Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Storia del testo dell'Antico Testamento
Messo in linea il giorno Sabato, 27 settembre 2008
Pagina: 1/1


Storia del testo dell'Antico Testamento

Di Adrian Schenker. Traduzione dal francese di Filippo Peyron.

Il testo della Bibbia ebraica è conservato dalla tradizione manoscritta con numerose varianti. Esse dimostrano l'esistenza, fin dall'antichità, di una pluralità di recensioni testuali. Compito della storia del testo e della critica del testo è lo studio dell'evoluzione delle diverse forme testuali e la restituzione della forma migliore tra quelle attestate.



1 Introduzione

Noi conosciamo la Bibbia. Ma non appena esaminiamo l’apparato critico in calce alle pagine della BHS (Biblia Hebraica Stuttgartensia) troviamo l’indicazione di numerose varianti all’interno del testo. Dopo la scoperta dei manoscritti del Mar Morto, comunque, non è più possibile attribuire la relativa pluralità dei testi biblici semplicemente all’opera dei traduttori, dato che questa pluralità di testi si ritrova già nei manoscritti ebraici della Bibbia conservati dalla biblioteca di Qumran (II secolo avanti Cristo – II secolo dopo Cristo).

Bisogna quindi rendersi conto non solo di una certa diversità del testo biblico fin dall’antichità, ma anche della innegabile unità che lega queste forme testuali tra di loro. Questo è il compito che la storia del testo si propone di risolvere. Bisogna inoltre scoprire la miglior forma testuale: ecco il compito della critica testuale.

2 Storia del testo e critica testuale

La storia del testo nasce nel momento in cui uno scritto viene edito e cioè cessa di esistere come fatto privato (sotto forma di lettera, di annotazione personale, etc.) e viene divulgato nello stesso tempo per una pluralità di lettori (pubblicazione). A questo punto lo scritto sfugge alle modificazioni private, anche a quelle dello stesso autore, dato che i lettori confrontano la conformità del loro esemplare con gli altri che sono in circolazione, poiché tutti questi esemplari si basano sull’archetipo creato dall’edizione. Prima di quel momento, la storia del testo non è ancora iniziata e la storia della composizione letteraria non è ancora finita. La storia del testo può essere ricostruita a partire dalle forme testuali esistenti, cioè da quelle che sono rappresentate dai manoscritti che vengono chiamati testimoni testuali e dei quali la storia del testo cerca di stabilire l’origine.

Quanto alla critica testuale dell’A.T., essa determina la cronologia tra lezioni concorrenti attestate da testimoni testuali al fine di individuare la lezione più antica rispetto alle alterazioni testuali sopravvenute successivamente (varianti). Per lezione si intende un singolo elemento del testo (per es. una parola, una forma, un componente di una frase, una clausola, una divisione nella frase o nel testo, una unità testuale, etc.; cfr. Tov).

3 I primi scritti “pubblicati”

Lo stesso A.T. segnala diversi fattori che spiegano la “pubblicazione” di certi scritti fin dall’epoca monarchica. (a) Alcuni profeti scrivono i loro oracoli per conservarli intatti attraverso un ambiente ostile, desideroso di farli scomparire (Is 8,16; Ger 36; Ab 2,2-3). (b) Alcuni documenti amministrativi e giuridici devono essere conservati al sicuro di ogni cambiamento (Ger 32,10-14; ove si trova una preziosa indicazione sulla conservazione di un documento in una giara, cfr. i manoscritti del Mar Morto; cfr. anche Gb 19,23-24). (c) Nei racconti della conclusione dell’alleanza, le stipulazioni della divina alleanza sono presentate come scritti legalmente approvati (Es 24,3-7; Gs 24,26; 2Re 23,1-3) e inalterabili in quanto incisi su tavole come iscrizioni lapidarie (Es 24,12; 31,18; Dt 10,4-5; etc.) o come iscrizioni monumentali pubbliche (Dt 27,2-3; Gs 8,32). (d) Le leggi promulgate sono stese in una forma scritta pubblica e intangibile, poiché esse sono conservate in un archetipo scritto deposto in luogo santo (Dt 31,9-13.24-26, cfr. 2Re 22). (e) Alla corte del re, gli scribi raccolgono ufficialmente delle tradizioni sapienziali (Pr 25,1) e storiche (1Re 11,41 etc.). Tutti questi scritti non fanno più parte della proprietà privata dei loro autori, ma sono ormai di pubblico dominio.

4 Canonizzazione, edizioni rivedute di scritti canonici e fissazione dei testi

Gli scritti, diventati di pubblica proprietà di una comunità religiosa, formano per essa una collezione di testi sacri e canonici (canone). Bisogna peraltro distinguere tra canone da un lato e definitiva fissazione del testo degli scritti canonici, dall’altro lato. Infatti su iniziativa autorizzata di una comunità religiosa può essere pubblicata una nuova edizione di un libro canonico a causa di nuove circostanze che richiedono un adattamento di un testo biblico fino ad allora in uso. Questo libro, pur essendo canonico, avrà perciò un testo “fluido”, e cioè in certa misura modificabile da una legittima richiesta che interviene su un libro canonico.

La comunità ebrea si trovò in questa situazione tra il terzo e il primo secolo avanti Cristo. Lo provano le “correzioni degli scribi” (tiqqûnê sôperîm) che riguardano importanti punti testuali, come per es. Dt 32,8, ove “figlio di Dio” è corretto in “figlio d’Israele” (Barthélemy, 1962). Tali interventi sui testi canonici si fecero in effetti solo su iniziativa autorizzata. Essi si situano nel secondo o nel primo secolo avanti Cristo.

Esra preserva la TorahL’esempio di un’altra edizione della Torah che già esisteva molto probabilmente nel terzo secolo avanti Cristo è il Pentateuco samaritano (von Gal, Tal), la Bibbia della comunità samaritana, un gruppo particolare all’interno del giudaismo.

Un’ulteriore prova dell’esistenza di edizioni autorizzate o canoniche deriva dalle recensioni della versione biblica dei Settanta. La versione dei Settanta (LXX) è la prima traduzione del Pentateuco in greco (III secolo avanti Cristo). Secondo la leggenda riportata nella Lettera d’Aristea, questa traduzione fu fatta su richiesta del re Tolomeo II Filadelfo (285-246) da parte di settantadue traduttori (donde il termine di “Settanta”) sull’isola di Faro vicina ad Alessandria, in misteriose circostanze. La rimanente parte della traduzione in greco dell’A.T. seguì nel II e I secolo avanti Cristo.

Con il termine “recensione” si intende un lavoro di redazione di un testo della LXX tendente a riportarlo ad una più stretta conformità con un testo ebraico considerato come edizione autentica. Il testimone manoscritto più antico di una recensione è il rotolo del Dodecapropheton (i XII profeti minori) trovato a Nahal Hever vicino al Mar Morto. Esso si situa probabilmente intorno alla metà del primo secolo dopo Cristo. I traduttori “esaplari”, così chiamati perché il loro lavoro fu raccolto da Origene nelle Esaple (prima metà del III secolo dopo Cristo) e che devono essere datate tra il primo ed il secondo secolo dopo Cristo (Aquila, Simmaco, Teodozione, Quinta) sono in realtà dei “recensori” e cioè dei redattori che riprendono la traduzione dei Settanta per adeguarla in maniera più o meno radicale al testo protomasoretico, che ai loro occhi ha un’autorità esclusiva.

5 Pluralità di forme bibliche testuali

Pertanto occorre distinguere tra la composizione letteraria dei libri biblici e le loro edizioni successive, che hanno modificato a volte su certi punti un libro canonico. Questa pluralità delle edizioni o delle forme testuali colpisce la stessa Bibbia ebraica prima dell’inizio della nostra era. Essa non è il risultato di traduzioni di questa, come “l’edizione samaritana” lascia già intravedere e come provano soprattutto i manoscritti biblici scoperti vicino al Mar Morto. Perché questi talvolta sono conformi ad un testo che doveva sboccare in quello masoretico e che per questa ragione si potrebbe chiamare protomasoretico, e altre volte al testo greco dei Settanta, la cui traduzione si basava su un testo ebraico identico detto Vorlage (Cross/Talmon). Questo fatto dimostra che la forma testuale di certi libri della Bibbia greca non è dovuta ai traduttori greci, ma corrisponde alla base ebraica che essi avevano sotto gli occhi e traducevano fedelmente.

Grazie ai manoscritti del Mar Morto e ai Settanta, è possibile individuare alcune di queste edizioni distinte di diversi libri biblici: come in particolare l’Esodo (specialmente la sezione del tabernacolo), Samuele, Geremia, Ezechiele, Esdra-Neemia, Daniele e anche altri.

L’estensione dei cambiamenti effettuati in due edizioni è variabile, ma può essere rilevante (come per es. nel libro di Geremia). F.M.Cross spiega la differenza dei tipi testuali con la loro provenienza da luoghi diversi (Babilonia, Egitto, Palestina). Sembra peraltro più probabile che, per determinati motivi, l’autorità delle comunità giudaiche abbia ripubblicato certi libri biblici in una forma modificata (Barthélemy, 1978).

La cronologia delle edizioni non è ancora ben conosciuta perché la loro successione temporale è sempre oggetto di discussione. E’ tuttavia possibile fissate un terminus ad quem per la coesistenza di diverse edizioni ebraiche di libri biblici. Sembra infatti che, verso la fine del I secolo dopo Cristo, uno specifico testo abbia acquisito lo statuto di testo autorizzato esclusivo nel giudaismo che si serviva dell’ebraico nella liturgia sinagogale e negli studi sulla Scrittura (salvo, beninteso, per la torah letta nella comunità samaritana). Si può designare questo testo con la qualifica di protomasoretico perché esso è caratterizzato da particolarità di grafia e di forme che si ritrovano nel testo masoretico, ma che sono assenti negli altri testi. Questo testo protomasoretico è attestato nei manoscritti del Mar Morto, e cioè prima del 70 dopo Cristo (cf. Barthélemy, 1978).

E’ più difficile indicare l’epoca della biforcazione dei libri biblici in edizioni distinte. E’ verosimile che l’intervento di un’attività editoriale ufficiale nel testo biblico ebraico si sia manifestata in Palestina nel II e nel I secolo avanti Cristo (van der Kooij).

6 La storia testuale coinvolge la storia letteraria

Il papiro di NashLa pubblicazione della nuova edizione di libri biblici comportante cambiamenti testuali voluti e autorizzati costringe allo studio della storia del testo dell’A.T. dall’inizio per riportare queste edizioni alla loro forma specifica. La storia del testo dovrà cercare di sistemarle le une in relazione alle altre e ad assegnare loro le rispettive date. Questo lavoro corrisponde in sostanza all’analisi letteraria dei testi biblici del Mar Morto, del Pentateuco Samaritano, dei LXX considerati come un riflesso di un originale ebraico, e di altri testimoni testuali (filatteri, Papiro Nash)

7 Il testo protomasoretico

Verso la fine del I secolo dopo Cristo, un testo ebraico consonantico particolare fu adottato come l’unico testo autorizzato della Bibbia nella comunità giudaica, ad eccezione della comunità samaritana. Questo testo risale senza dubbio ad un manoscritto individuale di qualità eccellente (Barthélemy, 1978). Ciò è dimostrato dalle particolarità ortografiche, come dagli errori materiali della scriba, errori riprodotti fedelmente in seguito in tutti i discendenti di questo archetipo

8 Il testo masoretico (TM)

Viene chiamato TM il testo ebraico comportante le consonanti, i segni di punteggiatura e di “cantillazione” (accenti o te’amîm), le vocali, le divisioni in capoversi, sezioni e libri, le note testuali in succinto (“piccola massora”) o in forma dettagliata (“grande massora”) nei margini dei manoscritti, compilate da studiosi medievali del testo, i masoreti (cfr. Ginsburg, Dotan, Yeivin).

Le divisioni del testo biblico in paragrafi, sezioni e libri non sono mai state esattamente unificate. Esse risalgono ai cicli liturgici di lettura e alla suddivisione in pericopi corrispondenti ai servizi sinagogali (Perrot). I manoscritti del Mar Morto, i LXX e il TM attestano diversi tipi di sistemi di suddivisione (Oesch).

Gli accenti sono più antichi delle vocali. L’annotazione degli accenti e delle vocali risale al periodo tra il sesto ed il settimo secolo dopo Cristo. Si distinguono il sistema babilonese, più antico, quello della “Terra d’Israele” (palestinese) e il sistema tiberiense, più sviluppato e più recente (Kalhe, Dotan). E’ il sistema tiberiense (nono e decimo secolo) che si è imposto. Le vocali rappresentate dai segni vocali masoretici corrispondono ad una fonetica più antica. Le trascrizioni greche e latine dei termini e dei nomi ebraici nell’antichità (LXX, traduzioni esaplari, Vulgata, Giovanni Crisostomo, Gerolamo, Teodoreto, ma soprattutto la colonna di trascrizione delle parole del testo ebraico nelle Esaple) permettono di evidenziare sia la stabilità fonetica sia le variazioni che sono intervenute.

Le annotazioni masoretiche sono destinate a proteggere dalle alterazioni il testo considerato corretto. Il loro sviluppo storico è di notevole complessità (cfr. Ginsburg, Dotan). Queste annotazioni corrispondono a loro modo al lavoro della critica testuale moderna, con la differenza che esse non registrano le lezioni secondarie respinte (varianti) – ad eccezione tuttavia delle lezioni dette ketîb e sebîr – ma indicano le forme testuali considerate originali (Ognibeni, Kelley/Mynatt/Crawford).

9 La critica testuale del TM

Il primo compito della critica testuale della Bibbia ebraica (cfr. Tov) è l’accertamento del TM tiberiense (consonanti, accenti, vocali, suddivisioni, massore). La più importante collazione di manoscritti ebraici è quella di Benjamin Kennicott in due volumi in folio (Oxford, 1776-1780). Ma essa si limita tuttavia alle sole consonanti. Giovanni Bernardo De Rossi l’ha completata con una scelta supplementare di varianti consonantiche e vocali in due volumi (Parma, 1784-1798). Questi diversi manoscritti collazionati sono di qualità piuttosto differenziata. E’ per questa ragione che il loro apporto alla critica testuale continua ad essere oggetto di dibattito (cfr. Ognibeni). Si tratta di sapere se essi contengono delle lezioni indipendenti dai manoscritti masoretici eruditi dei secoli decimo e undecimo e più antichi di questi testi. I principali testimoni del TM tiberiano per la critica testuale situano i grandi manoscritti “scientifici” tiberiensi dal nono secolo all’undicesimo secolo.

Tuttavia certi autori definiscono in altro modo la finalità della critica testuale della Bibbia ebraica. Secondo loro, bisogna stabilire un testo biblico critico, a volte chiamato testo “eclettico”, partendo da tutti i testimoni testuali, come per es. il testo del Nuovo Testamento di Nestle-Aland o le edizioni di autori antichi. Questo scopo resta senza dubbio il fine ultimo di un lavoro di edizione della Bibbia ebraica, ma presuppone che prima di tutto siano risolti il problema dell’identificazione e della cronologia di ogni tipo testuale attestato in ebraico o nelle versioni. Ma ciò non sembra essersi ancora verificato.

Per di più, la natura dei testimoni testuali è differente. Infatti, mentre il TM offre le consonanti, le vocali, i segni masoretici di interpunzione e della vocalizzazione, così come la suddivisione in pericopi e in libri, i manoscritti del Mar Morto non hanno equivalenti né dell’interpunzione né della vocalizzazione mediante segni extra-consonantici. Quanto alle versioni antiche, esse non rivelano che in modo imperfetto la loro base ebraica. Se dunque questi testimoni testuali presentano la lezione testuale più antica, può essere anacronistico ed incerto trascriverli in forme ebraiche masoretiche.

La provvisoria rinuncia all’accertamento di un testo critico eclettico dell’A.T. e la scelta dell’edizione critica del TM tiberiense, arricchito di ogni informazione testuale disponibile dopo gli inizi della storia testuale, non è dunque conseguenza di una preferenza assiomatica o dogmatica per il TM, ma delle fonti della storia del testo dell’A.T.

10 L’apporto delle versioni antiche

La più antica traduzione della Bibbia è quella dei LXX. Essa costituisce un testimone testuale assai prezioso per la sua antichità. D’altronde essa stessa ha vissuto una storia testuale complessa di cui occorre tener conto quando la si utilizza. Dopo la scoperta dei manoscritti biblici del Mar Morto che si distribuiscono essenzialmente tra il secondo secolo avanti Cristo ed il primo secolo dopo Cristo, alcune forme testuali della LXX si trovano in ebraico.

I Targum (traduzioni aramaiche dei libri biblici, di autori e epoche diverse), la Peshitta (chiamata anche Peshitto; traduzione siriaca, II secolo), la Vulgata (nuova traduzione in latino da parte di Gerolamo dei libri del canone giudaico (eccetto il Salterio, per il quale è stata conservata la traduzione della Vetus Latina), realizzata prima e dopo il 400) corrispondono molto sovente ad una base ebraica identica al testo protomasoretico. Ciò vale anche per le traduzioni esaplari, che sono pertanto in genere testimoni del TM. La Vetus Latina, le traduzioni copte, la versione etiopica e armena hanno come base i LXX, di cui possono essere a volte testimoni più antichi degli stessi manoscritti greci, che riflettono allora uno stato testuale più lontano della primitiva LXX.

Le versioni antiche a volte sono attestate unicamente nelle citazioni fatte da autori dell’antichità cristiana.

11 La storia del testo biblico in sintesi

  • La prima fase è quella della composizione letteraria dei testi biblici, tendente alla loro pubblicazione o alla loro edizione in periodi diversi, a incominciare da prima del sesto secolo.
  • La seconda fase vede la formazione di una collezione di libri sacri appartenenti alle comunità giudaica e samaritana (inizio del canone biblico). Gli scritti canonici hanno un testo relativamente stabilizzato (IV e III secolo avanti Cristo).
  • A seguito di istanze ufficiali vengono introdotte modifiche letterarie in certi scritti canonici, verosimilmente soprattutto per motivazioni teologiche, dando luogo in questo modo a nuove edizioni di questi scritti. Poiché contemporaneamente continuano ad esistere edizioni antiche (manoscritti del Mar Morto, LXX), questa fase conosce una relativa pluralità letteraria di testi biblici. Infatti, in questa fase, la stabilità testuale dei libri canonici non è ancora diventata assoluta (III secolo avanti Cristo - I secolo dopo Cristo). Una delle forme testuali allora in circolazione può essere chiamata premasoretica perché essa corrisponde assai da vicino a quello che sarà il testo consonantico del TM, di cui è il precursore.
  • Fase del testo protomasoretico, caratterizzato dalla stabilità ormai assoluta e anche, assai probabilmente, da una certa sicurezza delle tradizioni orali concernenti la pronuncia, l’accentuazione e la suddivisione del testo biblico (a partire dalla fine del I secolo dopo Cristo).
  • Fase del TM propriamente detto, caratterizzata dalla notazione dell’accentuazione (puntazione), dalla vocalizzazione e dalla suddivisione del testo biblico, e dallo svilupparsi progressivamente di una “critica testuale” sistematica sotto forma di note masoretiche, al servizio di una stabilità massimale del testo biblico considerato come il solo testo corretto (a partire dal V secolo e, per quanto più esattamente concerne il testo tiberiense, a partire dall’VIII secolo).  

12 Tabella riepilogativa

 

Avanti Cristo

Torah

Nebiim

Ketubim

 

5° secolo

Canonizzazione; stabilizzazione relativa del testo

 

 

 

4° secolo

 

Canonizzazione; stabilizzazione relativa del testo

 

 

3° secolo

 

 

Sulla via della canonizzazione; relativa fluidità del testo

 

2° secolo

Parziale nuova edizione (Esodo)

Coesistenza di forme testuali o di edizioni diverse

Nuove edizioni; stabilizzazione relativa del testo

Qumran

1° secolo

Fissazione del testo proto-masoretico

 

Dopo Cristo

 

 

 

 

1° secolo

Testo proto-masoretico

 

2° secolo

Traduzioni esaplari

Traduzione Peshitta

 

3° secolo

 

 

4°secolo

Traduzione Vulgata

 

 

Indicazioni bibliografiche

D. Barthélemy, Les devanciers d'Aquila. Première publication intégrale du texte des fragments du Dodécaprophéton trouvés dans le désert de Juda, prédécédée d'une étude sur les traductions et recensions grecques de la Bible, Leiden, Brill, 1963.

D. Barthélemy, Les Tiqqune sopherim et la critique textuelle de l'Ancien Testament, in International Organization for the Study of the Old Testament: Congress Volume Bonn 1962, Leiden, Brill, 1963, pp. 285-304.

D. Barthélemy, Histoire du texte hébraïque de l’Ancien Testament, in Id., Études d'histoire du texte de l'Ancien Testament, Fribourg - Göttingen, Éditions Universitaires - Vandenhoeck & Ruprecht, 1978, pp. 341-364.

D. Barthélemy, Critique textuelle de l'Ancien Testament, Fribourg - Göttingen, Éditions Universitaires - Vandenhoeck & Ruprecht, 1982 ss. (più volumi).

P. M. Bogaert, Le livre de Jérémie en perspective: les deux rédactions antiques selon les travaux en cours, in «Revue biblique» CI (1994), pp. 363-406.

B. Botte - P. M. Bogaert, Septante et versions grecques, in «Dictionnaire de la Bible. Supplément» XII (1993), pp. 536-693.

F. M. Cross - S. Talmon, Qumran and the History of the Biblical Text, Cambridge, Harvard University Press, 1975.

A. Dotan, Masorah, in «Encyclopaedia Judaica« XVI (1972), coll. 1401-1482.

N. Fernández Marcos, Introduzione alle versioni greche della Bibbia, Brescia, Paideia, 2000.

N. Freedman (a cura di), The Leningrad Codex. The Facsimile Edition, Leiden, Eerdmans, 1998.

A. F. Gall, Der hebräische Pentateuch der Samaritaner, Giessen, Töpelmann, 1914-1918.

C. D. Ginsburg, Introduction to the Massoretico-Critical Edition of the Hebrew Bible, London, Trinitarian Bible Society, 1897.

M. H. Goshen-Gottstein - S. Talmon, The Hebrew University Bible Project: the Book of Isaiah, Jerusalem, Magnes Press, 1975-1993.

Id., The Book of Jeremiah, Jerusalem, Magnes Press, 1997.

P. Kahle, Masoreten des Ostens. Die ältesten punktierten Handschriften des Alten Testaments und der Targume, Leipzig, Hinrich, 1913.

Id., Masoreten des Westens, Stuttgart, Kohlhammer, 1927-1930.

P. H. Kelley, D. S. Mynatt, T. G. Crawford, The Masorah of Biblia Hebraica Stuttgartensia, Grand Rapids, Cambridge, 1998.

J. M. Oesch, Petucha und Setuma. Untersuchungen zu einer überlieferten Gliederung im hebräischen Text des Alten Testaments, Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 1979.

B. Ognibeni, Tradizioni orali di lettura e testo ebraico della Bibbia, Fribourg, Éditions Universitaires, 1989.

A. Pelletier (a cura di), Lettre d'Aristée à Philocrate, Paris, Cerf, 1962.

C. Perrot, La lecture de la Bible dans la synagogue. Les anciennes lectures palestiniennes du Shabbat et des fêtes, Hildesheim, Gerstenberg, 1973.

A. Tal, The Samaritan Pentateuch. Ed. according to MS 6 (C) of the Shekhem Synagogue, Tel-Aviv, Tel-Aviv University, 1994.

E. Tov, Textual Criticism of the Hebrew Bible, Minneapolis, Fortress Press Assen, 2001.

J. C. Trebolle Barrera, The Jewish Bible and the Christian Bible, Grand Rapids, Eerdmans, 1998. 

W. Wickes, Two Treatises on the Accentuation of the Old Testament, New York, KTAV Publishing House, 1970.

I. Yeivin, Introduction to the Tiberian Masorah, Missoula, Scholars Press for the Society of Biblical Literature and the International Organization for Masoretic Studies, 1980. 


 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
L'Antico Testamento
L'Antico Testamento

Spiacente, non sono disponibili i commenti per questo articolo.
 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke