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Recensione: Armand Puig i Tàrrech, Gesù
Messo in linea il giorno Giovedì, 17 settembre 2009
Pagina: 1/1


Armand Puig i Tàrrech, Gesù

Armand Puig i Tàrrech, Gesù. La risposta agli enigmi, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2008; ediz. orig., Jesús. Un perfil biogràfic, Barcelona, Proa, 2004.

Recensione a cura di Armando Rolla.



 

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Questo massiccio volume (807 pagine) è dovuto a un sacerdote spagnolo che appartiene da molti anni alla comunità di Sant’Egidio. Esso, che nell’originale catalano porta il sottotitolo di “profilo biografico”, vuole essere una biografica critica del fondatore del cristianesimo e si muove nell’ambito della cosiddetta “terza ricerca sul Gesù storico”. In concreto intende “tracciare le grandi linee della vita e del messaggio di Gesù, avvalendosi del metodo storico che cerca di ricostruire i fatti, di collegarli e di interpretarne i significati” (p. 722). Ciò facendo fornisce una risposta alle principali questioni sollevate dalla vita e dalla morte di Gesù di Nazaret.

La struttura del libro è analoga a quella di altre opere sul Gesù storico, che ormai abbondano anche sul mercato librario italiano, per lo più in traduzione. I primi due capitoli, a carattere introduttorio, sono dedicati all’esame delle fonti cristiane e non cristiane e alla ricostruzione del contesto geografico (Galilea e Gerusalemme), del contesto religioso palestinese (la religione ebraica e i vari partiti e movimenti dell’epoca) e del contesto etnico (giudei, greci e romani). La parte centrale è costituita da due capitoli che trattano rispettivamente il personaggio Gesù e il suo messaggio. Di Gesù sono studiati il nome, il luogo e la data di nascita, i genitori e la famiglia, gli anni della vita privata a Nazaret (lingue e mestiere, formazione e celibato) e quelli della sua attività pubblica. Gesù è stato essenzialmente un predicatore itinerante, perciò sono ricostruite le cinque fasi dei suoi spostamenti a cominciare dalla regione del Giordano per terminare a Gerusalemme. Benché la tradizione sia stata piuttosto parca nel fornire elementi in merito, l’autore pensa di poter affrontare un esame della persona di Gesù. Il messaggio di Gesù è centrato sul tema del Regno di Dio, che è futuro nella sua realizzazione definitiva ma è già presente nell’attività di lui (i miracoli come segni del Regno e l’amicizia con i peccatori e i poveri) e nella sua predicazione fatta con autorità, che porta a compimento le norme etiche della Legge mosaica (i dieci comandamenti) ma relativizza le norme rituali (sabato, purità rituale e decime). Anche questo capitolo dedicato al messaggio di Gesù si chiude con la sua identità: egli è il Messia e ha un rapporto unico con il padre celeste. L’ultima parte tratta tre temi: Gesù davanti alla morte che egli ha previsto e a cui ha attribuito un valore salvifico soprattutto nell’ultima Cena, la sua Passione e la sua Risurrezione.

Non c’è bisogno di dire che l’autore è ben informato su tutte le questioni che riguardano la critica letteraria e storica nonché l’esegesi dei Vangeli. Intenzionalmente ha omesso tutte le note a piè di pagina o in fondo ai singoli capitoli, come fanno le opere consimili in commercio, per non appesantire la lettura ai “non addetti ai lavori; però l’ampia bibliografia finale è stata certamente utilizzata nella stesura dello scritto. Alla base dei Vangeli sinottici egli pone le due fonti scritte Marco e Q, in conformità alla teoria che gode maggior credito fra i neotestamentaristi odierni, però ritiene più difficile precisare se Matteo sia stato elaborato prima di Luca o viceversa. Contrariamente ad alcuni studiosi che gli assegnano grande credito, il Vangelo di Tommaso ritrovato fra i manoscritti copti di Nag Hammadi (Egitto) non risulta essere il Vangelo più antico e nemmeno più autentico, bensì un vangelo gnostico cristiano (perlomeno nell’attuale forma) che contiene solo alcune parole di Gesù provenienti dalla tradizione orale e non raccolte nei Vangeli canonici. Dal momento che nel mondo antico prevaleva l’arte e la pratica della memoria, sulla scia del neotestamentarista inglese Dunn l’autore ritiene che alla base dei Vangeli scritti debba essere posta un’ampia tradizione orale, caratterizzata da stabilità ma anche da diversità. In molti casi la cronologia del IV Vangelo dev’essere preferita a quella dei sinottici. È il caso dell’Ultima Cena, che non è la cena pasquale ma un semplice pasto di commiato (però in un contesto pasquale!) e dev’essere collocata il 13 del mese di Nisan anziché il 14.

Il nostro autore pratica un’esegesi dei Vangeli ispirata più alla linea tradizionale che non a quella innovativa, seguita nei recenti libri sul Gesù storico di G. Barbaglio, G. Theissen e J. P. Meier. Eccone alcuni esempi. Gesù è nato a Betlemme anziché a Nazaret perché “non ci sono argomenti decisivi contro l’affermazione di Matteo e Luca che Gesù sia nato a Betlemme” (p. 175). Il censimento di Luca 2,2 è quello tenuto da Erode il Grande nel 7/6 a.C. che l’evangelista ha messo in relazione ad Augusto e al censimento di Quirino dell’anno 6 d.C. per accentuare l’importanza storica della nascita di Gesù. Perciò il versetto in questione va tradotto: “Questo censimento (quello di Erode) fu anteriore  quello che si fece quando Quirino era governatore della Siria”. La stella dei Magi deve essere identificata con i fenomeni astrali verificatisi negli anni della nascita di Gesù (7/6 a.C.), senza che sia escluso il riferimento alla stella di Num 24,17, già letta in senso messianico dal Targum aramaico. Riguardo ai “fratelli” di Gesù l’autore rifiuta l’identificazione con i cugini fatta da S. Girolamo e preferisce considerarli figli che Giuseppe ebbe da una donna sposata prima di Maria: è la soluzione del cosiddetto Protoevangelo di Giacomo. Non ci sono dubbi che Gesù, nella sua qualità di profeta itinerante, si sia associato i dodici apostoli e anche altri eventuali discepoli, però non avrebbe accettato di essere accompagnato stabilmente dalle donne menzionate da Luca 8,2-3. Esse sarebbero andate con Gesù ma non in maniera fissa perché il loro compito era solo quello di assicurare la logistica del gruppo dei discepoli: esse si spostano con Gesù, ma non al suo fianco. Il motivo di questo comportamento è che “la libertà di Gesù è grande, ma non al punto da provocare scandalo e mettere in pericolo ciò che per lui è fondamentale: l’annuncio del Regno con fatti e parole” (p. 299). Riguardo ai due prodigi di tipo cosmico (la tempesta sedata e il cammino sulle acque del lago di Genezaret) l’autore pensa che “il ricordo di fatti straordinari impressi nella memoria probabilmente nella penombra di uno stato di coscienza “alterata” è stato evocato attraverso una nuova comprensione proveniente dalle Scritture [...] In ogni caso le linee centrali degli avvenimenti e alcuni dettagli concreti e secondari rispetto al filo del racconto, portano a concludere che ci sia una certa base storica nei due miracoli dove Gesù si mostra dominatore assoluto del vento e del mare” (pp. 457-458). In accordo con molti studiosi moderni l’autore sostiene che Gesù avrebbe subito un solo processo, quello davanti a Pilato; i sinedriti si sarebbero limitati a raccogliere informazioni per imbastire i capi d’accusa da presentare all’autorità romana.

Alcune prese di posizione non mi convincono. Durante la passione Gesù non si sarebbe identificato con il Servo di YHWH del Deuteroisaia; Maria Maddalena dovrebbe essere identificata con la peccatrice anonima di Luca 7,36-50. Mi sembra poi che l’autore minimizzi l’aspetto apocalittico di Gesù che, attualmente, viene molto evidenziato. È vero che “Gesù non vuole entrare in speculazioni sul futuro, né sui segni che annunciano la fine della storia o del frammento di storia che si sta vivendo” (p. 384), però, ammesso - come fa l’autore- che le tre affermazioni sull’imminenza della fine del mondo (Mc 9,1; 13,30-31; Mt 10,23) risalgano al Gesù terreno, mi sembra riduttivo affermare che esse sono troppo scarse per fare di Gesù un profeta apocalittico, almeno in tono minore. Se Gesù non avesse condivisa questa speranza molto diffusa nel suo ambiente, rimarrebbe inspiegabile l’atteggiamento della Chiesa primitiva. Infine, a mio parere, l’autore fornisce una cronologia troppo precisa della vita di Gesù.

Pur riconoscendo che una maggior stringatezza avrebbe eliminato parecchie ripetizioni e eccessiva verbosità e reso più fruibile il grosso volume, esso può più che degnamente stare a fianco di altre opere del genere, piuttosto numerose in questi anni.  


 
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