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Documento: Metodi per lo studio del Nuovo Testamento
Messo in linea il giorno Domenica, 01 dicembre 2002
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Metodi per lo studio del Nuovo Testamento

di Clementina Mazzucco

La critica neotestamentaria, specie negli ultimi due secoli, ha sviluppato dei metodi oggi largamente utilizzati nello studio dei testi biblici. Descrizione sommaria di questi differenti metodi ed esempi di applicazione pratica su testi evangelici.



La «Critica delle fonti»

Dalle ricerche sulla questione sinottica è derivato un aspetto della metodologia moderna di analisi dei Vangeli, che viene definito la «Critica delle fonti», e che è ritenuto preliminare ad ulteriori analisi. Consiste nel mettere a confronto i testi paralleli dei tre sinottici, rilevandone sia le somiglianze, sia le differenze, per appurare se ci siano dipendenze e chi dipenda da chi. Se è infatti possibile accertare concordanze molto strette, letterali, si può ipotizzare un contatto diretto tra i testi, mentre le differenze servono a individuare quale testo sia stato usato come modello.

Si può pensare che un testo dipenda da un altro, quando vi apporta miglioramenti stilistici (nella scelta dei termini, del tempo dei verbi, della costruzione del periodo); quando abbrevia omettendo particolari oscuri o difficili o ripetizioni; ma anche quando amplia introducendo elementi conformi al proprio punto di vista (commenti, citazioni esplicative, ecc.); quando collega meglio brani, quando fornisce chiarimenti, e così via.

Un esempio : Chiamata di Levi e convito dei pubblicani1.

La critica delle fonti o della tradizione (quest’ultima opera dopo che il testo è stato analizzato dal punto di vista della critica testuale, per accertare se vi siano problemi nella tradizione manoscritta) cerca dunque di stabilire attraverso il confronto sistematico dei Vangeli, versetto per versetto, parola per parola, se esistano rapporti di dipendenza tra i testi e quale testo costituisca la fonte dell’altro. Ecco la sinossi del racconto (vedi anche il testo greco2):

Matteo 9,9-13

Marco 2,13-17

Luca 5:27-32

 

E uscì di nuovo lungo il mare; e tutta la folla veniva a lui ed (egli) li ammaestrava.

E dopo queste cose, uscì

E passando Gesù di là, vide un uomo, detto Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli dice:

E passando vide Levi il (figlio) di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli dice:

e scorse un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse:

«Seguimi».

E (quegli), levatosi, lo seguì.

«Seguimi».

E (quegli), levatosi, lo seguì.

«Seguimi».

E quegli, lasciata ogni cosa, levatosi lo seguiva.

E avvenne che mentre egli era a tavola nella casa, ecco, essendo venuti molti pubblicani e peccatori, si misero a tavola con Gesù ed i suoi discepoli.

E avviene che egli si trovasse a tavola nella sua casa, e molti pubblicani e peccatori si misero a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano infatti molti, e lo seguivano.

E Levi per lui fece un grande banchetto nella sua casa; e c’era molta folla di pubblicani e di altri che si trovavano a tavola con loro.

E vedendo (ciò), i Farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perch il vostro maestro mangia con i pubblicani ed i peccatori?».

E gli scribi dei Farisei, vedendo che mangia(va) con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perch mangia con i pubblicani ed i peccatori ?».

E i Farisei e i loro scribi mormoravano, dicendo ai suoi discepoli: «Perch mangiate e bevete con i pubblicani ed i peccatori?».

Ma egli, avendo udito, disse: «Non hanno bisogno del medico i sani, ma i malati.

E Gesù, avendo udito, dice loro: «Non hanno bisogno del medico i sani, ma i malati.

E Gesù, rispondendo, disse loro: «Non hanno bisogno del medico quelli che stanno bene, ma i malati.

Andate e imparate che cosa significa: “Misericordia voglio e non sacrificio (Os 6,6); infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori alla conversione».

Confronto tra Mt e Mc

È possibile constatare che esistono, tra Mt e Mc, numerose concordanze di termini, espressioni e frasi in tutti i versetti, concordanze che inducono a supporre l’esistenza di una tradizione comune. Ma quanto all’esistenza di un rapporto di dipendenza di Mt rispetto a Mc, non tutti gli studiosi sono d’accordo: viene considerato un impedimento, in questo senso, la differenza del nome del personaggio (Matteo in Mt e Levi in Mc) e c’è anche chi pensa ad una derivazione autonoma di ciascuno dei due da una tradizione orale.

