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Recensione: Klaus Wengst, Lettera a Filemone
Messo in linea il giorno Giovedì, 06 maggio 2010
Pagina: 1/1


Klaus Wengst, Lettera a Filemone

Klaus Wengst,  Lettera a Filemone , Paideia, Brescia 2008; ediz.  orig.  Der Brief an Philemon, Stuttgart,  Kohlhammer, 2005.

Recensione a cura di Fabio Cigognini.



 

Il testo che qui segnaliamo è davvero prezioso. Klaus Wengst, professore di Nuovo Testamento e Giudaismo presso l’Università di Bochum (Germania), ce ne racconta la genesi nella Premessa, da cui si evince che, accanto alla notevole competenza, l’esegeta tedesco abbina la propria personale esperienza politica e sociale, che lo ha visto militare, negli anni ’70, nelle fila della SPD. La tematica al centro della lettera paolina è infatti, anche se indirettamente, la schiavitù, elemento paradigmatico che interessa il nostro autore nel quadro di una riflessione più ampia che riguarda il modo in cui “interagiscono fra loro teologia e realtà” e, in modo particolare, le conseguenze che la teologia ha sulla vita quotidiana e sulle strutture sociali.

Questo è il quadro che fa da sfondo alle tre parti in cui è suddiviso il volume e che attraversa, come un filo rosso, il percorso che Wengst fa compiere al lettore.

La parte prima ha un carattere introduttivo. L’autore ci ricorda che siamo di fronte allo scritto più breve di Paolo, che riempiva solamente “due fogli di papiro – forse anche uno solo”. Questo fattore permette a Wengst di essere molto dettagliato nell’analisi del testo: prima di fornire una propria traduzione, vengono affrontati i  problemi di critica testuale che l’epistola a Filemone presenta; successivamente, il nostro autore fornisce un’analisi dettagliata della struttura della lettera, ricostruisce la situazione storica e i tempi in cui essa è stata scritta e presenta i protagonisti principali – Paolo, Filemone e Onesimo – inserendoli nel quadro più ampio dell’ ambiente circostante; si delinea in questo modo un’analisi strutturata a cerchi concentrici:  la vicenda per cui la lettera viene redatta, è analizzata  a partire dal ruolo che svolgono i personaggi principali,  del contesto “immediato” (= la comunità cristiana), e della cornice storica più ampia. Il risultato è senza dubbio pregevole: il lettore è informato in modo sintetico, ma insieme dettagliato, del significato che assumeva l’istituto della schiavitù nel mondo antico, potendosi così fare un’idea di che cosa volesse dire, allora,  essere schiavi. Un’attenzione particolare è dedicata anche all’aspetto giuridico che regolava l’istituzione della schiavitù.

Alla parte seconda è riservata l’esegesi e il commento del testo. Ritengo che essa possa venire  apprezzata soprattutto  dai lettori meno esperti e competenti. Wengst è infatti attento a mettere in evidenza gli elementi retorici e stilistici attraverso i quali è possibile apprezzare  la grandezza letteraria dell’apostolo Paolo, aspetti che non si colgono ad una lettura immediata. Un esempio può essere costituito proprio dalla richiesta centrale della lettera, attorno alla quale si sviluppa la riflessione di Paolo: la volontà, cioè, da parte dell’apostolo, di trattenere con sé Onesimo, dopo averlo convertito, perché gli possa essere “utile” nell’annuncio del Vangelo;  ebbene, è estremamente interessante il modo in cui l’esegeta di Bochum guida il lettore a scoprire come questa richiesta venga sapientemente articolata dall’apostolo,  preparata con cura, attraverso una scelta centellinata dei termini e una particolare cernita degli argomenti.

Degna d’attenzione è infine la parte terza, nella quale Wengst allarga la visuale in due direzioni: da una parte offre un’analisi degli altri passi  - desunti dalla Prima Lettera ai Corinzi e dalla lettera ai Galati – in cui Paolo tratta il tema della schiavitù, ma, soprattutto mette in dialogo l’apostolo con i principali autori a lui coevi che hanno trattato in modo ampio tale tema: Plinio il Giovane, Seneca ed Epitteto.

Attraverso l’analisi delle differenze e delle somiglianze, emerge quale fu la radicale novità cristiana in materia che Wengst riassume nel modo seguente : “ Paolo [… ] pensa alla comunità [cristiana] come al luogo in cui l’appartenenza a una determinata condizione sociale non ha più ragion d’essere. La comunità è una frazione di società strutturata in modo affatto diverso , nella quale la contrapposizione di liberi e schiavi, socialmente costitutiva, è stata soppressa. Nella comunità soffia lo Spirito di Dio e in essa regna quindi la libertà”.

Il libro, puntuale e dettagliato in ogni sua parte, è scritto in uno stile piacevole e comprensibile. Penso che sia particolarmente indicato a tutti coloro che si approcciano per la prima volta al pensiero dell’apostolo Paolo, talvolta oscuro e di non immediata decodificazione: un primo accostamento mediato dalla trattazione di una problematica sempre a suo modo attuale come quella della schiavitù, può costituire un ottimo punto di partenza, l’inizio di un itinerario da proseguire con la lettura delle lettere più impegnative dell’apostolo, all’interno delle quali sono rinvenibili alcuni degli spunti e delle tematiche presenti nella Lettera a Filemone.

Inoltre, raccomanderei la lettura di questo testo anche per un altro motivo. La saggia maniera con cui Wengst imposta il suo lavoro e il retroterra dichiarato di partecipazione attiva alla vita sociale e politica del suo paese, dimostrano in maniera inequivocabile ciò che al grande pubblico quasi sempre sfugge. In primo luogo, che il Nuovo Testamento – ma analoghe considerazioni valgono, ovviamente, anche per l’Antico Testamento e per tutta la letteratura cristiana primitiva –, persino nel suo scritto più breve, risulta essere una fonte storica e letteraria di grande valore;  secondariamente, che uno studio rigoroso e critico non è per nulla dannoso o indifferente, sia in ordine alla fede, sia per quanto concerne la traduzione in pratica della fede medesima: l’autore sembra volerci piuttosto dire che esso è, talvolta, addirittura fondamentale.

 Una ricca bibliografia, poi, posta all’inizio del volume – secondo l’usuale stile tipografico della Paideia – indica i percorsi di un possibile approfondimento degli argomenti trattati.  Purtroppo dobbiamo registrare che essa consta per lo più di testi in lingua tedesca, molti dei quali non sono stati tradotti in italiano.

Infine, a fronte di un dettagliato indice dei passi citati  posto a conclusione del libro, dobbiamo ancora una volta evidenziare l’assenza di cartine geografiche e di tavole storiche sintetiche: in un volume dove i luoghi menzionati e le tappe storiche indicate non sono secondarie nella comprensione della materia, strumenti di tal genere avrebbero senz’altro reso più agevole la fruizione del testo.


 
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