Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Gesù di Nazareth, 'uomo divino'? -2
Messo in linea il giorno Sabato, 27 settembre 2008
Pagina: 1/2
Successiva Successiva



Gesù di Nazareth, 'uomo divino'? -2



[Parte prima]

Verifica e critica di una categoria ermeneutica. (Seconda parte)

4. La concezione protocristiana di Gesù.

Va subito detto che mai negli scritti del Nuovo Testamento si trova il sintagma in questione: segno evidente che nessuno scrittore delle origini cristiane, neanche per ragioni di inculturazione dell'evangelo, che pur sarebbero state comprensibili, sentì mai il bisogno di ricorrervi. Certo questa assenza si spiega per il monoteismo giudaico di origine, che non permetteva la divinizzazione di nessun essere umano;[1] il sintagma infatti comportava inevitabilmente una semantica di origine pagana.[2] E tuttavia, almeno nei quattro Vangeli, lo spazio riservato agli interventi taumaturgici di Gesù è talmente grande (cf. sopra, nota 33) da far sospettare che, pur prescindendo dallo specifico sintagma, i loro autori avessero comunque in mente una figura del genere. Ma per una loro lettura corretta bisogna considerare oggettivamente i vari strati della tradizione protocristiana con le diverse prospettive che li contraddistinguono. Noi qui ci limitiamo allo stadio iniziale.[3]

4.1 Certamente il primitivo annuncio cristiano deve aver riservato un certo spazio al fatto che Gesù fu un taumaturgo. Secondo Luca, a Pentecoste Pietro presenta Gesù di Nazaret come "uomo (anēr) accreditato da Dio (apodedeigménos hypò toû theoû) per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò per mezzo suo" (At 2,22).[4] Come si vede, Gesù è confessato come "uomo" (nel senso maschile del termine) secondo il punto di vista di una cristologia decisamente bassa; anzi, questo è l'unico caso in tutto il Nuovo Testamento in cui Gesù viene apertamente qualificato con questo termine.[5] Anche solo di qui appare con sufficiente chiarezza che siamo di fronte a una confessione di fede molto arcaica, non più ripresa in seguito. Allora è importante notare che il termine non viene qualificato da alcun aggettivo che ne connoti in qualche modo la divinità (come appunto sarebbe theîos o anche daimónios oppure ouránios o simili):[6] non è altro che la piena umanità di Gesù che qui viene prospettata alla fede degli ascoltatori di Pietro e a quella dei lettori dello scritto. Tutt'alpiù l'"uomo" viene qualificato come "accreditato da Dio": è il massimo che Luca concede alla statura misterica del Nazareno per dire che egli era "garantito" dall'alto, da Dio stesso. Certo di qui appare comunque un particolarissimo vincolo di Gesù con la divinità, la quale però si identifica di fatto con il Dio della fede d'Israele: è da questi che Gesù riceve la propria missione e la propria approvazione[7]. Ebbene, ciò avviene mediante "miracoli, prodigi e segni". I tre termini sono sinonimi. Di essi gli ultimi due in binomio (térata kaì sēmeîa) sono usuali nel greco biblico dei LXX a designare gli interventi potenti di Dio stesso (cf. Es 7,3; Dt 4,34; 28,46; ecc.). Quanto al primo (dynámeis), esso è frequente nei Sinottici pure al plurale (cf. Mt 11,20-23; Mc 6,2; Lc 19,37)[8] e si trova impiegato anche nella grecità pagana per indicare gli interventi miracolosi di Asclepio.[9] Tutto sommato, quindi, nell'ipotesi che il testo lucano riporti una formulazione arcaica della fede cristiana, essa risulta non solo molto sobria ma anche esente da contaminazioni di tipo pagano, visto che il plurale dynámeis è davvero troppo poco per sostenere un imprestito del genere.

4.2 Tra i Vangeli la questione si pone soprattutto a proposito di Marco, non solo perché probabilmente è il più antico, ma soprattutto perché la percentuale del suo materiale dedicato a racconti di miracolo (ca. il 30%) è la più alta rispetto a tutti gli altri. Tuttavia va riconosciuto insieme a Kertelge[10] che la cosa decisiva in Mc non sono tanto gli interventi di guarigione, che pur stanno in primo piano, quanto piuttosto l'euanghélion del Regno di Dio, che è il concetto fondamentale del suo scritto.[11] Per Mc anche l'operato taumaturgico di Gesù, in particolare riguardo ai malati, è 'evangelo': infatti, nei suoi racconti non viene mai richiesta al malato una fede cristologicamente qualificata come premessa o condizione dell'intervento di Gesù;[12] piuttosto sono i suoi stessi interventi ad avere una connotazione evangelica, tale cioè da prevenire e indurre la fede dei malati. Di qui si potrebbe dedurre che i racconti di miracolo all'origine avessero un intento propagandistico-missionario;[13] esso tuttavia è posto in dubbio dal fatto che un tale intento è assente dalla composizione stessa di tutto il vangelo, destinato com'è alla vita e alla fede interna della chiesa. Certo, ciò che non era nelle intenzioni soggettive dello scrittore poté benissimo verificarsi a livello di conseguenze oggettive nel lettore.[14] Ciò che semmai può essere indubitabilmente oggetto di paragone è soltanto l'aspetto fenomenologico dei miracoli,  che però almeno ai conterranei di Gesù non servì per giungere alla fede (cf. Mc 6,5-6). Con ciò non si può negare che i racconti di miracolo anche in Mc (ma la cosa è più evidente nel Quarto vangelo) abbiano e conservino una dimensione simbolica concernente l'importanza decisiva di Gesù per la vita del singolo credente.[15] Ma, stante il contesto prettamente giudaico, sia dell'esistenza di Gesù, sia della prima formazione delle tradizioni che lo riguardano, entrambe contrassegnate da una prospettiva escatologico-apocalittica e dall'idea di un profeta-giusto perseguitato (cf. Elia), il ricorso alla figura di un theîos anēr diventa assai improbabile.[16] Si potrebbe citare in merito ciò che già Albert Schweitzer scriveva ironicamente a proposito dell'inutilità di ricorrere all'ellenismo per spiegare il pensiero di Paolo comprensibile in base alla sola escatologia giudaica: "Coloro che si affaticano a spiegarlo in base all'ellenismo sono simili a chi vuole trascinare da lontano l'acqua in annaffiatoi bucati per annaffiare un giardino posto accanto a un ruscello".[17]


[1] Così infatti si esprime Filone Al., che pur è l'ebreo più impegnato sul fronte del dialogo con l'ellenismo, a proposito della pretesa di Caio Caligola di dichiararsi dio: "È più facile che un dio si faccia uomo che non un uomo si tramuti in dio" (Legatio ad Caium 118).

[2] Evidentemente diverso sarà il punto di vista di Origene, che qualificherà cumulativamente come "uomini divini" i profeti e gli apostoli (ma non Gesù!) in un senso certamente estenuato (cf. C.Cels. 7,49; in particolare, "uomo divino" viene detto Paolo in De princ. 4,2,6). In seguito, almeno in Teodoreto di Cirro il sintagma theîos anēr è ripetuto più volte come definizione sia del vescovo sia del monaco (cf. Alba M. Orselli, "Suggestioni petrine nelle concezioni agiologiche di Teodoreto di Cirro", in L. Padovese, a cura, Atti del VI Simposio di Tarso su S. Paolo, 27-30 giugno 1999, Ateneo Antonianum, Roma 2000, 263-271).

[3] Tralasciamo pertanto la questione posta a suo tempo da D. Georgi, Die Gegner des Paulus im 2. Korintherbrief. Studien zur religiösen Propaganda in der Spätantike, WMANT 11, Neukirchen 1964 (2a edizione accresciuta in inglese: Edinburgh 1987), secondo cui gli avversari di Paolo in 2Cor andrebbero identificati come sostenitori della categoria del theîos anér non solo per Gesù ma anche per se stessi: in quanto tali, essi sarebbero attaccati da Paolo, così come anche Mc intenderebbe polemizzare contro una cristologia di quel tipo. Sull'insieme, cf. la buona discussione critica di V. Fusco, "Avversari di Paolo - avversari di Marco: un contatto attraverso la 'cristologia del theios-anēr'? Appunti sulla discussione", Ricerche Storico-Bibliche 1 (1989, 2) 23-42.

[4] Queste parole risuonano ancora in quelle che lo stesso Pietro rivolgerà al centurione romano Cornelio a Cesarea Marittima in occasione del suo battesimo: "Gesù di Nazaret ... passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui" (At 10,38).

[5] Anche in At 17,31, al termine del suo discorso all'Areopago, Paolo si riferirà al giudizio finale che Dio compirà "mediante un uomo che ha designato"; ma qui la frase richiama piuttosto la figura giudaica del Figlio dell'uomo. Quanto poi a Gv 1,30 ("Dietro di me viene un uomo che è passato avanti a me..."), il termine in sé non sembra implicare alcun particolare spessore cristologico.

[6] Cf. C.K. Barrett, The Acts of the Apostles, ICC, I, T&T Clark, Edinburgh 1994, 140.

[7] Sarà il Quarto Vangelo a sviluppare ampiamente la cristologia della missione di Gesù nel mondo.

[8] Invece nel greco dei LXX, dove non si tratti delle "potenze o eserciti dei cieli", è prevalentemente usato al singolare per indicare la potenza del Signore Dio dispiegata nell'esodo (cf. Es 6,26; 7,4; 9,16; ecc.) o nella vita del pio israelita (cf. Sal 139,7: "Signore Signore, dynamis della mia salvezza").

[9] Cf. P. Oxy XI, 1381, 74-145, riga 90: "annunciare i suoi terribili poteri" (in R. Penna, L'ambiente storico-culturale delle origini cristiane. Una documentazione ragionata, Dehoniane, Bologna 42000, 142-143). Ma i termini più usati nella grecità sono arētē ed euergēsía.

[10] Cf. K. Kertelge, Die Wundaer Jesu im Markusevangelium, SANT 23, Kösel, München 1970, 37-38.

[11] Analogamente la stessa cosa può valere anche per Filostrato e la sua Vita di Apollonio: "Per Filostrato, Apollonio è un saggio e i suoi miracoli non sono che l'illustrazione secondaria del potere della sapienza. Più che per mostrare in Apollonio un taumaturgo che suscita lo stupore delle folle e un maestro che vuol accaparrarsi discepoli, essi vengono raccontati per invitare ciascun lettore del libro a udire l'appello della sapienza" (A. George, in X. Léon-Dufour, a cura, I miracoli di Gesù secondo il Nuovo Testamento, Queriniana, Brescia 1980, 79-90 qui 89).

[12] Anche nel caso del fanciullo indemoniato, la frase di Gesù "Tutto è possibile a chi crede" (Mc 9,23) non è una richiesta quanto l'enunciazione di un principio che vale in primo luogo per il taumaturgo stesso, visto che essa è la risposta alla supplica del padre: "Se puoi qualcosa, aiutaci e abbi compassione di noi" (9,22).

[13] Così secondo G. Theissen, Urchristliche Wundergeschichten, 257-261.

[14] Per esempio, in uno dei Papiri Magici dei primi secoli, proveniente dall'Egitto, si legge questa strana ma eloquente formula di scongiuro rivolta a un indemoniato: "Io ti scongiuro per il dio degli ebrei, Gesù ..." (PGM IV, 3020-3021: in H.D. Betz, The Greek Magical Papyri in Translation, The University of Chicago Press, Chicago-London 1986, 21992, 96).

[15] Vedi in particolare l'impresa ermeneutica di E. Drewermann, Il vangelo di Marco. Immagini di redenzione, BTC 78, Queriniana, Brescia 1994, in specie 19-37 ("La lotta tra Satana e Dio: l'importanza della psicologia del profondo per comprendere la realtà religiosa").

[16] In effetti, il recente contributo di B.L. Blackburn, "The Miracles of Jesus", in B. Chilton & C.E. Evans, edd., Studying the Historical Jesus: Evaluations of the State of Current Research, NTTS 19, Brill, Leiden 1994, 353-394, mentre concede spazio alle definizioni di "carismatico" (G. Vermes), "mago" (M. Smith), e "profeta escatologico" (E.P. Sanders), non dedica alcuna attenzione alla categoria di "uomo divino" (alla quale però lo stesso Autore aveva dedicato una monografia; cf. sopra: nota 18).

[17] A. Schweitzer, Die Mystik des Apostles Paulus, Mohr, Tübingen 1930, 140.         




Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Il Gesù della storia e i suoi seguaci
Il Gesù della storia e i suoi seguaci

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke