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Recensione: Origene, Esegesi paolina. Testi frammentari
Messo in linea il giorno Martedì, 06 ottobre 2009
Pagina: 1/1


Origene, Esegesi paolina. Testi frammentari

Origene, Esegesi paolina. I testi frammentari. A cura di Francesco Pieri, Roma, Città Nuova, 2009.

Presentazione a cura di Romano Penna.



 

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Un noto storico tedesco del cristianesimo, Franz Overbeck, dichiarava argutamente sul finire del secolo XIX che «Paolo ebbe un solo discepolo che lo comprese, Marcione, il quale però lo fraintese». Il paradosso è intrigante e stuzzicante, poiché esprime la difficoltà di entrare a fondo nei meandri del pensiero del grande Apostolo e insieme suggerisce di cimentarsi comunque con un’impresa del genere. In ogni caso, quelle parole restano un paradosso che non può essere preso alla lettera.

È l’alessandrino Origene a dimostrare la fragilità di un simile punto di vista. Fu lui infatti il primo vero commentatore delle lettere paoline, in quanto si misurò direttamente con il testo di quegli scritti, senza accontentarsi di affermazioni generaliste. La sua opera di interprete, infatti, fu condotta a contatto immediato con i testi di san Paolo e quindi consistette in un lavoro di vera e propria esegesi. Una serie di studi più o meno recenti, anche italiani, hanno messo bene in luce la produzione dell’Alessandrino sull’epistolario paolino, per quanto riguarda sia la sua metodologia sia le sue acquisizioni ermeneutiche. In particolare, è ormai ben noto il commentario di Origene alla Lettera ai Romani, giunto a noi in una versione latina ma comprendente sostanzialmente l’intero testo epistolare.

Meno noti, finora, erano invece i commenti alle altre lettere paoline, purtroppo pervenuti a noi in modo sparso e frammentario, attestati in forme varie: o come excerpta, citazioni presenti in altri autori antichi; o inseriti in catenae, florilegi esegetici redatti a partire dal tardo-antico; o come traduzioni giunteci naturalmente in latino. In concreto, ciò che è pervenuto fino a noi e di cui possiamo effettivamente disporre si riduce a commenti parziali su 1 Corinzi, Efesini, Colossesi, 1 Tessalonicesi, Tito, Filemone, Ebrei. In quest’ultimo caso Origene fa un’interessante osservazione critica distinguendo tra i pensieri svolti, che sarebbero di Paolo, e il linguaggio impiegato, che sarebbe di qualcun altro. Dobbiamo perciò essere molto grati a Francesco Pieri per avere finalmente raccolto tutti questi frammenti, pubblicandoli nella loro lingua originale e offrendone una comoda traduzione a fronte con un pregevole commento in calce.

Dei commenti frammentari elencati sopra, il più ampio risulta essere quello a 1 Corinzi, che in questo volume occupa 179 pagine, seguito da quello a Efesini che ne ha 120. A scalare seguono gli altri, molto più ridotti, fino a Ebrei di cui ci è pervenuto soltanto il commento al sintagma apaugasma tês doxês in 1,3. Ma anche i commenti più ampi a 1 Corinzi e a Efesini non riguardano il testo continuo, poiché si tratta di spiegazioni condotte su passi scelti (anche se Efesini è pressoché completa). In ogni caso essi rappresentano un contributo di notevole rilievo alla conoscenza della storia dell’ermeneutica, oltre che della produzione del Nostro.

L’esegesi origeniana spicca in questi commentari per una maggiore aderenza al senso letterale del testo, almeno in rapporto ad analoghi commenti sull’Antico Testamento per quanto riguarda l’allegoresi. In più è evidente un particolare equilibrio ermeneutico, che allontana l’autore tanto dal marcionismo quanto dallo gnosticismo, sia pure mantenendo i due livelli di significato – letterale/carnale e spirituale – già propri della scuola alessandrina.

Il lavoro di Pieri, che prepone una valida introduzione generale, oltre poi a quelle particolari, è altamente professionale sul piano tecnico e insieme assai proficuo quanto alla sua utilità. Esso ci offre un materiale, di cui potranno giovarsi non solo i patrologi ma anche i neotestamentaristi, la cui fatica esegetica ha tutto da guadagnare se non si chiude nel solo testo originale ma si rende conto che già una lunga tradizione interpretativa si è chinata su di esso per ricavarne senso e stimolo. Come scrive Origene stesso su Ef 6, 19, «è raro colui che fa conoscere il mistero con franchezza: perché è raro colui che ha franchezza nei confronti di Dio» (p. 363). Ovviamente ciò vale in primo luogo per l’apostolo Paolo, ma può valere anche per ogni suo commentatore da Origene fino a oggi.


 
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