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Recensione: Alberto Elli, Storia della Chiesa copta
Messo in linea il giorno Venerdì, 13 aprile 2007
Pagina: 1/1


Alberto Elli, Storia della Chiesa copta

Alberto Elli, Storia della Chiesa copta, Cairo-Jerusalem, The Franciscan Centre of Christian Oriental Studies, 2003 (Studia Orientalia Christiana - Monographiae 12, 13, 14), 24 cm, XXXVII+401, 543 e 414 pp.

Recensione a cura di Andrea Nicolotti.



 

 

                                                Acquistabile presso la Libreria internazionale francescana.

Alberto Elli è un ingegnere nucleare con la passione per gli studi classici. Conoscitore di numerose lingue antiche, si era già segnalato per la pubblicazione di una Guida ai geroglifici, pubblicata dall'editore Vallardi; la Storia della Chiesa Copta è invece espressione del suo interesse per gli studi storici. Il libro nasce per una necessità pratica: l'autore, che da tempo frequentava la terra e la lingua degli antichi abitanti dell'Egitto, non era stato in grado di trovare in commercio una storia del cristianesimo egiziano che appagasse la sua curiosità. E così ha deciso di scriverne una egli stesso, dopo aver affrontato lunghe ricerche sulle tracce di una ricca bibliografia - perlopiù straniera - che spaziasse dall'epoca dell'avvento del cristianesimo in Egitto fino all'era contemporanea.

L'opera si presenta in tre volumi: il primo volume si occupa del periodo che va dalle origini alla conquista araba della città di Alessandria, il secondo copre tutto il periodo successivo, fino ai giorni nostri, mentre il terzo volume contiene appendici, indici e bibliografia.

Nel primo volume, dopo un'introduzione sul significato del termine "copto" e sulla lingua dei cristiani dell'Egitto, l’autore si occupa della nascita del cristianesimo nella terra dei faraoni, senza giustamente trascurare l'importanza che dovette giocare la presenza in Egitto della più importante comunità giudaica della diaspora. Dando conto e commentando criticamente testimonianze evangeliche, fonti papiracee e leggende tardive, Elli ripercorre nei primi tre capitoli le tappe fondamentali della storia del cristianesimo egiziano, dalle persecuzioni anticristiane alle scuole teologiche, dallo gnosticismo alla lotta contro gli scismi e le eresie, fino alla separazione dalla Grande Chiesa in seguito alla crisi "monofisita" culminata con il rifiuto del concilio di Calcedonia del 451. Dopo un capitolo consacrato alla nascita e allo sviluppo del monachesimo, Elli accompagna il lettore districandosi tra le numerose e intricate questioni teologiche che portarono ad un periodo di grande frammentazione della Chiesa copta, tra severiani, giulianisti, actisteti, agnoeti e triteisti, il tutto aggravato dalla forte persecuzione messa in atto dall’imperatore Giustiniano. È narrata con stile avvincente la successione dei conflitti che opposero i patriarchi copti anticalcedonesi e quelli melchiti, scontri che certo non avrebbero certo favorito l’incolumità degli Egiziani nei confronti di quello che di lì a breve sarebbe stato il comune nemico arabo. L'autore insiste nel tentativo di destituire di valore storico la notizia secondo la quale i Copti anticalcedonesi avrebbero favorito l'ingresso degli arabi in Egitto, spalancando loro le porte della città di Alessandria allo scopo di liberarsi del pesante giogo bizantino; sarebbe questa una tardiva interpretazione dei fatti, che tuttora viene propagandata dagli stessi storici copti. I Copti non presero parte al trattato di resa che il patriarca melchita Ciro, in rappresentanza dell'imperatore, stipulò con il generale Amr, luogotenente del califfo Omar. La popolazione, invece, venne tenuta all'oscuro della capitolazione e quando se ne rese conto tentò persino di lapidare il patriarca, secondo quanto racconta proprio uno storico copto anticalcedonese, Giovanni di Nikiu; egli ritiene il patriarca filocalcedonese l'unico responsabile della consegna della città di Alessandria agli arabi. Copti e bizantini, peraltro, furono trattati con ugual durezza dai conquistatori.

Il secondo volume dell'opera, destinato all'epoca musulmana, si apre con alcune considerazioni sui rapporti tra cristiani e musulmani in terra d'Egitto; il sottotitolo del volume Il miracolo di una sopravvivenza cristiana in terra d’Islam chiarisce programmaticamente l’ottica secondo la quale l’autore ha affrontato questo spinoso argomento. Elli ha la tendenza ad opporsi alla corrente storiografica che interpreta i rapporti islamo-cristiani nell'ottica di una pacifica convivenza; le tassazioni e le umiliazioni a cui furono sottoposti i Copti sono, secondo l'autore, molto rilevanti, e anche l'occasionale rinuncia da parte araba alla conversione forzata viene interpretata come una mera ed utilitaristica politica fiscale. L'autore ripercorre la storia delle dinastie dominatrici dell'Egitto, dagli Omayyadi ai Mamelucchi, soffermandosi con particolare cura, tra l'altro, sul difficile ruolo che i Copti furono costretti a svolgere all'epoca delle crociate. Uno spazio inferiore è dedicato all'epoca della sovranità ottomana, forse il periodo più statico della vita della Chiesa copta, le cui uniche novità sembravano essere i frequenti tentativi di riconciliazione messi in atto dalla Chiesa di Roma, accompagnati dall'invio di missioni cattoliche per lo più francescane o gesuitiche. Una nuova epoca fu inaugurata dalla conquista napoleonica; ma fu il padre della riforma moderna dell'Egitto Muhammad Ali a restituire una parte dei diritti civili ai Copti; grazie ai contatti con le missioni della cristianità occidentale e agli sforzi del grande patriarca riformatore Cirillo IV prese il via un processo di rinascita ecclesiale che perdura tuttora. Gli anni del protettorato britannico e, più recentemente, il regime di Nasser, sono descritti come momenti di recrudescenza degli atteggiamenti discriminatori nei confronti dei cristiani. Elli nell'ultimo corposo capitolo si sofferma a prendere in esame i segnali di riforma della Chiesa copta e i difficili rapporti con il fondamentalismo islamico, corredando la sua trattazione di numerosi racconti di violenze perpetrate ai danni di cittadini cristiani. Quale futuro per i copti? si chiede l'autore alla conclusione della sua opera: egli stesso risponde tratteggiando uno scenario nel quale i Copti "sono vittime di un lento ma inesorabile processo di soffocamento, ultima tappa prima della conversione all'Islam" (p. 533).

Il terzo volume contiene una corposa bibliografia ed esaustivi indici, dei nomi di persona, dei nomi di luogo e delle cose notevoli. Una prima appendice è dedicata ad alcuni cenni sul paganesimo in Egitto; la seconda tratta degli "altri" Copti, cioè i cattolici e gli evangelici; la terza appendice contiene le liste dei patriarchi, degli imperatori, dei califfi e dei sultani.

Con grande onestà l'autore dichiara nell'introduzione di non essere "né uno storico, né un papirologo, né un coptologo, né un teologo di professione", attribuendo la responsabilità dei limiti della sua trattazione alla propria formazione di autodidatta e alle difficoltà materiali alle quali può andare incontro una persona estranea all'ambiente accademico (vol. I, p. XXIII); ciò nonostante, credo che il risultato dell'impegno di Elli abbia ampiamente superato qualsiasi ottimistica previsione che volesse tener conto di questi oggettivi impedimenti. Forse in alcuni punti la bibliografia è un po' datata e talora l'autore si lascia andare a quella che egli stesso chiama "una buona dose di soggettività o di confessionalismo" (ivi, p. XXIV): pur affermando di non aver assunto per principio la "difesa" dei Copti, è evidente la simpatia e il favore con cui egli ne descrive la storia. Ma di fronte a questa fatica queste possibili manchevolezze, per di più riconosciute dall'autore stesso, non inficiano certamente il valore complessivo dell'opera. Mi pare che si possa affermare che questa Storia, assai approfondita, costituisca un importante contributo e uno strumento di grandissima utilità per chi si occupa - per interesse o per professione - alla storia del cristianesimo in terra d’Egitto.


 
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