Tuttavia l’analisi precisa del tipo di concordanze, induce i più a ritenere che non possano essere casuali, che implichino cioè un rapporto testuale. Significativi sono in particolare:

  • L’uso di termini e nessi che compaiono solo qui in tutto il Nuovo Testamento: telônion, «banco delle imposte», ischuontes, «sani»; telônai kai hamartôloi, «pubblicani e peccatori» (il binomio si trova solo qui in Mt e Mc);

  • L’uso di tempi, modi e costrutti, che avrebbero potuto essere diversi: ad es., in Mt 9,9 e Mc 2,14 kai legei autôi, «e gli dice» (Lc ha eipen: «disse»); in Mt 9,11 e Mc 2,16 elegon, «dicevano», + dativo (Lc 5,30 ha egogguzon… legontes,», «mormoravano... dicendo» seguito dal costrutto pros, «a», + accusativo);

  • L’identità di intere frasi in Mt 9,12; Mc 2,17 (ou chreian echousin..., «non hanno bisogno ...») e Mt 9,13; Mc 2,17 (ouk êlthon…, «non sono venuto...»).

Ma numerose sono anche le differenze e consentono di specificare quale dei due testi sia la fonte dell’altro. È possibile cioè riconoscere che è Mt ad essere intervenuto sul testo di Mc correggendolo. I mutamenti principali sono:

  • Miglioramenti stilistici: ad es., in 9,10, Mt introduce un genitivo assoluto al posto dell’infinito katakeisthai, «essere a tavola» (costruzione difficile) e introduce un idou, «ecco», per mettere in rilievo la dichiarazione successiva, secondo un uso che gli è familiare (idou compare 62 volte in Mt contro 7 volte in Mc); soprattutto è notevole la sostituzione, nel v. 12, del kai, «e», paratattico, con la classica particella greca de, con valore avversativo («ma») o continuativo («poi»): anche questo è caratteristico: Mt usa nel Vangelo de 491 volte contro 160 di Mc, mentre il kai è prediletto da Mc, che lo usa più di 400 volte, evitato da Mt che se ne serve solo 250 volte; anche la sostituzione di eipen, «disse», a legei, «dice», in Mt 9,12 è un miglioramento stilistico che corrisponde a un procedimento consueto in Mt. In 9,11 l’hoti dichiarativo di Mc viene mutato nella forma interrogativa dia ti, «perch?»3. Il personaggio incontrato da Gesù viene prima definito genericamente anthrôpos», «uomo», poi denominato (9,9);

  • Chiarimenti: in 9,9 Mt nomina esplicitamente il soggetto ho Iêsous, «Gesù»; anche in 9,11 viene introdotto il soggetto ho didaskalos umôn, «il vostro maestro»;

  • Abbreviazioni e aggiustamenti: Mt omette Mc 2,13 e introduce un ekeithen, «di là», in 9,9 per collegare l’episodio più strettamente con l’episodio precedente (guarigione del paralitico); in 9,11 omette la dichiarativa di Mc 2,16 dopo idontes, «vedendo» («che mangiava con i peccatori e i pubblicani»), poich risulta una ripetizione rispetto alla frase successiva. Probabilmente anche l’omissione di êsan gar polloi..., «erano infatti molti ...», di Mc 2,15 in Mt 9,10 è dovuta all’intento di evitare una ripetizione (era già stato detto che i pubblicani e i peccatori erano molti). Mt semplifica in 9,11 l’espressione non del tutto chiara di Mc 2,17 «gli scribi dei Farisei» (in Mc si trova solo qui: già la tradizione manoscritta corregge) in «i Farisei»;

  • Modificazioni interpretative: il personaggio è chiamato Matteo invece che Levi (9,9) per farlo coincidere con uno dei dodici apostoli, di cui si dice esplicitamente in 10,3 che era telônês, «gabelliere, pubblicano» (è questo un caso che mostra più chiaramente il rapporto di dipendenza di Mt da Mc, perch l’inverso - una correzione del nome Matteo in Levi - risulta molto più difficile da spiegare);

  • Sviluppi teologici: il più importante, e caratteristico di Mt, è l’introduzione in 9,13 della citazione della Scrittura (qui Osea 6,6), che assume una funzione centrale e perciò la conclusione è subordinata ad essa con un gar, «infatti». Naturalmente anche molti degli altri cambiamenti possono avere un valore teologico.

