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Recensione: Eckart Otto, Mosè, Egitto e Antico Testamento
Messo in linea il giorno Martedì, 12 febbraio 2008
Pagina: 1/1


Eckart Otto, Mosè, Egitto e Antico Testamento

Eckart Otto (a cura di), Mosè, Egitto e Antico Testamento, Brescia, Paideia, 2006, traduzione di Enzo Nardi; edizione originale Mose. Ägypten und das Alte Testament, Stuttgart, Verlag Katholisches Bibelwerk, 2000.

Recensione a cura di Armando Rolla.



 

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Sono qui pubblicati gli Atti di un Simposio interdisciplinare tenuto nella Facoltà teologica evangelica di Monaco di Baviera (9 giugno 1999). Vi hanno partecipato uno storico (M. Görg), un egittologo (J. Assmann) e due veterotestamentaristi (G. Fischer S.J., ed E. Otto).

Sotto il profilo storico la figura di Mosè ne esce molto ridimensionata. Il più moderato dei quattro, il gesuita Fischer, ne ammette l'esistenza storica, però accetta come storici solo tre elementi: il legame di Mosè con la regione del Madian, il suocero con tre nomi diversi e l'episodio del serpente di bronzo.

Invece il veterotestamentarista Otto sostiene che il Mosè biblico (salvo il decalogo che non risale a Mosè) è una creazione di intellettuali giudaiti del secolo VII; questi, con il racconto su Mosè e sull'esodo, avrebbero cercato di contrastare le pretese egemoniche della potenza assira.

Per lo storico Görg, Mosè non è che una figura dell'antico Egitto da cui gli ebrei hanno derivata  quella del loro condottiero. Però questo autore non sa quale sia il personaggio egiziano chiamato in causa e si limita a proporne alcuni (il faraone Amenmes, il gran tesoriere Bay, lo scalco reale Ramsesemperre sotto Ramses II e Ramses III).

L'egittologo Assmann s'occupa esclusivamente dell'influsso egiziano sulle tradizioni bibliche ed estrabibliche su Mosè (specialmente Manetone). Esclude che Mosè sia il faraone Akhenaton (Amenofi IV) e anche solo che la figura biblica di Mosè sia stata influenzata da quella di Akhenaton secondo la ben nota tesi di S. Freud. La sua convinzione è che Mosè (realmente esistito) sia stato collegato con Akhenaton solo dalla tradizione senza che i due abbiano avuto rapporto fra loro. Assmann si limita a riassumere il suo libro tradotto anche in italiano: Mosè l'egizio. Decifrazione di una traccia di memoria, Milano, Adelphi, 2000.

Il recensore, convinto che se non c'è il fatto non ci può essere neppure l'interpretazione (secondo il giudizioso parere del professor Ska del Pontificio Istituto Biblico di Roma), rimane perplesso di fronte alle tesi  minimaliste espresse in questo libro. Né ritiene convincente la frase con cui il pur moderato gesuita Fischer chiude il suo studio: "Mosè resta un enigma" (p. 148).


 
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