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Documento: Il fatto sinottico e le sue soluzioni
Messo in linea il giorno Lunedì, 07 gennaio 2008
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Il fatto sinottico e le sue soluzioni

Di Romano Penna

Annotazioni in margine a una nuova sinossi dei Vangeli.



 

IL FATTO SINOTTICO E LE SUE SOLUZIONI [1]

Già pubblicato in Lateranum 59 (1993) 143-160

La Sinossi bilingue, greco-italiano, curata da Angelico Poppi e pubblicata nel 1992 (con edizione migliorata nel 1999) rappresenta per l'Italia qualcosa di veramente originale. E' un lavoro che non ha confronti, né con le edizioni precedenti preparate dallo stesso Autore e consistenti nella sola traduzione italiana del testo evangelico[2], né con altre Sinossi esistenti in lingua italiana (ma tradotte da altre lingue moderne, come quelle di M.-J. Lagrange e di J. Schmid), né, per quanto mi risulta, con altre Sinossi pubblicate all'estero e consistenti o nel solo testo greco o nella sola versione in qualche lingua moderna (v. sotto). Il fatto, dunque, di essere questa una edizione bilingue, insieme alla presenza di vari utili accorgimenti editoriali, rende il volume davvero interessante.  La sua pubblicazione, perciò, non può essere passata sotto silenzio; essa, anzi, ci offre l'opportunità di riprendere da capo e riesporre brevemente i fili di un annoso (anzi, secolare) problema. Qui di seguito perciò prenderemo in considerazione, innanzitutto, i dati del fatto sinottico, poi esporremo quelli che nei secoli sono stati i tentativi di risolverlo e, infine, faremo alcune osservazioni sul lavoro specifico del Poppi.



[1] Queste pagine riprendono e rielaborano quelle di un mio articolo uscito in Lateranum 59 (1993) 143-160 in occasione della pubblicazione della "Sinossi" bilingue di A. Poppi, Sinossi dei quattro Vangeli: greco-italiano. Vol. I: Testo, Edizioni Messaggero, Padova 1982, che nel corso di quest'anno 1999 rivede la luce con una nuova edizione, migliorata nel formato e nel testo. Ed è con piacere che dedico al P. Poppi queste mie considerazioni, essendogli da lungo tempo obbligato per l'utilissimo contributo offerto dal suo lavoro al mio impegno didattico.

[2] La prima edizione era stata pubblicata nel 1971 con il titolo Vangeli a confronto; l'ultima, la decima, nel 1991 con il titolo Sinossi dei quattro Vangeli.

I. Il fatto sinottico

Come ben si sa, la figura e le vicende terrene di Gesù di Nazaret sono state oggetto di interesse narrativo, tra il I e il II secolo, da parte di circa una trentina di autori o almeno di scritti diversi, tra maggiori e minori.  Nel lungo processo di canonizzazione, cioè di promozione a regola (= canone) della fede e della vita cristiana, dei libri del Nuovo Testamento, culminata sostanzialmente nel sec. IV, la stragrande maggioranza di quegli scritti fu rifiutata e relegata nell'ambito degli "apocrifi"[1].

Solo quattro libretti videro riconosciuta dalla Chiesa la loro funzione di “canone”, in base a determinati criteri che non è il caso qui di discutere: essi, in realtà, si presentano come scritti assolutamente anonimi, e solo la tradizione a partire dal sec.  Il li attribuì ad altrettanti autori più o meno noti: Matteo, Marco, Luca, Giovanni.  Solo quattro, dicevamo.  Ma si potrebbe insistere: e perché non uno solo?  Forse non è possibile rispondere adeguatamente a una simile domanda[2].

Ciò che invece si può e si deve fare è mettere in luce la complessità della situazione connessa con questa pluralità. I quattro Vangeli canonici, infatti, non sono affatto la copia l'uno dell'altro.  Del resto, è naturale e inevitabile che vi siano delle differenze, quando autori diversi scrivono su di una stessa persona, sia pure non a distanza di secoli, ma sorprendentemente anche nel volgere di pochi anni gli uni dall'altra.  Lo si vede bene, per esempio, in due casi esteriormente analoghi. Un primo caso è quello di Socrate: la sua "Apologia", scritta indipendentemente da due discepoli, Platone e Senofonte, non è affatto la stessa nelle due redazioni (tra l'altro, il primo accenna a una missione divina ricevuta dall'oracolo delfico, mentre il tema non appare per nulla nel secondo), e in più l'immagine del filosofo risulta del tutto diversa sotto la penna del commediografo suo contemporaneo, Aristofane, visto che, mentre quelli ne fanno una sorta di santo laico, questi lo riduce di fatto a una bizzarra macchietta[3]. Un caso simile, anzi ancora più vistoso, è quello di Alessandro Magno e delle almeno cinque biografie scritte da suoi contemporanei e persino compagni di viaggio (Callistene, Onesicrito, Aristobulo, Tolemeo, Clitarco)[4]: già Arriano di Nicomedia, nel sec. II d.C., dava il credito maggiore ad Aristobulo e Tolemeo declassando l'attendibilità storica degli altri[5], che pure erano stati testimoni oculari delle imprese del Macedone (eccetto Clitarco).

Dunque, non può sorprendere il fatto che esistano differenza persino notevoli anche tra i quattro Vangeli canonici: i loro redattori vanno considerati alla stregua di "veri autori", e quindi vanno messi in conto anche per essi tutti i possibili disguidi di una qualsiasi composizione letteraria.  Nel loro caso, anzi, il fenomeno è ancora più comprensibile, se si tiene conto che essi raccolgono una lunga tradizione orale, già a sua volta esposta a variazioni sulla base di diverse scelte del materiale e di suoi adattamenti alla vita delle chiese (secondo il concetto di "Sitz im Leben" elaborato dai maestri dell'analisi storico-morfologica).  Già una prima distinzione si impone: dei quattro Vangeli, quello attribuito a Giovanni canta, per così dire, fuori dal coro.  A parte l'originale prologo cristologico, esso scagliona la vita pubblica di Gesù su un arco di tre anni, mentre Mt-Mc-Lc sembrano ridurla ad appena un anno; omette tutte le parabole e tutti gli interventi di esorcismo presenti negli altri tre; riporta invece tutta una serie di discorsi di Gesù, che quelli ignorano; ecc.  Ma anche i primi tre Vangeli, che maggiormente attestano il fatto sinottico, presentano non poche discordanze l'uno con l'altro.  Ricordiamo qui brevemente alcuni elementi salienti dell'uno e dell'altro caso.

a) Le concordanze.

- In primo luogo, a parte i due capitoli iniziali di Mt e Lc dedicati all'infanzia di Gesù (e non sinottici!), tutti e tre presentano la stessa impostazione generale del racconto circa la vita pubblica di Gesù.  Già tutti omettono (anche Gv!) di narrare i lunghi anni della giovinezza di Gesù, sicché la parte di gran lunga maggiore della sua vita terrena ci è del tutto sconosciuta.  Poi il loro schema narrativo è ugualmente strutturato in quattro momenti: preparazione al ministero pubblico con la predicazione di Giovanni e il battesimo al Giordano; il ministero di Gesù nel nord della terra d'Israele, cioè in Galilea, con alcune puntate all'esterno (omesse però da Lc!); il suo trasferimento verso il sud (fortemente sottolineato da Lc); e infine il ministero a Gerusalemme, culminante con la passione e la risurrezione.  Il tutto sembra compreso in un solo anno, dato che si parla di una sola Pasqua nella Città Santa, che fu quella della morte.

- In secondo luogo, alcuni fatti vengono narrati di seguito, anche se sono connessi tra di loro mediante indicazioni cronologiche molto tenui, che lasciano supporre una certa distanza vicendevole: così la raccolta di cinque controversie in Mc 2,1-3,6 si ritrova tale quale in Lc 5,17-6,11 e anche in Mt 9,1-17 + 12,1-14 (anche se in quest'ultimo caso le prime tre controversie sono intervallate dalle altre due con l'inserimento di altro materiale).

- In terzo luogo, alcune volte si può notare in tutti e tre la presenza di frasi intere del tutto uguali, non solo nei detti di Gesù ma anche nel racconto degli evangelisti (però si tratta di un caso raro: cf.  Mt 14,19; Mc 6,41; Lc 9,16); la cosa sorprende ancora di più, quando tutti e tre impiegano nello stesso contesto degli hàpax legòmena, cioè parole utilizzate una volta sola (cf epíblema, "pezza aggiunta", in Mt 9,16/Mc 2, 21/Le 5,36).

- In quarto luogo, infine, si può osservare che a volte essi concordano tra loro nel citare passi dell'A.T., il cui testo non corrisponde, né a quello ebraico del Masoretico, né a quello greco dei LXX: caso classico è Deut 6,5 ("Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza"), in cui viene inserito il complemento nuovo "con tutta la tua mente" (Mt 22,37/,Mc, 12,30/Lc 10,27).

b) Le discordanze.

- In primo luogo, si può osservare che non tutti i tre evangelisti hanno a disposizione lo stesso materiale, né per quanto riguarda le parole di Gesù (per esempio, la parabola della zizzania si trova solo in Mt 13,24-30), né per quanto riguarda i fatti da lui compiuti (per esempio, la conversione di Zaccheo si trova solo in Lc 19,1-10). Ciò potrebbe anche non sorprendere, perché ciascuno può dipendere da fonti sue proprie.  Ma il fatto diventa problematico, quando si osserva che c'è tutto un materiale di parole e detti di Gesù, che si riscontra soltanto in Mt e Lc ed è completamente assente in Mc (esso, dalla fine del secolo XIX, è etichettato dagli Studiosi alla tedesca come "fonte Q"); in più, si nota che questo materiale è trattato sistematicamente da Mt che lo raggruppa in alcuni discorsi (per esempio: quello della montagna in Mt 5-7), mentre Lc lo smembra per lo più in piccole unità disseminandolo qua e là nel suo Vangelo.

- In secondo luogo, succede che lo stesso materiale (per esempio, un racconto) viene collocato in momenti diversi della vita pubblica di Gesù: così l'episodio della visita a Nazaret, in Mt si trova abbastanza presto nel corso del ministero pubblico (cf. 13,53-58), è situato da Mc a ministero molto avanzato (cf. 6,1-6), mentre sorprendentemente Lc lo anticipa addirittura al suo inizio (cf. 4,16-30), attribuendogli perciò una funzione del tutto diversa.

- In terzo luogo, notiamo delle variazioni all'interno di molti racconti.  Così, per esempio, per quanto riguarda le tentazioni di Gesù: l'ordine classico di Mt 4,1-11 viene ritoccato da Lc 4,1-13, che inverte la seconda e la terza, mentre Mc 1,12-13 afferma solo il fatto generico della tentazione, senza narrarne alcuna (cosicché il suo accenno al servizio degli angeli riguarda tutta la permanenza di Gesù nel deserto e non soltanto il momento successivo alle tentazioni).

- In quarto luogo, infine, e la cosa appare ancor più sorprendente, si notano molte variazioni negli stessi pronunciamenti di Gesù. Ciò si verifica non solo in parole apparentemente di minor conto (per esempio, Gesù in Mt 26,34 e Lc 22,34 dice che il gallo avrebbe cantato la prima volta dopo tre rinnegamenti di Pietro; ma in Mc 14,30 egli dice che Pietro l'avrebbe rinnegato tre volte prima che il gallo avesse cantato la seconda volta), ma anche in testi di grande portata teologica. Così, nel caso delle Beatitudini troviamo che Mt 5,3-10 ne riporta otto, mentre Lc 6,20-21 ne ha solo tre (seguite da altrettanti “Guai”, assenti in Mt).  Inoltre: la preghiera del Pater è riportata da Mt 6,9-13 in una versione molto più lunga che non quella di Lc 11,2-4. Infine: persino le parole pronunciate nell'ultima cena sul pane (Mt 26,26/Mc 14,22/Lc 22,19) e sul vino (Mt 26,27-28/Mc 14,24/Lc 22,20) non concordano tra nessuno degli evangelisti (e nemmeno con il passo parallelo di Paolo in 1Cor 11,24-25); e non si può certo sostenere, almeno in questo caso, che Gesù si sia pronunciato diversamente in momenti diversi, poiché quella cena fu unica!


[1] Di essi ricordiamo le due versioni maggiori disponibili in italiano: Gli apocrifi del Nuovo Testamento, a cura di M. Erbetta, Casale Monferrato, Ed.  Marietti, 1975-1981, voll.  I-II; e Apocrifi del Nuovo Testamento, a cura di L. Moraldi, Torino, Edd.  UTET, 1986, vol. I. Menzioniamo pure le edizioni minori a cura di G. Bonaccorsi, Vangeli apocrifi, Firenze, Ed. LEF, 1948 (con testo originale a fronte, ma senza gli evangeli gnostici), e di M. Craveri, I vangeli apocrifi, Torino, Einaudi, 1969.