Confronto tra Lc e Mc

Le concordanze tra Lc e Mc sono molto inferiori a quelle tra Mt e Mc, tuttavia permettono di pensare a un rapporto di dipendenza letteraria, dato che esistono molte somiglianze puntuali di termini ed espressioni: nell’ordine:

  • 5,27: exêlthen, «uscì»; il nome Levi; l’espressione che lo qualifica (kathêmenon epi to telônion, «seduto al banco delle imposte»); il comando di Gesù (akolouthei moi, «seguimi»);

  • 5,28: tutta l’espressione che descrive la reazione di Levi: anastas..., «alzatosi»;

  • 5,29: en têi oikiai autou, «nella sua casa»;

  • 5,30: è particolarmente significativa l’identità del nesso telônôn kai hamartôlôn, «pubblicani e peccatori», perch Luca non aveva menzionato gli hamartôloi, «peccatori» in 5,29 («pubblicani e altri»);

  • 5,31 e 32: c’è identità quasi completa nei detti di Gesù riportati.

Risulta piuttosto evidente dalle differenze che il testo che dipende dall’altro è quello di Lc, che per lo più corregge e rielabora. I cambiamenti sono:

  • Miglioramenti stilistici: Lc evita il presente storico e lo sostituisce con eipen, «disse», in 5,27 e 31; una volta aggiunge apokritheis, «rispondendo» (5,31); due volte preferisce al dativo, dopo verbi di dire, il pros («a») + accusativo (5,30 e 31). Come Mt, sostituisce in 5,30 l’hoti di Mc con dia ti, «perch». Potrebbero essere miglioramenti stilistici anche l’uso, nel medesimo versetto, di egogguzon… legontes, «mormoravano ... dicendo», al posto del più banale legein, «dire», e il cambiamento di ischuontes, lett. «forti», in hugiainontes, «sani», in 5,31. Una chiarificazione, rispetto a Mc 2,16 («gli scribi dei Farisei»), è il nesso, in Lc 5,30, «i Farisei e gli scribi»;

  • Abbreviazioni con omissione di particolari secondari o ripetitivi (come in Mt): si veda in 5,29 l’omissione di êsan gar polloi..., «erano infatti molti ...», di Mc 2,15, e in 5,30 di hoti esthiei, «che mangia», di Mc 2,16. L’omissione in 5,27 della qualificazione di «figlio di Alfeo» attribuita a Levi risolve una difficoltà: nel catalogo degli apostoli Mc 3,18 (ripreso da Lc 6,15) parla di un Giacomo figlio di Alfeo, mentre non si sa nulla di un Levi figlio di Alfeo4 e ne fa un personaggio più generico e perciò più esemplare;

  • Collegamenti più precisi: come Mt, Lc collega più strettamente l’episodio col precedente (guarigione del paralitico) con un meta tauta, «dopo queste cose»; omette perciò anche il primo versetto di Mc: Mc 2,13 (il cui contenuto del resto aveva già presentato in 5,1); ma anche all’interno dell’episodio collega più strettamente la chiamata alla sequela al banchetto spiegando che è Levi a organizzare il banchetto (5,29), mentre in Mc, e Mt, la situazione risulta non del tutto chiara (di chi era la casa? Da Mc potrebbe anche sembrare che fosse quella di Gesù stesso);

  • Modificazioni e sviluppi teologici: tra i più significativi c’è l’aggiunta di katalipôn panta, «lasciando tutto», in 5,28, che accentua il valore esemplare del gesto, e l’aggiunta, in 5,32, di eis metanoian, «per la conversione», che specifica e delimita il valore dell’invito subordinandolo, appunto, alla conversione5. Ma interessanti, e da considerare in questa prospettiva, sono anche altre correzioni: il rimprovero dei Farisei si rivolge in Lc 5,30 ai discepoli e non più a Gesù direttamente; il fatto che sia Levi, e sicuramente non Gesù, l’ospitante, attenua l’aspetto scandaloso dell’invito rivolto a pubblicani e peccatori, ecc.

Si tenga però conto che, secondo altre ipotesi sinottiche, è possibile che i rapporti tra i Vangeli non siano stati diretti, ma che ci siano state già fonti scritte antecedenti a Mc, oppure che Mt e Lc abbiano conosciuto una redazione di Mc diversa, almeno parzialmente, dall’attuale, ecc. Le osservazioni precedenti mantengono il loro valore, purch non le si leghi rigidamente all’opinione che Mt e Lc avessero di fronte esattamente questo testo di Mc6.


1 Questo esempio è commentato in H. ZIMMERMANN, Metodologia del NT. Esposizione del metodo storico-critico, Torino, Marietti, 1971, pp. 74-88; 157-160; 208.

2 Matteo: Kaˆ par£gwn Ð 'Ihsoàj ™ke‹qen eden ¥nqrwpon kaq»menon ™pˆ tÕ telènion, Maqqa‹on legÒmenon, kaˆ lgei aÙtù, 'Akoloqei moi. Kaˆ ¢nast¦j ºkoloqhsen aÙtù. Kaˆ ™gneto aÙtoà ¢nakeimnou ™n t o„k…v, kaˆ „do polloˆ telînai kaˆ ¡martwloˆ ™lqÒntej sunankeinto tù 'Ihsoà kaˆ to‹j maqhta‹j aÙtoà. Kaˆ „dÒntej oƒ Farisa‹oi œlegon to‹j maqhta‹j aÙtoà, Di¦ t… met¦ tîn telwnîn kaˆ ¡martwlîn ™sq…ei Ð did£skaloj Ømîn; Ð d ¢kosaj epen, OÙ cre…an œcousin oƒ „scontej „atroà ¢ll' oƒ kakîj œcontej. Poreuqntej d m£qete t… ™stin, Eleoj qlw kaˆ oÙ qus…an: oÙ g¦r Ãlqon kalsai dika…ouj ¢ll¦ ¡martwloj.

Marco: Kaˆ ™xlqen p£lin par¦ t¾n q£lassan: kaˆ p©j Ð Ôcloj ½rceto prÕj aÙtÒn, kaˆ ™d…dasken aÙtoj. Kaˆ par£gwn eden Leuˆn tÕn toà 'Alfa…ou kaq»menon ™pˆ tÕ telènion, kaˆ lgei aÙtù, 'Akoloqei moi. Kaˆ ¢nast¦j ºkoloqhsen aÙtù. Kaˆ g…netai katake‹sqai aÙtÕn ™n t o„k…v aÙtoà, kaˆ polloˆ telînai kaˆ ¡martwloˆ sunankeinto tù 'Ihsoà kaˆ to‹j maqhta‹j aÙtoà: Ãsan g¦r polloˆ kaˆ ºkoloqoun aÙtù. Kaˆ oƒ grammate‹j tîn Farisa…wn „dÒntej ti ™sq…ei met¦ tîn ¡martwlîn kaˆ telwnîn œlegon to‹j maqhta‹j aÙtoà, Oti met¦ tîn telwnîn kaˆ ¡martwlîn ™sq…ei; kaˆ ¢kosaj Ð 'Ihsoàj lgei aÙto‹j [ti] OÙ cre…an œcousin oƒ „scontej „atroà ¢ll' oƒ kakîj œcontej: oÙk Ãlqon kalsai dika…ouj ¢ll¦ ¡martwloj.

Luca: Kaˆ met¦ taàta ™xlqen kaˆ ™qe£sato telènhn ÑnÒmati Leuˆn kaq»menon ™pˆ tÕ telènion, kaˆ epen aÙtù, 'Akoloqei moi. Kaˆ katalipën p£nta ¢nast¦j ºkoloqei aÙtù. Kaˆ ™po…hsen doc¾n meg£lhn Leuˆj aÙtù ™n t o„k…v aÙtoà: kaˆ Ãn Ôcloj polj telwnîn kaˆ ¥llwn o‰ Ãsan met' aÙtîn katake…menoi. Kaˆ ™gÒgguzon oƒ Farisa‹oi kaˆ oƒ grammate‹j aÙtîn prÕj toj maqht¦j aÙtoà lgontej, Di¦ t… met¦ tîn telwnîn kaˆ ¡martwlîn ™sq…ete kaˆ p…nete; kaˆ ¢pokriqeˆj Ð 'Ihsoàj epen prÕj aÙtoj, OÙ cre…an œcousin oƒ Øgia…nontej „atroà ¢ll¦ oƒ kakîj œcontej: oÙk ™l»luqa kalsai dika…ouj ¢ll¦ ¡martwloj e„j met£noian.

3 Alcuni commentatori suppongono che già l’hoti di Mc potesse avere valore interrogativo; una forma semplicemente dichiarativa («dicevano ai suoi discepoli che (Gesù) mangia(va) con i pubblicani e i peccatori») non risulta appropriata. Si può notare che già la tradizione manoscritta correggeva.

4 Si noti che già la tradizione manoscritta denuncia la difficoltà: una parte di questa tradizione sostituisce appunto a «Levi» «Giacomo».

5 L’aggiunta è stata sentita dalla tradizione tanto necessaria che molti copisti l’hanno aggiunta anche nei testi di Mt e Mc.

6 Una rassegna recente della questione si trova in A. POPPI, La questione sinottica e la neutralità delle sinossi, in «Rivista Biblica» XLIV (1996), pp. 75-112.




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