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Documento: I gruppi religiosi
Messo in linea il giorno Giovedì, 25 aprile 2002
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I gruppi religiosi

Partiti religiosi e correnti politiche al tempo di Gesù

di Andrea Nicolotti

I fatti narrati nel Nuovo Testamento si sono svolti in un ambiente caratterizzato dalla presenza di differenti gruppi politici e religiosi, ed animato da variegate correnti teologiche. Per la comprensione degli stessi racconti evangelici e dei loro numerosi riferimenti all'attualità dell'epoca, occorre conoscere il contesto politico-religioso del periodo neotestamentario. È quanto si propone di offrire, in un sintetico quadro riepilogativo, questo breve saggio.



Sommario

     

    I Farisei

    Il nome dei Farisei forse deriva dalla parola ebraica perûšîm, ovvero separati, divisi, in ossequio al loro ideale di purità; essi si distinguevano dalla gente comune, il “popolo della terra”, che tralasciava l’osservanza totale della legge. L’idea di “separazione” è anche riconducibile alla divisione dal movimento asideo avvenuta fra il 160 ed il 150 a.C.; in tale interpretazione, perûšîm va interpretato in dissidenti, secessionisti. Essi appaiono per la prima volta, in opposizione ai Sadducei, al tempo di Giovanni Ircano, alla fine del II sec. A.C; dopo la distruzione nel Tempio del 70, il farisaismo da “secessionista” diverrà il giudaismo normativo.

    I Farisei, sino almeno alla fine del secolo I d.C., negavano ogni attesa apocalittica della prossima fine, ed erano critici verso le forme di messianismo; si tenevano separati da tutto ciò che non era giudaico ed impuro. Essi mostravano massimo rispetto per la torah, ovvero il Pentateuco, la legge di Mosè, scritta e da essi interpretata; ma consideravano altrettanto fondamentale la legge o torah orale, una tradizione che interpretava e completava l’opera mosaica. Questo è il maggior punto di scontro con i Sadducei, che rigettavano ogni tradizione e interpretazione orale della legge. Tale tradizione orale sarà la fonte della Mishnâh e dei trattati talmudici. Anche Gesù reagisce contro il peso attribuito dai farisei alla tradizione (cfr. Mt 15,1-20).

    I Farisei, così zelanti nell’adempimento della legge, ritenevano che la sua osservanza avesse una funzione escatologica, e anticipasse l’avvento della nuova era della salvezza; essi evitavano i contatti con i peccatori e gli ignoranti, che non potevano conoscere la legge ed essere uomini pii. Inevitabilmente alcuni fra loro entrarono in polemica con Gesù, che frequentava pubblicani e peccatori e interpretava la legge a modo suo.

    I Farisei ammettevano l’intervento divino nel governo del mondo, senza negare il libero arbitrio umano, tenendo così una posizione intermedia tra i Sadducei, che limitavano enormemente l’azione della provvidenza, e gli Esseni, che negavano del tutto il libero arbitrio e ponevano ogni cosa in mano al destino.

    Come i gruppi apocalittici, insegnavano l’immortalità dell’anima e aspettavano la risurrezione dei morti con il corpo, cosa che i Sadducei negavano, come probabilmente non ammettevano altro essere spirituale all’infuori di Dio, secondo la testimonianza di Atti XXIII, 8: “I Sadducei infatti affermano che non c'è risurrezione, né angeli, né spiriti; i Farisei invece professano tutte queste cose”; essi credevano nell’esistenza degli angeli, e nella retribuzione eterna personale.

    Secondo le fonti, essi erano più clementi nell’infliggere pene, specie capitali, e causarono l’abolizione di un duro codice penale sadduceo; avevano inoltre alcune differenze liturgiche rispetto ai Sadducei (l’offerta del primo manipolo, la Pentecoste, la cena pasquale).

    Mentre i Sadducei raccoglievano il consenso dell’aristocrazia, i Farisei erano sostenuti dalla stragrande maggioranza del popolo, che ne ammirava anche la scrupolosa osservanza della legge ed i costumi; per cui nel Sinedrio essi godevano di grande autorità.

    Non mancavano le rivalità tra le differenti scuole di pensiero, la più famosa delle quali fu quella tra le scuole dei rabbi Shammai e Hillel. La prima propugnava una rigida interpretazione delle Scritture, la seconda era di tendenze più liberali; la maggior parte delle discussioni tra i rispettivi aderenti riguardava dettagli dell’osservanza della legge ebraica.

    L’atteggiamento di Gesù verso di loro fu di accusa e critica, ma vi furono anche alcuni Farisei con cui strinse rapporti amichevoli (Simeone, Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea); d’altra parte, essi erano il partito religioso più vicino all’insegnamento di Gesù. Si noti che l’eccessivo formalismo e legalismo di alcuni Farisei contro il quale Gesù si scagliò venne talora criticato anche da certi esponenti del rabbinismo, come ci testimonia il Talmud babilonese.




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