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Recensione: Robert Eisenman, Giacomo il fratello di Gesù
Messo in linea il giorno Sabato, 05 gennaio 2008
Pagina: 1/1


Robert Eisenman, Giacomo il fratello di Gesù

Robert Eisenman, Giacomo il fratello di Gesù. Dai rotoli di Qumran le rivoluzionarie scoperte sulla Chiesa delle origini e il Gesù storico, Casale Monferrato, Piemme, 2007, traduzione di Franca Genta Bonelli; edizione originale James the Brother of Jesus, London, Faber and Faber, 1997.

Recensione a cura di Armando Rolla.



 

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Questo professore di storia delle religioni mediorientali all'università di California ha l'indiscutibile merito di aver stimolato la pubblicazione ufficiale dei manoscritti, per lo più frammentari, della quarta grotta di Qumran, anticipandone, in modo non del tutto chiaro, l'accesso con il suo libro (in collaborazione con M. Wise) tradotto anche in Italia dal titolo Manoscritti segreti di Qumran (Piemme, Casale Monferrato, 1994). Per il resto le sue pubblicazioni, inclusa quella qui presentata, rivelano uno studioso che possiede una vasta erudizione ma anche adotta soluzioni per niente allineate a quelle dei suoi colleghi. In particolare si direbbe che sia "ossessionato" dalla figura neotestamentaria e paleocristiana di Giacomo, fratello di Gesù e primo vescovo della Chiesa-madre di Gerusalemme. Infatti nel suo libro James the Just and the Habbakuk Pesher (Brill, Leiden, 1984) identifica addirittura questo Giacomo con il Maestro di Giustizia di Qumran; invece nel libro sopra citato rinuncia a quest'identificazione, però afferma che "è impossibile distinguere le idee e la terminologia della comunità di Gerusalemme e di Giacomo il Giusto da quelle del materiale trovato in questo corpus" letterario di Qumran (p. 11). Anche nel libro qui presentato Giacomo non è più identificato con il Maestro di Giustizia qumranico (però cf. in senso contrario p. 303) ma occupa nella Chiesa una posizione analoga a quella che il Maestro di Giustizia occupa a Qumran (cf. pp. 127 e 173), è un esseno (cf. p. 234) che pratica bagni quotidiani con acqua fredda come i qumraniti (cf. p. 240). Anzi, questo Giacomo sarebbe addirittura l'autore della lettera di Qumran sulle opere riconosciute giuste (4Q MMT=4Q 394-398), diventata poi, secondo Atti 15,22-29, la lettera che lo stesso inviò dopo il Concilio di Gerusalemme ai cristiani della Siria e della Cilicia.

Prima di esaminare il contenuto del libro, è opportuno cogliere il presupposto che ha guidato l'autore nello stenderlo. Eccolo. "Negli Atti degli Apostoli eventi storici legati alla Chiesa primitiva sono stati ripetutamente alterati, travisati o eliminati" (p. 578); invece le altre fonti estrabibliche (Flavio Giuseppe e gli scrittori antichi) sono del tutto attendibili. Queste manipolazioni, che si riscontrano non solo negli Atti degli Apostoli ma anche nei Vangeli canonici, risalirebbero a un certo Epafrodito, ricordato da Paolo nella Lettera ai Filippesi 2,25, che sarebbe addirittura il segretario dell'imperatore Domiziano (cf. p. 465 ss.). In seguito a queste manipolazioni specialmente la figura di Giacomo sarebbe stata emarginata, perché originariamente a lui si sarebbe riferita la verginità della Madonna (cf. p. 454 ss.), la tentazione del pinnacolo del Tempio, attribuita a Gesù (cf. p. 287 ss.), la caduta a capofitto attribuita a Giuda Iscariota (cf. p. 135) e la lapidazione di Stefano (cf. p. 297), che tra l'altro non sarebbe mai esistito (cf. p. 300).

Passando ai dettagli del libro, non c'è che la scelta fra le affermazioni gratuite (si potrebbe anche dire strampalate) che l'autore dissemina lungo tutto il suo scritto. Innanzitutto nei riguardi di Giacomo a cui va tutto il suo interesse. Questi sarebbe l'autore del Vangelo dell'infanzia poi confluito nei Vangeli canonici, che risalirebbe al II secolo d.C. (cf. p. 435) e sarebbe probabilmente il discepolo che Gesù amava (cf. p. 433). Assieme ai suoi successori alla guida della Chiesa di Gerusalemme, egli avrebbe sostenuto un messianismo terreno, apocalittico, nazionalistico, rispettoso della legge, in attesa del Messia e del suo ritorno; nella sua qualità di sommo sacerdote dell'opposizione poteva celebrare nel tempio di Gerusalemme il rito dell'espiazione del yom kippur. Gesù indicò lui (anziché Pietro!) come successore alla guida della Chiesa; per questo "lo bacia sulla bocca", in quanto discepolo da lui particolarmente amato (come si ricaverebbe dalla Prima Apocalisse di Giacomo 5,29-32 ritrovata a Nag Hammadi; cf. p. 429). In maniera del tutto sicura Giacomo fu il fratello carnale di Gesù, assieme a Giuda lo Zelota e Simone lo Zelota.

Non meno arbitraria è la presentazione di Paolo. È lui che contesta il nazireato e il vegetarianismo di Giacomo e rappresenta il trionfo finale dell'ellenizzazione del cristianesimo (cf. p. 203 ss.). Egli fu in qualche modo legato al Saulo parente del re Erode Agrippa, inviato in Acaia per informare Nerone sulla situazione palestinese (cf. p. 540); lui, oppure Anania, fu inoltre uno degli agenti che acquistarono granaglie in Egitto e a Cipro per conto della regina di Adiabene (cf. p. 515). È infine a lui, antisemita e pesantemente compromesso con la dominazione romana che, con la collaborazione di Epafrodito (vedi sopra) si devono le censure dei testi neotestamentari e il travisamento in chiave apolitica del messaggio di Cristo.

Ultima chicca, a dir poco esilarante. I "falsi fratelli", inviati per "spiare" Paolo (Gal 2,4) volevano ("probabilmente"!) esaminare le parti intime dell'apostolo per controllare se fosse circonciso o meno (cf. p. 116). Di fronte a queste rivoluzionarie scoperte (e sono solo una minima parte!) sulla Chiesa primitiva il neotestamentarista, ben informato e non prevenuto come il nostro autore, non può fare a meno di riconoscere che esse sono del tutto cervellotiche oppure fondate su semplici analogie e corrispondenze verbali molto problematiche.

Il libro guadagnerebbe in linearità e brevità, se fossero eliminate le innumerevoli e fastidiose ripetizioni.


 
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