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Recensione: Rodney Stark, Ascesa e affermazione del cristianesimo
Messo in linea il giorno Venerdì, 25 aprile 2008
Pagina: 1/1


Rodney Stark, Ascesa e affermazione del cristianesimo

Rodney Stark, Ascesa e affermazione del cristianesimo. Come un movimento oscuro e marginale è diventato in pochi secoli la religione dominante dell’Occidente, Torino, Lindau, 2007, traduzione di Gabriella Tonoli; edizione originale The Rise of Christianity: A Sociologist Reconsiders History, Princeton, Princeton University Press, 1996.

Recensione a cura di Andrea Nicolotti.



 

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Rodney Stark è un sociologo, ma è stato in grado di affrontare con efficacia un argomento solitamente trattato dagli storici del cristianesimo o dagli specialisti di letteratura cristiana antica. Questo volume, che raccoglie una serie di saggi in gran parte già pubblicati altrove a partire dal 1985, è il risultato di un tentativo di applicare gli strumenti dell'analisi sociologica alla storia dei primi secoli del cristianesimo; e proprio perché opera di un sociologo, che cerca di ricostruire l'ascesa del cristianesimo sulla base di inferenze da teorie socio-scientifiche contemporanee, merita la massima attenzione.

Il primo capitolo è dedicato alla diffusione del cristianesimo: com'è stato possibile che un movimento oscuro e marginale dell'impero romano giungesse a soppiantare il paganesimo classico e a diventare la fede dominante della civiltà occidentale? Usando le fonti antiche, Stark giunge a stabilire un tasso di crescita numerica dei cristiani fino al 350, pari al 40 percento ogni 10 anni; è un dato in sintonia con quanto era avvenuto, ad esempio, con la crescita dei mormoni nel secolo scorso. La conversione a gruppi religiosi nuovi e devianti avveniva, allora come oggi, quando alcune persone sviluppavano legami interpersonali più forti con i membri del nuovo gruppo rispetto a quelli che avevano con chi non vi apparteneva.

Nel secondo capitolo si contrasta la vecchia idea per cui in origine il cristianesimo fu un movimento di diseredati, un asilo per gli schiavi e per le masse povere; per confermare la nuova visione già diffusa tra gli studiosi, secondo la quale il cristianesimo si fondava sulle classi medie e alte, Stark cerca di rimediare alla lacuna di documentazione storica inequivocabile facendo ricorso ad alcuni comprovati enunciati sociologici relativi alla struttura sociale di nuovi movimenti religiosi. Dai dati acquisiti nel mondo contemporaneo, infatti, risulta che i nuovi movimenti di culto trovano maggiormente seguaci tra le persone provenienti da una classe sociale privilegiata.

Il capitolo terzo tratta dell'evangelizzazione degli ebrei, che generalmente si ritiene sia stata interrotta o comunque sia divenuta inefficace verso la seconda metà del primo secolo o all'inizio del secondo; l'autore ritiene che il cristianesimo giudaico, invece, abbia avuto notevole importanza fino al quinto secolo. Ricorrendo all'esempio del comportamento degli ebrei emancipati nell'Europa occidentale del diciannovesimo secolo, i quali reagirono alla loro condizione di marginalità rivolgendosi al giudaismo riformato, Stark ritiene che qualcosa di simile sia avvenuto con il cristianesimo, che fu visto da molti come una sorta di giudaismo per più accettabile e socialmente appetibile. Ciò sarebbe anche testimoniato dal fatto che i ritrovamenti archeologici indichino come le comunità cristiane ed ebraiche rimasero strettamente collegate per molto tempo, senza testimoniare alcun genere di insanabile rottura.

Il quarto capitolo è dedicato all'influenza che le epidemie ebbero sulla cristianizzazione. L'autore ritiene che le grandi epidemie del secondo e del terzo secolo abbiano messo in crisi le credenze dominanti e abbiano contribuito alla conversione dei pagani al cristianesimo, il quale, grazie alla sua vocazione per l'assistenza verso i deboli, sembrava uno strumento più efficace contro il dilagare del morbo. Lo stesso imperatore Giuliano, lanciando una campagna per istituire fondazioni benefiche pagane nel tentativo di uguagliare i cristiani, è testimone del fatto che i cristiani si caratterizzavano per la loro sollecitudine verso gli ammalati. Anche un'assistenza medica elementare, in un periodo di crisi generalizzata, può ridurre notevolmente la mortalità, e questo può aver generato l'impressione che i cristiani fossero meno vulnerabili e che le loro cure sortissero migliori effetti. Ciò sarà stato certamente interpretato come un segno di favore divino, mentre il paganesimo, caduto vittima della sua incapacità di affrontare queste crisi socialmente (e quindi anche spiritualmente) rilevanti, ne avrebbe fortemente patito.

Al ruolo della donna nell'ascesa del cristianesimo è dedicato il capitolo quinto. Nella cultura cristiana le donne godevano di uno status più alto rispetto alle donne del mondo greco-romano. Le dottrine religiose che proibivano la pratica dell'infanticidio e dell'aborto (che spesso veniva esercitato in seguito alla nascita di femmine) determinarono uno sbilanciamento numerico in favore delle donne, fatto che si rafforzò grazie alla successiva tendenza a convertire altre donne; questo fu un punto di differenza rispetto al mondo pagano circostante, dove gli uomini erano di gran lunga numericamente superiori. Questa constatazione va letta alla luce dei contributi delle scienze sociali, secondo cui in tutte le culture lo status sociale della donna varia a seconda del rapporto numerico tra uomini e donne esistente in tali culture. La percentuale di matrimoni misti tra donne cristiane e uomini pagani fu relativamente alta, cosa che generò molte conversioni dei coniugi maschi al cristianesimo. La conseguenza ultima di questi fenomeni fu un aumento del tasso di natalità all'interno dei circoli cristiani.

Il capitolo sesto cerca di formulare e verificare alcune ipotesi che spiegano i motivi per cui il cristianesimo, movimento soprattutto urbano, si affermò più rapidamente in alcuni luoghi invece che in altri. Il movimento cristiano si è sviluppato in modo più rapido nelle città greco-romane dell'Asia Minore, sostenuto dalle grandi comunità della diaspora ebraica. Un esempio pratico è quello della città di Antiochia (capitolo settimo): il cristianesimo diede nuova vita a quelle città maggiormente afflitte da problemi sociali di diverso genere: povertà, caos, paura, guerra, infermità. Secondo Stark il cristianesimo seppe affrontare meglio del paganesimo molti problemi cronici che necessitavano di immediata soluzione.

Nel capitolo ottavo si tenta di spiegare l'ideologia del martirio in modo ragionevole, senza fare ricorso alle categorie dell'irrazionale. Partendo dall'enunciato teorico che la religione fornisce compensatori per ricompense rare o non disponibili, l'autore cerca di dare un'interpretazione razionale all'atteggiamento di quelle persone che scelsero il martirio e il sacrificio in nome di una religione e nella speranza di una vita eterna.

Il nono capitolo cerca di individuare in modo preciso quale fosse il contesto socio-culturale in cui nacque il cristianesimo e come esso interagì con il mondo greco-romano. La nuova religione non si affermò sul mercato per un miracolo, né per un ordine di Costantino e neppure perché i martiri diedero credibilità alla religione. Il cristianesimo si affermò e si diffuse perché costituiva una comunità coesa in grado di portare con sé grandi ricompense religiose. Esso ebbe una notevole opportunità di diffondersi a causa delle inadeguatezze del paganesimo e delle sue incapacità ad affrontare gravi crisi e fenomeni di disorganizzazione sociale.

Il decimo e ultimo capitolo riassume in un solo enunciato gli elementi ricavabili dalla lettura di tutti i capitoli precedenti: le dottrine principali del cristianesimo spinsero e sostennero relazioni sociali ed organizzazioni attraenti, emancipanti ed efficaci. Secondo l'autore furono le particolari dottrine cristiane, tradotte in pratica, a rendere questa religione uno dei movimenti di rivitalizzazione più universali e di successo nella storia.

Il volume è scorrevole, pieno di stimoli e nuovi punti di vista; è un passaggio obbligato, a mio parere, per chiunque si occupi di cristianesimo antico. Le sue spiegazioni di come il cristianesimo si affermò in tutto l'impero romano sono interessanti e soprattutto tangibili: come ha notato Andrew M. Greeley, "un monito per chi ama spiegazioni semplicistiche e riduzionistiche, come quella secondo cui fu Costantino, facendo del cristianesimo la religione ufficiale dell'impero, a determinarne definitivamente il successo".

Un buon lavoro ha compiuto la traduttrice, che si è anche premurata di ricercare tutte le traduzioni italiane delle opere citate da Stark in inglese.


 
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