[2] Il numero 4 è stato spiegato molto presto in rapporto sia ai quattro punti cardinali (cf. Ireneo, Adv. haer.  III,ll,8), sia ai quattro esseri viventi di Ez 1 e Ap 4,7 (cf. ib.), sia anche ai quattro elementi cosmici terra-acqua-aria-fuoco (cf. Origene, In Io.  I,6).  Non è escluso che questi siano anche stati i motivi della scelta stessa del numero 4 (anzi, secondo Ireneo, Adv. haer.  III,ll,8, proprio per questi motivi “i Vangeli non possono essere né di più né di meno di questi”). Vedi B.M. Metzger, The Canon of the New Testament.  Its Origin, Development, and Significance, Oxford 1987, 254 (trad. ital., Paideia, Brescia 1998).

[3] Per un confronto tra queste e altre fonti, anche più recenti, però con l'esclusione di Platone, cf G. Giannantoni, Socrate. Tutte le testimonianza da Aristofane e Senofonte ai Padri cristiani, Bari, Laterza, 1971.

[4] I frammenti delle loro opere sono reperibili nella raccolta di F. Jacoby, Die Fragmente der griechischen Historiker, II B 117-153. Vedi una loro preziosa valutazione in P. Pédech, Historiens compagnons d'Alexandre: Callisthène - Onésicrite - Néarque - Ptolémée - Aristobule, Les Belles Lettres, Paris 1984.

[5] Cf Arriano di Nicomedia, Anabasi I,I,2. Per una buona e aggiornata discussione sugli storici di Alessandro in italiano, cf K. Meister, La storiografia greca. Dalle origini alla fine dell'Ellenismo, Roma-Bari, Laterza, 1992, pp. 118-145.

2. Le soluzioni storiche del fatto sinottico.

Tutto ciò che abbiamo riferito sopra pone ovviamente un problema: è quello della cosiddetta "questione sinottica", che qui noi non affrontiamo[1]. Essa consiste nel chiedersi come sia stato possibile storicamente il formarsi del fatto sinottico, formulando questi interrogativi: Mt-Mc-Lc sono forse debitori, indipendentemente l'uno dall'altro, di una fonte unica a loro precedente? e questa eventuale fonte era scritta o solo orale? oppure ci fu uno dei tre Sinottici che scrisse per primo e gli altri due si servirono di lui? e allora l'eventuale priorità a chi compete? forse a Mt da cui dipenderebbero nell'ordine Lc e Mc (ipotesi Griesbach)? o forse a Mc, affiancato dalla suddetta fonte Q, dai quali dipenderebbero separatamente Mt e Lc (teoria delle due fonti, oggi la più diffusa)?

Noi qui ci limitiamo semplicemente a considerare le soluzioni date, non alla questione sinottica, ma al fatto sinottico.  Vogliamo vedere, cioè, come nella storia della chiesa ci si sia rapportati al dato della pluralità dei testi evangelici, e come si sia cercato di ovviare alle inevitabili difficoltà che essi pongono nel leggerli.  Infatti, già nel secolo II il filosofo pagano Celso traeva da ciò motivo di obiezione e di ironia:

Alcuni fedeli, come gente che ha bevuto troppo, giungono ad altercare fra loro, ed alterare il testo originario del Vangelo, tre o quattro volte o più ancora[2].

Ricordiamo perciò quattro diversi tipi di soluzione adottati storicamente, per poi concentrarci su un quinto.

1. Una prima soluzione radicale fu quella adottata verso la metà del secolo II da Marcione, figlio del vescovo di Sinope (sul Mar Nero) e vissuto a Roma dal 140 fino almeno al 144 (quando fu scomunicato).  Tra tutti i Vangeli, egli accettò come canonico solo quello di Luca, risolvendo così la questione alla radice: in questo modo, infatti, non si poneva più alcun problema di confronti o di paralleli.  Per la verità, la sua operazione non era motivata da disagi o preoccupazioni di ordine storico-letterario, ma da interessi squisitamente teologici: rifiutando tutto l'Antico Testamento, egli respingeva la supposta idea ebraica di un Dio crudele e vendicativo, per accogliere soltanto l'idea cristiana di un Dio buono e misericordioso[3]. Questa, poi, egli la trovava documentata, appunto, unicamente nel Vangelo secondo Luca e nel cosiddetto "Apostolikon", una raccolta di dieci lettere dell'apostolo Paolo (di cui non sembra conoscere le tre Pastorali); su questi scritti, poi, egli era ancora intervenuto per purificarli da presunte falsificazioni giudaiche. E' evidente l'arbitrarietà di una simile operazione, che faceva scrivere all'indignato Tertulliano:

Marcione adopera non una penna, ma una lama, sfacciatamente e pubblicamente, e per comporre il suo sistema massacra le Scritture (De praescriptione haereticorum 38).

 In effetti, anche se egli ebbe probabilmente il grande merito di suggerire l'idea di un canone cristiano delle Scritture, la sua posizione sui Vangeli non ottenne alcun seguito.

2. Una seconda soluzione, già antica ma purtroppo sempre rinnovantesi, è quella praticata per primo dal siro Taziano (attivo a Roma verso il 170) con la sua celebre opera Diatéssaron (il titolo originale significava: "L'evangelo tratto dai Quattro" o anche "Armonia dei quattro evangeli"), purtroppo andata perduta e nota solo da versioni successive e soprattutto dal commento che ne fece Sant'Efrem Siro nel IV secolo[4]. In concreto, il metodo consiste nel ridurre i quattro Vangeli a uno solo, traendo materia da tutti e quattro con lo sforbiciare nelle pagine di ciascuno di essi: eliminando i doppioni, spostando brani, sostituendo certi passi con altri paralleli ritenuti migliori, mescolando in uno stesso racconto sfumature diverse desunte dalle varie redazioni.  Si tratta di un autentico lavoro di "collage". Già Eusebio di Cesarea definiva l'opera di Taziano "un compendio e una fusione dei Vangeli" (Hist. Eccl. IV,29,6).  Il lavoro, come accennato, ebbe un successo enorme, almeno in Siria.  Ma esso incontrò pure delle feroci opposizioni.  Nel secolo V i vescovi siri Rabbula di Edessa e Teodoreto di Ciro intervennero drasticamente per imporre come unico testo liturgico quello che chiamavano "Vangelo dei separati" (cioè, degli evangelisti singolarmente presi), opponendolo al "Vangelo dei mescolati"! Ed è eloquente la testimonianza di Teodoreto:

Non comprendendo la malizia di quella composizione, i cristiani se ne servivano in tutta semplicità come di un sunto; io stesso ne ho trovati più di duecento esemplari onorati nelle nostre chiese, ma li ho tolti tutti e ho introdotto al loro posto i Vangeli dei quattro evangelisti (Migne, Patrologia Graeca 83, 372).

  In realtà, i Vangeli non sono fatti per essere armonizzati in questo modo materiale e rozzo.  Vi si oppongono almeno due ottimi motivi, tra loro complementari.

In primo luogo, una simile operazione significherebbe una evidente manipolazione del testo condotta in base a una scelta meramente umana e soggettiva, tale da distruggere nei fatti l'opera personale di quattro scrittori.  Sarebbe come rompere quattro vasi preziosi e pretendere di ricostruirne con i loro cocci uno solo, che in realtà sarebbe un sonoro falso, non essendo prodotto da nessuno degli autori dei vasi perduti: così il "Vangelo dei mescolati" non è più né di Matteo, né di Marco, né di Luca, né di Giovanni, ma un rifacimento ibrido senza valore. 

In secondo luogo, il risultato approderebbe inevitabilmente a gettare tra i rifiuti non poche pagine evangeliche.  Con quale diritto?  Forse che la logica umana è motivo sufficiente per gettare al vento parti anche minime della parola di Dio?  Verrebbe tragicamente meno l'antica preoccupazione di Samucle, il quale "non lasciò andare a vuoto una sola delle parole" del Signore (1Sam 3,19).  In effetti ogni singolo brano dei detti o dei fatti di Gesù, anche quando è riferito dagli evangelisti due, tre, o quattro volte con dettagli diversi, implica sempre un'ottica particolare dell'agiografo, che lo riporta non per mera acribìa storiografica, ma annettendovi una sfumatura teologica particolare, come può rivelare il diverso contesto.  Si prenda ad esempio la parabola della pecorella smarrita, ricorrente sia in Mt 18,12-14 sia in Lc 15,3-7.  La redazione matteana la inserisce nel contesto del cosiddetto discorso ecclesiale, in cui Gesù dà delle direttive ai membri e ai responsabili della comunità, sicché il testo ha un chiaro intento pastorale (= i pastori della chiesa devono cercare di ricondurre e reintegrare nella comunità i cristiani traviati).  La redazione lucana, invece, pone la parabola nel contesto di un momento concretamente vissuto da Gesù, quando i farisei e gli scribi brontolavano per il fatto che egli accoglieva i peccatori e mangiava con loro, sicché essa acquista qui un valore polemico ed esemplare (= non bisogna opporsi a far vita comune con gli emarginati di ogni tipo, e la loro reintegrazione va accolta con grande festa).  Come si vede, il taglio è diverso e rivela una tipica polisemìa del testo sacro, che non va assolutamente perduta: il che purtroppo avviene con il sistema di Taziano.

3. Un terzo tipo di soluzione consiste nel lasciare intatti i quattro Vangeli, ma, stanti le loro apparenti contraddizioni, si adotta nei confronti del problema un atteggiamento chiaramente apologetico.  Ciò che colpisce sono le loro dissomiglianze, e allora si cerca in qualche modo di spiegarle, armonizzandole da un punto di vista non più materiale ma formale.  Esponente di rilievo di questo comportamento fu S. Agostino con il suo De consensu evangelistarum libri IV[5].  L'opera è impostata così: il libro I è dedicato a questioni generali (numero e ordine dei Vangeli; perché Gesù non ha scritto; ecc.); il libro II prende la narrazione di Mt e la segue fino all'ultima cena, confrontando con essa il racconto di Mc-Lc-Gv per dimostrarne il consenso; il libro III fa vedere la stessa concordia nel racconto che va dall'ultima cena fino alla fine dei Vangeli; il libro IV mostra infine ciò che è peculiare di Mc-Lc-Gv rispetto a Mt.  L'intento apologetico è chiaramente formulato in II,I con una punta di ironia: Agostino si propone di dimostrare il consensus dei Vangeli affinché non traggano motivo di inciampo nella fede cristiana coloro che sono più curiosi che intelligenti (Ne quid in fide christiana offendiculi patiantur, qui curiosiores quam capaciores sunt); e continua:

Costoro, ritenendo di aver trovato delle cose incongruenti e contraddittorie, pensano che esse debbano formare materia di obbiezione per spirito di contesa più che formare materia di considerazione con spirito di prudenza.

Il suo metodo di procedimento può essere esposto con un paio di esempi. A proposito del battesimo di Gesù al Giordano, la voce dal cielo in Mt 3,17 usa il pronome relativo ("Nel quale mi sono compiaciuto"), mentre in Mc 1,11 e in Lc 3,22 essa usa il pronome personale ("In te mi sono compiaciuto"); Agostino risolve sbrigativamente il problema, lasciando al lettore di ritenere quel che crede meglio, purché sappia che, se non è uguale l'espressione scritta, lo è però il senso della sentenza (cf.  II,31: Si quaeris quid horum in illa voce sonuerit, quodlibet accipe, dummodo intelligas eos qui non eamdem locutionem retinuerunt, eamdem retulisse sententiam).  Quanto invece all'episodio del centurione di Cafarnao, in Mt 8,5 si dice che egli "si avvicinò" personalmente a Gesù, mentre Lc 7,3 scrive che "gli mandò degli anziani"; Agostino risolve la divergenza appellandosi alla altitudo mysticae elocutionis: infatti a Gesù si accede con la fede, e quindi, tenendo conto di Lc 7,9 ("Non ho trovato tanta fede in Israele"), anche secondo Lc il centurione si avvicinò personalmente a Gesù con la sua fede (cf.  II,50: Ita et centurio quo magis credidit, eo magis accessit ad Dominum).

Come si vede, il metodo è ben lontano da un interesse scientifico che valorizzi, più che eliminare, le originalità delle singole redazioni evangeliche.  Non disponendo di una tale sensibilità critica, diventa inevitabile rifugiarsi in considerazioni di ordine teologico (ancorché molto interessanti) o comunque lasciarsi comandare dalla preoccupazione di annullare persino l'esistenza di un problema, per il quale non si dispone di alcuna soluzione migliore.

4. Un sistema più tecnico e rispettoso del fatto sinottico è quello attestato da Eusebio di Cesarea nel suo breve scritto Canones decem harmoniae evangeliorum[6]. Egli si rifà a un precedente lavoro, oggi perduto, di un certo Ammonio Alessandrino (citato anche da S. Gerolamo, De viris illustribus 55, sia pure erroneamente confuso con il filosofo Ammonio Sacca), che suddivise il testo dei Vangeli in varie pericopi (355 per Mt, 236 per Me, 340 per Lc, 232 per Gv; allora non esisteva ancora alcuna suddivisione né in capitoli né in versetti), tentandone una concordanza.  Eusebio, da parte sua, riprese il tentativo e lo perfezionò. Egli compilò dieci tavole (dette "canoni") di numeri in colonna, corrispondenti a quelli delle rispettive pericopi, allineando su una stessa riga i numeri delle pericopi parallele nei singoli Vangeli.  Il sistema funziona così: la tavola 1 elenca le pericopi in cui concordano i quattro Vangeli; la tavola 2 dà le pericopi in cui concordano i primi tre Mt-Mc-Lc (ed è significativamente la più lunga); tavola 3: Mt-Lc-Gv; tavola 4: Mt-Mc-Gv; tavola 5: Mt-Lc (è la seconda in lunghezza); tavola 6: Mt-Mc; tavola 7: Mt-Gv; tavola 8: Lc-Mc; tavola 9: Lc-Gv; la tavola 10, infine, elenca le pericopi proprie di ciascun Vangelo. Il progetto era poi di apporre al testo continuo di ogni singolo Vangelo il numero della tavola e quello della pericope ivi enumerata, in modo da permettere, utilizzando i "canoni" come chiave, il ritrovamento delle pericopi parallele nei vari evangelisti.

In questo caso, si tratta di una vera e propria "armonia evangelica", anche se molto scheletrica, prototipo di "armonie" successive, che facilitano una lettura, per così dire, sincronica dei Vangeli.  Anche se, così facendo, ciò che viene evidenziato sono più le concordanze che non le discordanze, occorre riconoscere che il sistema si può considerare in qualche modo l'antenato delle sinossi, di cui ora parleremo.


[1]  Cf ogni buona “ Introduzione al Nuovo Testamento”. Per un aggiornamento, vedi in particolare D.L. Dungan, a cura, The Interrelations of the Gospels (A Symposium led by M.-E. Boismard, W.R. Farmer, F. Neyrinck, Jerusalem 1984), BEThL 95, Leuven 1990; e V. Fusco, Introduzione generale ai Sinottici, in M. Làconi  e Coll.., Vangeli Sinottici e Atti degli Apostoli, "Logos. Corso di Studi Biblici" 5, Elle Di Ci, Leumann-Torino 1994, pp. 33-132 specie 87-98.

[2] Origene, Contra Celsum 11,27: traduz. di A. COLONNA, che in nota (cf. “ Classici delle religioni ” IV, UTET, Torino 1971, p. 162) ritiene si tratti di "allusione esplicita ai quattro Vangeli ... nonché ai Vangeli apocrifi".

[3] Non per nulla, la sua unica opera, perduta, era intitolata Antitheses, che noi conosciamo di riflesso soprattutto dall'Adversus Marcionem di Tertulliano.

[4] 'Cf. F. Bolgiani, "Diatessaron", in: A. Di Berardino (a cura), Dizionario Patristico e di Antichità Cristiane, Marietti, Casale Monferrato 1983, vol. 1, coll. 945-947; e soprattutto M.-E. Boismard, Le Diatessaron: de Tatien à Justin, EB, Gabalda, Paris 1992.

[5] Il testo si trova in PL 34,1041-1229.

[6] Il testo si trova in PG 22,1274-1291.ù

3.    La soluzione della sinossi

Dal greco syn-opsis, "visione simultanea", la sinossi consiste nel riportare a stampa integralmente, contemporaneamente, e di seguito, a colonne nella stessa pagina, il testo continuo dei Vangeli, così da coglierne con un solo colpo d'occhio sia i parallelismi sia le dissomiglianze rispettive.  Il primo tentativo in assoluto di questo tipo fu pubblicato in Germania ad Halle nel 1776 ad opera di J.J. Griesbach[1]. E' da allora che la parola "sinossi" restò acquisita nel campo degli studi sui Vangeli e si moltiplicarono le imprese similari, sia sul testo greco, sia nelle diverse lingue volgari[2].

Il proprium della sinossi, tutt'altro che di attutire, è di esaltare al massimo il fatto sinottico. Favorendo una percezione immediata di tutte le concordanze e di tutte le discordanze presenti nel testo dei Vangeli, si evidenzia all'estremo la loro identità letteraria in reciproco confronto.  La sinossi, quindi, rappresenta il sistema più adeguato e pertinente per rispondere al problema della pluralità dei Vangeli, lasciando intatto fino all'ultima parola il tenore del testo sacro e insieme permettendone una chiarificante visione d'insieme.  Si rende così ragione di ogni minima sfumatura del testo stesso, offrendole anzi la possibilità di affermarsi.  In questo modo si creano i veri presupposti per un doppio tipo di indagine: l'uno, di carattere storico-letterario, tende a risolvere la menzionata "questione sinottica", trovando facilitata la possibilità di stabilire in quale rapporto di dipendenza stanno i Vangeli l'uno con l'altro; il secondo, di carattere teologico, conduce a prendere meglio atto documentaristicamente della ricca varietà di approcci non solo alla storia di Gesù, ma anche al suo mistero personale, rivelando più che mai che davvero egli non è un uomo a una sola dimensione.

Accenniamo brevemente alle maggiori Sinossi generali pubblicate negli ultimi decenni.  Ne ricordiamo cinque.

(1) Per lungo tempo tenne banco nel nostro secolo il lavoro di A. Huck[3]. Questa Sinossi, come dice il suo titolo, prende in considerazione solo i primi tre Vangeli, in greco, lasciando da parte Gv, al quale si rimanda all'interno delle singole pericopi dei Sinottici con una sigla di citazione della pericope parallela.  Il materiale evangelico viene disposto così: messe a parte la "preistoria" dei vangeli dell'infanzia in Mt-Lc e le cosiddette "post-storie" delle cristofanie pasquali (cf. Mt 28,11-20; Lc 24,13-53; Mc 16,9-20), il corpo della narrazione viene suddiviso in 253 pericopi che vanno dal Battista fino alla scoperta del Sepolcro vuoto, secondo una successione grosso modo biografica. In calce alla pagina, le varianti testuali sono ridotte al minimo; in compenso, si danno alcuni passi paralleli tratti da apocrifi.  Questa Sinossi fu poi ripubblicata con forti rielaborazioni da H. Greeven (Mohr, Tübingen 1981), che ristrutturò la successione delle pericopi (enumerandone 275: dalla genealogia di Mt 1,1-17 alla finale di Mc 16,9-20), aggiunse i passi di Gv paralleli ai Sinottici, aumentò l'apparato critico, moltiplicò le colonne per quanti sono i passi paralleli all'interno anche di un singolo Vangelo (cf. sotto: la Sinossi di Benoit-Boismard), e curò che tipograficamente le parole identiche nei vari passi evangelici si trovassero stampate sulla stessa riga pur in colonne diverse.  Si ebbe così una Sinossi del tutto nuova e molto più utile.

(2) Nel 1963 appariva l'opera autorevole di K. Aland[4].  Essa è condotta su tutti e quattro i Vangeli, in greco, suddividendo il materiale per un totale di 367 pericopi senza ulteriori distinzioni (dal prologo iniziale dei quattro Vangeli fino al capitolo finale di Gv).  Altre peculiarità di questa impresa sono l'ampio apparato di critica testuale (garantito dall'essere Aland uno dei massimi esperti di critica textus) e l'ancor più ampio riporto di passi paralleli dagli Apocrifi e dai Padri della chiesa: entrambi stampati al termine delle singole pericopi.  In più, due interessanti Appendici offrono il testo completo dell'importante Vangelo copto di Tommaso (reso qui in tre versioni accostate: latina, tedesca, inglese) e una serie di Testimonia Patrum veterum sui Vangeli (Papia, Giustino, Ireneo, Canone Muratoriano, ecc.), che costituiscono degli utilissimi strumenti di lavoro.

(3) In Francia, nel 1965, venne pubblicata in lingua francese una bella Sinossi a cura di P. Benoit e M.-E. Boismard[5]. Il testo dei quattro Vangeli è suddiviso in 376 pericopi (dal prologo di Gv 1,1-18 alla finale deuteromarciana di Mc 16,9-20).  L'apparato delle varianti testuali è ridotto al minimo, mentre invece, pur non dipendendo da Aland, si danno molti passi paralleli da Apocrifi e Padri della chiesa.  L'interessante è che le colonne, in cui è abitualmente suddivisa la pagina, non sempre sono quattro come i Vangeli, ma a volte sono cinque o addirittura sei.  Infatti, si dà il caso che per esempio alcuni loghia di Gesù hanno dei paralleli anche all'interno di uno stesso Vangelo, per cui la loro molteplice ricorrenza viene evidenziata con altrettante colonne (vedi per esempio il n. 103, corrispondente al loghion sul salvare o perdere la propria vita: esso è attestato due volte in Mt 10,39 e 16,25, una volta in Mc 8,35, due volte in Lc 9,24 e 17,33, e anche una volta in Gv 12,25).

(4) Un'opera a parte è quella di J. B. Orchard[6]: senza alcun apparato critico, la sua originalità sta nell'adottare l'ordine delle colonne Mt-Lc-Mc-Gv, secondo la successione cronologica dei Vangeli tenuta dalla cosiddetta ipotesi dei due Vangeli o ipotesi-Griesbach (= Mt-Lc come fonti di Mc), in una suddivisione di 396 pericopi (dal prologo di Lc 1,1-4 alla seconda conclusione di Gv 21,24-25).

(5) Infine, è interessante l'opera di M.-E. Boismard e A. Lamouille[7]; pur con un apparato critico ridotto, una sua buona caratteristica è l'enumerazione delle pericopi in 404 pezzi: è la più alta scomposizione fin'ora realizzata, che mette così meglio in luce le piccole unità letterarie di cui i Vangeli si compongono; essa pone anche in evidenza i doppioni come la Sinossi di Benoit-Boismard[8].

Inoltre, ricordiamo le Sinossi parziali, concernenti la sola fonte Q, che comprende il grande blocco di materiale comune ed esclusivo di Mt-Lc (e paragonabile per certi versi all'apocrifo Vangelo di Tommaso, fatto di sole parole di Gesù senza narrazioni).  Benché la teoria delle due fonti risalga al secolo  XIX (mentre la sigla Q fu proposta da P. Wernle nel 1899), le prime sinossi di questo materiale sono state prodotte in anni recenti.  Dopo alcuni primi tentativi[9], disponiamo ora di due lavori molto seri pubblicati entrambi nel 1988: uno in California a opera di J.S. Kloppenborg e uno in Belgio a opera di F. Neirynck[10].  Il primo dei due può essere uno strumento più utile, perché offre maggiori riferimenti alla discussione degli Studiosi e ai paralleli extrabiblici, con una concordanza delle parole greche; notiamo, inoltre, che il testo portante è ritenuto quello di Lc, a cui viene rapportato quello di Mt (eccetto che in alcune sospette dislocazioni lucane).

Da ultimo, segnaliamo una originale Sinossi dei cosiddetti "minor agreements" tra Mt-Lc contro Mc.  La loro esistenza rappresenta una diffìcoltà per la teoria delle due fonti: può trattarsi di accordi negativi (omissione simultanea di un dettaglio marciano, come nel caso dei tre compagni di Simone in Mc 1,29) o di accordi positivi (aggiunta simultanea di un dettaglio assente in Mc: così la domanda "Chi ti ha colpito?", assente in Mc 14,65 ma presente in Mt 26,28/Lc 22,64).  Ebbene, essi sono stati raccolti da F. Neirynck[11], utilizzando il testo greco della citata Sinossi di K. Aland e seguendo l'ordine delle pericopi di Mc: vengono confrontati 109 passi, le cui coincidenze tra Mt e Lc contro Mc sono elencate secondo 35 categorie generali (esempio: asindeto in Mc e congiunzione in Mt-Lc; verbo attivo o medio in Mc e passivo in Mt-Lc; ecc.).


[1] Egli diede al suo lavoro un lungo titolo in latino: Synopsis Evangeliorum Matthäi Marci et Lucae una cum iis Ioannis pericopis quae omnino cum caeterorum Evangelistarum narrationibus conferendae sunt.

[2] Cf. H. Greeven, The Gospel Synopsis from 1776 to the Present Dav, in: B. Orchard & T.R.W. Longstaff, edd., J.J. Griesbach: Synoptic and Text-Critical Studies 1776-1976, Cambridge University Press, New York-London 1978, pp. 22-49.

[3] A. Huck, Synopse der Drei Ersten Evangelien (1892), soprattutto nella sua rielaborazione da parte di H. Lietzmann, Berlin 1935 (10a ediz.: Tiibingen 1950).

[4] K. Aland, Synopsis quattuor Evangeliorum, locis parallelis Evangeliorum Apoeryphorum et Patrum adhibitis, Württembergische Bibelanstalt, Stuttgart 1963; essa ebbe poi varie edizioni (nel 1988 era alia 13a edizione, 3a ristampa).

[5] P. Benoit et M.-E. Boismard, Synopse des quatres Evangiles en français, avec parallèles des Apocryphes et des Pères, Cerf, Paris 1965; la traduzione francese era quella riveduta della "Bible de Jérusalem".

[6] J.B. Orchard, A Svnopsis of the Four Gospels in Greek Arranged according to the Two-Gospels Hypothesis, T. & T. Clark, Edinburgh 1983; nel 1982 ne era già stata pubblicata una edizione in lingua inglese.

[7] M.-E. Boismard et A. Lamouille, Synopsis Gracca Quattuor Evangeliorum, Peeters, Leuven-Paris 1986; vedi anche sotto: Nota 28.

[8] Per un più approfondito giudizio critico sulle Sinossi di Aland, Greeven, Orchard, cf. J.K. Elliott, An Examination of the Text and Apparatus of Three Recent Greek Synopses, New Testament Studies 32 (1986) 557-582; sulla Sinossi di Boismard-Lamouille, cf. F. Neyrinck, Le texte des Evangiles dans la Synopse de Boismard-Lamouìlle, Ephemerides Theologicae Lovanienses 63 (1987) 119-135.

[9] Cf. S. Schulz, Griechisch-deutsche Synopse der Q-Ueberlieferungen, Theologischer Verlag, Zürich 1972; e W. Sschenk, Synopse zur Redenquelle der Evangelien, Patmos, Düsseldorf 1981 (sola versione tedesca, ma più critica della precedente).

[10] J.S. Kloppenborg, Q Parallels: Synopsis, Critical Notes, and Concordance, Polebridge, Sonoma CA 1988; F. Neirynck, Q-Synopsis: The Double Tradition Passages in Greek, University Press/Peeters, Leuven 1988, 21995.

[11] F. Neirynck, The Minor Agreements of Matthew and Luke against Mark with a Cumulative List, BEThl 37, Duculot, Gembloux 1974.

4. La Sinossi di Poppi.

Il lavoro del francescano Prof. Angelico Poppi offre molti aspetti di originalità, che qui vogliamo mettere in evidenza.  Innanzitutto si tratta di una Sinossi bilingue, con il greco sulla pagina sinistra e l'italiano su quella di destra in mutua corrispondenza[1].  Già questo dato la rende utilissima a vari livelli: nella scuola e nei gruppi biblici, nello studio e nella meditazione.  Qui di seguito ricordiamo le caratteristiche principali dei due testi (greco e italiano), estendentisi anche alla fattura tipografica.

Quanto al testo greco, il Poppi evita di ripetere quello delle varie edizioni critiche (Merk; Nestle-Aland; "The Greek New Testament").  Egli riporta invece semplicemente il testo del Codice Vaticano (noto per la sigla B o anche 03), come peraltro già aveva fatto fin dal 1881 l'edizione critica di B.F. Westcott-F.J.G. Hort; a questo scopo, egli si serve della edizione anastatica del 1965 che aveva un'introduzione di C.M. Martini (Libreria Editrice Vaticana). Di questo codice, poi, si dà la preferenza alla prima manus, e lo si integra con la punteggiatura più diffusa. Una tale scelta, certamente senza confronti, ha un vantaggio e un difetto.  Il vantaggio è quello di appellarsi a un testimonio manoscritto quanto mai prestigioso, che ci riporta addirittura dal secolo  IV (quando fu scritto) fino alla seconda metà del secolo  Il (quando si formò il suo tipo di testo, confluito anche in P75 e altri codici)[2]. Risalendo così a monte delle disquisizioni e anche dei disaccordi propri delle varie edizioni critiche, si evita ogni collazione testuale e ci si àncora ad un testo fisso unico.  Ma proprio qui sta anche il difetto dell'operazione, riscontrabile soprattutto nell'apparato critico in calce al greco. Ciò almeno era riscontrabile nella edizione del 1992, in cui l'apparato critico si limitava fondamentalmente a segnalare le varianti del codice B rispetto al testo di "The Greek New Testament" (GNT), omettendo quelle lezioni che, pur molto interessanti, o sono riportate da GNT ma non accolte nel suo testo (per esempio l'omissione di "porta" in Mt 7, 13b-14 secondo molti autori antichi, che parlano solo di "strada" larga e spaziosa) o non vi sono neanche riportate (per esempio il celebre àgraphon di Lc 6,4D in cui Gesù, vedendo un uomo lavoratore di sabato, gli dice: "O uomo, se sai quello che fai sei beato, ma se non lo sai sei maledetto e trasgressore della Legge"). Bisogna però dare atto al Poppi che nella nuova edizione del 1999 egli ha più volte ritoccato il codice B (addirittura in 400 casi, segnalati con asterisco) per conformare il greco alle sue attestazioni più numerose e più critiche, introducendo in pratica nel testo la lezione del GNT che prima era solo segnalata in calce: si veda, per esempio, Mt 5,32 (dove il precedente o apolelumenēn gamēsas diventa ora os ean apolelumenēn gamēsē) o Mt 27,46 (dove il precedente elōi elōi diventa ora ēli ēli).

Tuttavia, la cosa più importante in questa sezione greca della Sinossi riguarda la disposizione del testo evangelico.  Essa infatti non è più guidata dal criterio sempre aleatorio di suddividere parallelamente i Vangeli in un certo numero di pericopi secondo una progressione vagamente biografica (cf. le Sinossi citate sopra).  Il procedimento del Poppi invece (come l'Autore aveva già fatto nelle precedenti edizioni italiane di questa Sinossi) è semplicemente quello di dare per disteso, volta a volta, il testo continuo di ogni singolo Vangelo, affiancato da quello degli altri quando sono paralleli (e preponendo comunque alle varie pericopi altrettanti titoli, ma non numerati).  Pertanto, si comincia con Mt nella 1a colonna, si prosegue con Mc nella 2a, Lc nella 3a, Gv nella 4a (anche se quest'ultimo è riportato solo alla fine e non accanto ai primi tre).  Il vantaggio è duplice, poiché oltre alla possibilità di fare una lettura continua del testo, si può anche sempre controllare l'inserimento di ogni singola pericope nel suo contesto proprio.  Ma poi sono interessanti gli accorgimenti tecnici adottati per evidenziare i paralleli: il materiale della triplice tradizione viene indicato con una sottolineatura tratteggiata, quello della duplice tradizione (Q) con una linea continua, mentre i "minor agreements" sono segnalati con una sottolineatura punteggiata.  Si ottiene così la possibilità di una percezione visiva immediata sulle rispettive convergenze, molto comoda e utilissima per il confronto.

Quanto alla traduzione italiana, oltre al fatto della lettura continua dei singoli Vangeli già accennata per il testo greco, vanno rilevati alcuni dati degni di nota.  La versione dell'originale non corrisponde a nessuna di quelle correnti, ma è nuova e sostanzialmente letterale (ma non sempre: per esempio, in Mc 6,22 a rigor di termini si dovrebbe tradurre non "Entrata la figlia della stessa Erodiade", ma "Entrata la figlia di lui, Erodiade"!), favorendo così una maggiore percezione delle proprietà linguistiche dell'originale (per esempio, in Gv 19,3 si traduce "Salve, il re dei Giudei", lasciando l'articolo del nominativo, che invece in Mt-Mc è sostituito dal vocativo).  Le parole comuni ai vari Vangeli vengono normalmente riportate sulla stessa riga ed evidenziate con il corsivo.  Il materiale della fonte Q viene sottolineato. I "minor agreements" sono scritti in maiuscoletto.  Soprattutto queste ultime due caratteristiche sono del tutto nuove rispetto alle precedenti edizioni della Sinossi italiana.

Nell'insieme, occorre riconoscere che il Poppi ha fatto un lavoro davvero originale e accuratissimo, il cui risultato è uno strumento di lavoro assolutamente prezioso e motivo di onore per la ricerca biblica italiana.  Egli merita davvero un compiaciuto ringraziamento.


[1] Nell'edizione del 1992, però, le pagine non sempre combaciavano perfettamente, come per esempio nel caso delle pp. 366-367 in fondo su Mt 5,8-10.

[2] Cf. C.M. Martini, Il problema della recensionalità del codice B alla luce del papiro Bodmer XIV, Ab 26, Pontificio Istituto Biblico, Roma 1966.

5. Conclusione.

Nel 1985 era apparso un interessante studio di D.L. Dungan[1], che sollevava il problema di quanto una Sinossi possa essere realmente multi-uso e cioè oggettiva rispetto alla questione della formazione dei Vangeli, come qualcuna di esse pretende di essere.  L'Autore infatti sostiene che la neutralità nei confronti del problema sinottico non è possibile, e questo per tre motivi: già l'assunzione di un certo tipo di testo favorirebbe o la teoria delle due fonti o quella di Griesbach-Orchard; inoltre, la disposizione stessa della sinossi non può essere univoca (per esempio: il Discorso della montagna in Mt 5-7 è posto da Huck-Greeven dopo Mc 1,39 senza parallelo con Lc, mentre Benoit, Aland, Orchard lo collocano dopo Mc 3,13-19 e in parallelo con il Discorso del Piano di Lc 6,20b-49); infine, ci si chiede se la partizione in pericopi debba corrispondere a una divisione già operata dagli stessi evangelisti nelle loro fonti oppure ai piccoli frammenti ricevuti dalla tradizione orale e in essa preesistenti.  Ebbene, mi pare di poter dire che la Sinossi del Poppi sia la più esente da queste critiche, per il semplice fatto che egli non ci dà una suddivisione del materiale evangelico in un certo numero di pericopi, ma segue in extenso il testo di ciascun Vangelo secondo la continuità della sua redazione propria.

Sono invece interessanti i suggerimenti di Dungan per quelle che egli chiama le Sinossi della generazione futura.  Esse dovrebbero soltanto seguire il principio metodologico "Form must follow function". Secondo questo Autore, le funzioni fondamentali di una Sinossi si riducono a tre. – (1) Lo studio del testo: la funzione sarebbe quella di aiutare la ricostruzione del testo originale del Vangelo nella situazione dinamica di una cultura orale; la forma consisterebbe nel correlare i testi, parola per parola, spazio per spazio, linea per linea. - (2) Lo studio della tradizione pre-evangelica: la funzione punta sull'indagine dello stadio preredazionale, ma fin'ora nessuna Sinossi se l'è proposta[2]; la forma dovrebbe consistere nel dare di ogni pericope le varie stesure dalla più antica fino a quella attuale in altrettante colonne parallele. - (3) Lo studio della composizione finale: alla funzione di aiutare l'analisi della composizione letteraria dei Vangeli dovrebbe corrispondere la forma di una divisione delle pericopi in "stories" (singole unità) e "chapters" (gruppi di unità) secondo l'intenzione degli evangelisti, adottando esplicitamente una delle soluzioni date al problema sinottico.  Mi pare però che queste proposte abbiano una buona dose di utopia, e che la soluzione del Poppi (tanto più ora che nella nuova edizione il codice B è stato criticamente ritoccato) sia da considerare uno dei tentativi migliori per riscoprire la voce dell'antica tradizione evangelico-ecclesiale sui fatti e sui detti di Gesù.


[1] D.L. Dungan, Synopses of the Future, Biblica 66 (1985) 457-492; dello stesso Autore, cf. Theory of Synopsis Construction, ib. 61 (1980) 305-329.

[2] Vanno eccettuati i volumi II-III di M.-E. Boismard, Synopse des Quatre Evangiles, Paris 1972 e 1977, rispettivamente sui Sinottici e su Gv, in prosecuzione della Synopse, vol. I, pubblicata con P. Benoit e citata sopra (Nota 18); il Boismard tenta di ogni pericope evangelica la storia della tradizione, ma non in sinossi.


 
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