Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Recensione: Eric Noffke, Giovanni Battista
Messo in linea il giorno Lunedì, 27 aprile 2009
Pagina: 1/1


Eric Noffke, Giovanni Battista

Eric Noffke, Giovanni Battista. Un profeta esseno? L’opera e il messaggio di Giovanni nel suo contesto storico, Torino, Claudiana, 2008.

Recensione a cura di Fabio Cigognini.



 

ACQUISTA ONLINE

Sostieni il progetto Christianismus

Il libro che qui presentiamo è davvero interessante sotto molti aspetti. In primo luogo, ha il pregio di rivolgersi - come afferma lo stesso autore - ad un pubblico vasto, senza per questo rinunciare a offrire “qualche spunto di riflessione a chi è più avanti negli studi”; secondariamente, Noffke, biblista e pastore valdese, si attiene al proposito esplicitamente dichiarato in sede di premessa di situare la figura di Giovanni Battista nel suo contesto storico: un contesto che è sempre concepito in maniera ampia, in modo tale che il lettore possa conoscere i fattori che hanno preparato l’ambiente in cui ha operato il Battista e le conseguenze, anche a lunga distanza, della sua azione e predicazione. Un ulteriore aspetto positivo si riscontra poi in un saggio utilizzo delle fonti, tra le quali compaiono pure alcuni apocrifi dell’Antico Testamento, testi pressoché sconosciuti presso il grande pubblico, che Noffke ha l’accortezza di presentare brevemente ogni volta che vengono utilizzati.

Il libro, dopo una premessa, si snoda attorno a dieci capitoli di media lunghezza.

Nella premessa il nostro autore dichiara a ragione che, benché la letteratura in lingua italiana su Giovanni Battista sia molto esigua, lo studio della sua predicazione e della sua azione è estremamente importante, in quanto egli risulta essere “una delle figure cardine della nostra storia”, non fosse altro che per la sua influenza esercitata su Gesù di Nazareth. Si propone quindi di studiare la figura di Giovanni dal punto di vista storico inserendolo nel Giudaismo del suo tempo, difendendo una tesi originale: il Battista sarebbe stato influenzato da un essenismo moderato, che aveva rifiutato cioè la svolta operata a Qumran.

Il primo capitolo, è dedicato a una presentazione sintetica di quel periodo estremamente proficuo della storia di Israele che gli studiosi denominano “Mediogiudaismo”. Esso incomincia con l’arrivo in oriente di Alessandro il Macedone (333 a. C.) e si conclude nel secondo secolo d. C. Il Mediogiudaismo è caratterizzato dall’incontro tra la cultura occidentale e quella orientale, confronto che, pur producendo in generale una sintesi culturale raffinata e di alto livello, non è mai stato senza tensione, sia in terra d’Israele che nella diaspora. Giovanni Battista vive nell’ultima fase del Mediogiudaismo, “quando la crisi era alle porte, ma non aveva assunto ancora contorni netti”.

Altro argomento del primo capitolo sono le fonti. Noffke non si nasconde che, “come per la maggior parte dei personaggi dell’antichità, le fonti a disposizione dei ricercatori non sono molte e in più appaiono viziate da un loro punto di vista, talvolta, piuttosto marcato”. Nonostante ciò rimane possibile andare oltre le fonti stesse e tracciare una plausibile ricostruzione storica del personaggio studiato. Le fonti privilegiate per l’approfondimento della vicenda di Giovanni sono essenzialmente due: il Nuovo Testamento e Giuseppe Flavio.

