Se da un lato, nel retro del frontespizio, il volume riporta un messaggio in cui si avverte che la storia è opera di fantasia, tuttavia nelle prime edizioni del Codice, nella pagina antecedente al Prologo (e quindi estranea al contesto narrativo), è riportata una lista di “Informazioni storiche”, in realtà favole inventate di sana pianta, su cui il romanzo pretende di basare il proprio intreccio e le altre insinuazioni pseudo-scientifiche snocciolate lungo le pagine[1]. Ma chi, durante o dopo la lettura di 105 capitoli più prologo ed epilogo, ha voglia di verificare tutte le notizie?

Nelle edizioni successive, alla lista di Informazioni è stato tolto il titolo, quanto meno equivoco[2]; e dalla sesta ristampa, ma solo in Italia, questa lista è completamente sparita (pagina 9 dell'edizione Mondadori), sostituita da una pagina bianca[3]; ma rimaneva nell’edizione inglese, e ad un certo punto è “miracolosamente” ricomparsa anche in italiano.

Dall’inizio del libro, e quindi dalla lista incriminata inizierò a elencare anacronismi e imprecisioni del Codice da Vinci (tralasciando la parte su Gesù e la Maddalena, per la quale rimando al lavoro di Andrea Nicolotti[4]), pur senza riuscire nell’impresa di menzionarli tutti; indicherò le fonti scientifiche utilizzate, e andrò inevitabilmente ad allungare la fila degli autori di “anticodici”.


[1] Le informazioni storiche affermano che “Il Priorato di Sion, società segreta fondata nel 1099, è una setta realmente esistita. Nel 1975, presso la Bibliothèque National di Parigi sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets, in cui si forniva l’identità di numerosi membri del priorato, compresi: Sir Isaac Newton, Botticelli, Victor Hugo e Leonardo Da Vinci”. ovviamente i Dossiers Secrets sono fasulli, creati dal reo confesso Pierre Plantard nel 1967. Questa introduzione si conclude sostenendo che “Tutte le descrizioni di opere d’arte, architettoniche, documenti e rituali segreti contenuta in questo romanzo rispecchiano la verità”. Lo vedremo!

[2] Ad esempio nell’edizione speciale illustrata Mondadori 2004, della quale mi servo per questo lavoro.

[3] Massimo Introvigne (direttore del CESNUR-Centro Studi sulle Nuove Religioni), "Il Codice Da Vinci". L’articolo è reperibile sul sito internet del Cesnur.

[4] Nell’antologia curata da M. Tomatis, Dietro il Codice da Vinci. Antologia critica (“I quaderni del Cicap”, 7). Ora leggibile anche sul sito.




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