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Recensione: A. Schenker - P. Hugo, L'enfance de la Bible hébraïque
Messo in linea il giorno Lunedì, 09 febbraio 2009
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A. Schenker - P. Hugo, L'enfance de la Bible hébraïque

Adrian Schenker et Philippe Hugo (a cura di), L'enfance de la Bible hébraïque: l'histoire du texte de l'Ancien Testament à la lumière des recherches récentes, Genève, Labor et Fides, 2005.

Recensione a cura di Armando Rolla.



 

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Sono qui pubblicati quasi tutti i contributi di un seminario tenuto nel 2002 in varie facoltà di teologia della Svizzera romanda. Questo seminario, svoltosi in otto sezioni di studi, aveva un doppio scopo: caratterizzare i testimoni testuali e presentare lo stato della questione delle cinque parti dell'Antico Testamento.

Nell'impossibilità di ricostruire il testo ebraico dell'Antico Testamento nello stato in cui è uscito dalle mani dei suoi autori (questo è il compito della critica testuale nel suo impiego normale riguardo ai testi dell'antichità) gli autori di questi contributi si limitano a studiare i primi passi ancora esitanti del testo ebraico (di qui il titolo) dopo l'epoca della sua formazione, in base ai testimoni più antichi a noi pervenuti.

A guisa di introduzione, i due organizzatori del seminario A. Schenker e P. Hugo (Fribourg), sintetizzano i risultati della ricerca recente sulla storia del testo ebraico e la critica testuale. Con fermezza essi rifiutano la proposta della scuola filologica italiana, rappresentata specialmente da P. Sacchi e B. Chiesa, secondo cui dovrebbe essere ricostruito il testo critico della Bibbia ebraica applicando il metodo eclettico adottato per tutti i testi antichi, compreso quello del Nuovo Testamento greco. Con la maggioranza dei veterotestamentaristi attuali essi ritengono che debba essere posta alla base della Bibbia ebraica unicamente il testo medievale, rappresentato dal codice di Leningrado o dal codice di Aleppo, come fanno quasi tutte le edizioni attuali.

Segue il contributo di I. Himbaza (Fribourg) che ricostruisce la storia dell'edizione dell'Antico Testamento dall'antichità fino all'epoca moderna.

Studiando la costruzione del tabernacolo mobile (Es 36-40) P. M. Bogaert mostra che il testo della Vetus latina, conservato nel codice Monacensis, rappresenta probabilmente quello originale dei LXX.

L'israeliano A. Tal (Tel Aviv) tratta i problemi riguardanti il Pentateuco samaritano. In particolare affronta la delicata questione che riguarda la relazione tra i documenti samaritani scritti e la pronuncia dei samaritani.

Un altro israeliano, E. Tov (Gerusalemme), illustra la natura del testo masoretico alla luce dei testi di Qumran e della letteratura rabbinica. Secondo questo studioso esiste una netta distinzione tra i manoscritti biblici "rabbinici" (conformi alle norme fissate per i manoscritti biblici nella letteratura rabbinica posteriore), trovati in siti diversi da Qumran, e i manoscritti di quest'ultimo sito, copiati secondo principi del tutto diversi.

H. J. Fabry (Bonn) pensa che soprattutto il salterio ebraico trovato nella grotta 11 di Qumran non debba essere considerato un salterio diverso da quello canonico, anteriore a quello masoretico, ma sia piuttosto una raccolta di preghiere caratterizzate dalla teologia e dalla spiritualità della comunità qumranica.

Dopo aver ricostruita la teoria della ricerca riguardante specialmente i LXX, N. Fernàndez Marcos (Madrid) esamina il libro dei giudici che i LXX rendono in modo diverso dal testo masoretico.

Ancora A. Schenker stabilisce un confronto tra il testo masoretico e i LXX riguardante l'episodio in cui Jehu distrugge il tempio di Baal (2Re 10,18-28). Egli mostra che le differenze tra i due testi sono dovute non solo a fattori di critica testuale ma esigono anche interventi letterari praticati nel III-II secolo a.C.

A. van der KooiJ (Leiden) descrive la caratteristiche dei LXX alla luce di alcuni passi significativi del profeta Isaia.

Y. Goldman (Fribourg) sostiene che le notevoli differenze tra testo masoretico e la versione dei LXX, riscontrate nel libro del profeta Isaia, non sono imputabili al traduttore greco bensì risalgono ad un testo ebraico diverso da quello masoretico attuale, andato perduto.

J. Ribera-Florit (Barcellona) offre un panorama della letteratura targumica e dei suoi principi ermeneutici e teologici.

K. D. Jenner (Leiden) si occupa della versione siriaca Peshitta riconoscendo che è ammessa da tutti una corrispondenza sostanziale di questa versione con il testo ebraico masoretico; però rimane aperta la questione se la sua fonte ebraica sia l'attuale testo masoretico o un testo che gli si avvicina senza essere uguale.

P. van keulen (Leiden) analizza le differenze che intercorrono tra la versione siriaca Peshitta e il testo masoretico attuale riguardo al Libro dei Re.

Infine, studiando Siracide 48,10-12, W. van Peursen (Leiden) vi scopre alcune varianti che riflettono l'origine cristiana della traduzione siriaca.


 
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