Il secondo capitolo affronta gli aspetti cronologici e identitari di base del Battista: la sua data di nascita e quella di morte, la discendenza sacerdotale, la contemporaneità, per un breve periodo, con la predicazione di Gesù, i luoghi scelti da Giovanni. A questo proposito è interessante far notare come l’indagine storica possa talvolta ridimensionare l’immaginario collettivo. Noffke ipotizza infatti che Giovanni possa avere trascorso il periodo di preparazione alla sua missione “in luoghi remoti ai margini delle città e dei villaggi del suo tempo. Per luoghi deserti, infatti, non ci dobbiamo immaginare per forza le desolate immensità del Negev. Con tale termine gli antichi indicavano per lo più i luoghi aspri e incolti che potevano circondare le zone abitate, anche senza dovere andare molto lontano da esse”.

Il terzo capitolo risulta invece a mio modo di vedere particolarmente interessante per quei lettori che non frequentano abitualmente la letteratura specialistica relativa agli studi neotestamentari. Infatti in queste pagine Noffke tratta del significato di quello che per Giovanni Battista – e successivamente per Gesù - era il centro del suo annuncio: l’avvento del Regno di Dio. Ora, l’autore ricorda come quest’espressione, sovente spiritualizzata, avesse ai tempi di Gesù e di Giovanni un significato politico e sovversivo. Infatti, “annunciare la venuta del Regno significava che Dio avrebbe regnato direttamente e che, quindi, nel mondo intero si sarebbe verificato un cambiamento prima di tutto politico: i poteri di questo mondo sarebbero stati cancellati e sostituiti da un potere nuovo”. La sfida all’evangelo imperiale che, da Augusto in poi, aveva caratterizzato la strategia ideologico politica dei dominatori, suscitando il malcontento in Palestina e nelle terre occupate dai romani - malcontento che Noffke documenta, illustrando le principali rivolte a partire dal 4 a. C., data della morte di Erode il Grande - era dunque lanciata.

Il capitolo quarto si caratterizza sostanzialmente come approfondimento del precedente. Il nostro autore infatti indaga a fondo, a questo punto, il significato dell’annuncio del Regno di Dio all’interno del Mediogiudaismo, mettendo in luce come, in un quadro di generale tensione escatologica, vi sono stati alcuni momenti critici, coincidenti per lo più con significativi eventi politici (come ad es. la rivolta dei Maccabei nel 167 a. C., la conquista di Gerusalemme da parte di Pompeo nel 63 a. C. o l’invasione dei Parti nel 40 a. C.) in cui il fervore apocalittico prendeva vigorosamente corpo. Per Noffke Giovanni Battista costituisce egli stesso uno di questi “momenti critici”, in quanto egli compare sulla scena dopo circa vent’anni di apparente tranquillità, inaugurando un periodo di predicazione escatologica intensa. La domanda che l’autore si pone è allora perché Giovanni sia entrato in scena proprio a questo punto. Prima di entrare nel merito, tentando di articolare egli stesso una risposta, Noffke espone in modo succinto, in chiusura di capitolo, le principali tesi degli studiosi al riguardo.

Il capitolo quinto rappresenta un eccellente tentativo di inquadrare Giovanni Battista profeta all’interno della vicenda del profetismo israelitico. Il profetismo, lungi dall’avere esaurito il suo corso nel V sec. a. C., come avrebbero voluto gli eredi del Mediogiudaismo - Cristianesimo e Giudaismo rabbinico - proseguì per tutto il Mediogiudaismo lungo le due direttrici classiche: un “profetismo basso”, di popolo, alla cui area apparteneva anche il Battista e un “profetismo alto” che si espresse a livello di classe dirigente politica ed intellettuale. Ritengo che il modo in cui è strutturato questo capitolo offra al lettore - soprattutto a quello non esperto - almeno tre vantaggi. Il primo è senz’altro quello di prendere coscienza di quanto sia variegato e articolato questo periodo della storia d’Israele e come le varie differenze e sfumature si esprimano anche nei vari “tipi” di profezia e di profeta; il secondo è, ancora una volta, l’esposizione e il confronto con le tesi principali degli studiosi; infine, la possibilità di rileggere la figura di Giovanni Battista entro questo quadro complesso dà l’opportunità di comprendere più in profondità la sua imponente figura.

Un discorso analogo può essere fatto per il capitolo sesto, dove viene affrontata la delicata questione del rapporto tra Giovanni Battista e il Messia. Secondo la lettura cristiana tradizionale, a partire da alcuni testi noti del Nuovo Testamento, Giovanni sarebbe il precursore di Gesù; annunciando l’arrivo di “uno più forte” che avrebbe battezzato non solo con acqua, ma “con Spirito Santo e fuoco”, egli si riferirebbe al Messia. Se nella sostanza l’interpretazione di Matteo e di Luca può essere storicamente attendibile, va però precisato che un’attenta lettura critica dei testi dimostra anche in questo caso come la realtà delle cose fosse enormemente più articolata e complessa. Ancora una volta il lettore ha l’opportunità di confrontarsi con le varie concretizzazioni storiche di cui è stata fatta oggetto l’idea di messia. Quello che emerge è un quadro complesso da cui chiaramente si evince come il “profeta” e il “messia” siano due “tipi” fondamentali della storia e della cultura israelitica che, al di là di ogni indebita e inopportuna semplificazione, hanno subito molteplici “declinazioni” nel corso della storia.

Il capitolo settimo riguarda invece l’etica di Giovanni. Lo studioso valdese indaga per prima cosa il motivo per il quale Giovanni richiede a coloro che accettavano il suo battesimo opere di ravvedimento: sulla scia dei profeti, egli ritiene che essere membri del popolo eletto non sia sufficiente; occorre fare “opere di ravvedimento”, poiché all’avvento del Regno di Dio è associato il suo giudizio. Il Battista richiedeva opere che andavano nella direzione della condivisione dei beni e dell’onestà, non rinunciando a esprimere forti critiche nei confronti dei potenti di allora, in primo luogo Erode Antipa: questa aperta denuncia gli costerà la vita. È proprio a questo livello che Noffke scorge delle analogie e dei contatti con l’essenismo moderato: “l’impressione è che Giovanni - afferma lo studioso - possa avere subito una certa influenza dall’ambiente essenico che aveva nel sacerdozio la sua base principale”. L’ultimo paragrafo del capitolo è dedicato all’interpretazione della Legge da parte del Battista. Noffke giunge ad una conclusione accattivante: “Giovanni vive, dunque, secondo un’interpretazione del concetto di purità particolarmente radicale e basato sulla ‘separazione dal mondo’, come era anche tipico degli esseni, ma secondo regole che sembrano essere piuttosto personali”.

Al battesimo di Giovanni e al suo significato è dedicato il capitolo ottavo. Noffke introduce il lettore al complesso argomento dell’impurità e ai rituali che avevano lo scopo di porvi rimedio tra i quali figura anche il battesimo, che giustamente viene distinto dalle abluzioni. Il nostro autore scorge qui un altro punto di contatto tra il Battista e l’essenismo, ma evidenzia pure le differenze tra le immersioni rituali degli esseni e il battesimo di Giovanni: l’unicità della pratica, interpretata come “gesto eclatante in preparazione di un evento cosmico” e anche come “segno della purificazione da un peccato già guarito dalla conversione tradotta in azioni”, fanno del battesimo di Giovanni un rito originale e singolare. Il capitolo si conclude con la discussione critica e la confutazione di una tesi sostenuta da alcuni esegeti del Nuovo Testamento, secondo cui il battesimo di Giovanni sottintenderebbe una critica al Tempio di Gerusalemme.

È un dato storicamente certo che Giovanni avesse dei discepoli: questo argomento è affrontato nel capitolo nono. Sono quattro le caratteristiche dei discepoli del Battista che, a parere di Noffke, si possono estrapolare dalle fonti: a) Giovanni aveva dei discepoli che praticavano in occasioni particolari delle forme di digiuno; questi consideravano Gesù in una qualche relazione col loro maestro e si aspettavano quindi da lui (=Gesù) un atteggiamento simile. b) Giovanni insegnò ai suoi discepoli a pregare, anche se purtroppo non abbiamo idea di quale potesse essere il contenuto di tale preghiera. c) Stando al libro degli Atti, “esistevano dei discepoli di Giovanni parecchi anni dopo la sua morte”. d) Se le tracce dei discepoli del Battista, storicamente, scompaiono dal II sec., esiste comunque una setta battista erede dello gnosticismo del II e III sec. - i Mandei -, ancora presente nell’attuale Iraq, i cui membri si considerano i diretti discendenti di Giovanni Battista. Che dire poi del più famoso tra i battezzati da Giovanni, Gesù di Nazareth? Era egli in origine suo discepolo? Noffke ritiene, a mio parere a ragione, di potere aderire alla tesi di quei ricercatori che rispondono affermativamente a tale quesito, evidenziando al contempo però anche l’originalità di Gesù. Vale la pena citare le conclusioni dell’autore stesso: “ Gesù è stato discepolo di Giovanni nella misura in cui, almeno dal punto di vista storico, senza il Battista non sono pensabili né la sua vita né la sua opera. […] Con Giovanni, infine, Gesù condividerà la tragica fine per mano del potere che ha osato mettere in questione. Come un ribelle, infatti, morirà sulla croce, per poi essere riconosciuto come risorto e quindi come Messia d’Israele. Giovanni, per i suoi discepoli, rimarrà invece, solo un maestro, un profeta di Dio”.

Il nostro autore affida al capitolo decimo la discussione della tesi da lui proposta e alla quale aveva già fatto riferimento, come abbiamo notato, nei precedenti capitoli: Giovanni sarebbe legato “all’essenismo non qumranico, attivo nella maggior parte delle città ebraiche del tempo”. A mio parere, questa ipotesi originale può essere accettata nella misura in cui si è consapevoli, come l’autore, che per ora rimane “una ipotesi di lavoro ancora da sviluppare, in quanto gli studi sul giudaismo enochico e sull’essenismo (e, in generale, sul giudaismo del tempo) sono ancora in pieno svolgimento”.

Interessante è anche la Conclusione, nella quale Noffke discute la tesi dell’esegeta cattolico americano J.P. Meier per il quale Gesù e Giovanni sarebbero appartenuti ad un “giudaismo marginale, per quanto pienamente inserito nella tradizione giudaica del loro tempo, secondario rispetto ai grandi partiti religiosi o al Tempio”. Lo studioso valdese capovolge la prospettiva, interpretando i ruoli alla luce di quella che l’ermeneutica tedesca chiama Wirkungsgeschichte, vale a dire la “storia degli effetti”. Da questo punto di vista non è “l’adesione alla corrente di massa a determinare la centralità o meno all’interno di una religione, bensì il peso che si avrà nei secoli successivi” e sia Giovanni che Gesù ne ebbero parecchio. Devo confessare che questa visione delle cose mi lascia molto perplesso, in quanto rischia a mio parere di alterare i piani e di confondere quello che è centrale per noi con quello che era centrale nel I sec. d. C.: pur comprendendo le ragioni dell’autore, ritengo che la prospettiva sociologica di John Meier sia più corretta per uno studio storico.

L’accessibilità al grande pubblico, una tesi originale che anche gli esperti possono assumere come “ipotesi di lavoro”, l’esposizione puntuale, ma sempre equilibrata, dei dati storici e letterari, una bibliografia ragionata ed essenziale rendono questo testo davvero pregevole e consigliabile per la lettura. Peccato soltanto che l’autore non abbia pensato di corredare il libro con qualche cartina geografica: data l’importanza teologica e storica dei luoghi citati, forse sarebbe stato opportuno.


 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Recensioni e schede bibliografiche
Recensioni e schede bibliografiche

Argomenti Correlati

Recensioni e schede bibliografiche

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke