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Documento: La storia del Secondo Tempio e le origini cristiane -2
Messo in linea il giorno Lunedì, 22 novembre 2010
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La storia del Secondo Tempio e le origini cristiane -2



[parte 1]

L’enochismo

La prima teologia enochica ci è nota dall’apocrifo Libro dei Vigilanti, composto fra V e IV[17] sec. a.C.  e si caratterizza di fronte alla teologia sadocita sotto molti aspetti. Ricordo qui i più caratteristici.

1 - Il più importante elemento della teologia enochica è forse la concezione dell’anima, della quale affermarono l’esistenza come entità disincarnabile. La novità enochica non consiste nel fatto che gli altri ebrei non credessero in una forma di sopravvivenza, ma piuttosto nel concepire la sopravvivenza in maniera totalmente diversa. Nell’Israele classico l’anima era detta ’ob, tradotto normalmente in italiano con “larva, ombra” ed era concepita allo stesso modo che nel mondo greco o in quello mesopotamico: era cioè un’entità destinata dopo la morte a scendere sotterra, a vivere una vita sciagurata nella tenebra, corrosa dai vermi. In ogni caso, il destino della larva era uguale per tutti: non c’era differenza fra un destino dei buoni e uno dei malvagi. Dio non giudicava le larve dei morti, che si raccoglievano nello sheòl, lontane per sempre dalla luce e da Dio. Giobbe, per sfuggire alla persecuzione di Yahweh, pensa di rifugiarsi nel mondo dei morti, perché là l’ira di Yahweh non lo raggiungerà mai (Giob 14, 13). 

È ovvia conseguenza della concezione enochica dell’anima la prima confusa credenza nell’esistenza del paradiso e dell’inferno (1H [LV] 22).

2 - Un altro punto fondamentale della teologia enochica fu la credenza che il male non derivasse dalla libera volontà umana che infrangeva la legge divina, come era antica credenza in Israele e come continuavano a ritenere i sadociti. Nell’Israele sadocita la morte che giunga in buona vecchiezza non è un male e i mali che possono affliggere la vita sono frutto della punizione divina per le colpe dell’individuo o della sua famiglia[18]. Il discorso enochico non nega né la libertà di scelta dell’uomo, né la sua responsabilità, ma vede il problema in maniera molto più complessa dei sadociti. Il male deriva sì dalla trasgressione, ma la sua radice prima, la sua origine, va cercata in una trasgressione al di sopra dell’umano. Nel quarto giorno della creazione, quando Dio creò gli astri che dovevano servire col loro moto a misurare il tempo, gli angeli che dovevano guidare i sette pianeti intorno alla terra, portarono questi in orbite da loro volute, diverse da quelle volute da Dio[19].  In questo modo il cosmo enochico non è un ordine, quello voluto da Dio, ma un disordine prodotto da un peccato angelico di ribellione a Dio, cioè di superbia, peccato che investe, con le sue conseguenze, tutto quanto il cosmo. I sadociti potevano ritenere che il cosmo fosse un ordine, quello stabilito dalla creazione; per gli enochici, almeno per quelli più antichi, il mondo era il disordine prodotto dal peccato angelico. 

Ben presto, però, l’enochismo abbandonò l’idea del cosmo disordine e l’astronomia, che nel Libro dei Vigilanti è considerata un segreto celeste che non deve essere svelato agli uomini, diventa in seguito, con rare eccezioni, la scienza fondamentale del sapere buono. Così già nel Libro dell’Astronomia il cosmo è ordine. In seguito resterà sempre ordine, sia pure con forti presenze demoniache (vedi Giub 5,11-12; 10,7-10).

 L’uomo, posto in questa condizione, resta sì responsabile delle sue azioni, ma il male gli preesiste e lo condiziona. Il senso della limitatezza, o almeno del condizionamento della libertà umana, fu ereditato dalla più antica teologia cristiana, quella paolina (Rom 7, 19).

È notevole che gli enochici nella loro credenza circa l’origine del male da cercarsi in una situazione anteriore all’uomo storico, non si siano mai appoggiati sul racconto genesiaco del peccato di Adamo. Anzi, nel Libro dei Sogni, opera enochica composta intorno al 160 a.C., Adamo è dichiarato giusto. Non c’è nessuno spazio nel racconto delle origini per l’esistenza del giardino dell’Eden. Il primo peccato fu angelico e l’uomo ne fu sempre vittima, fin dal tempo di Adamo.

3 - Un altro tratto che caratterizza l’enochismo più antico, in pratica il Libro dei Vigilanti, è l’assenza di un qualsiasi riferimento alla Legge di Mosè[20]. Nel Libro dei Sogni (circa 160 a.C.), che è una sorta di riassunto di tutta la vicenda biblica a partire da Adamo, l’episodio di Mosè che sale sul Monte è narrato con riferimento soltanto al Tabernacolo, non alla Legge (1H [LS] 89,27-38).

L’enochismo conosce, ma non nell’antico Libro dei Vigilanti, un codice di leggi particolare, che era scritto nelle Tavole Celesti. Le Tavole Celesti erano tavole misteriose, nascoste in qualche parte del Cielo, dove stava scritto tutto ciò che riguardava il mondo: le leggi fisiche che lo governavano e la sua storia intera, dalla creazione del mondo fino al momento della fine. Queste tavole furono lette solo da pochi eletti, in particolare da Enoc. In queste tavole si cominciò a leggervi anche la legge eterna, distinta da quella di Mosè che cominciò ad essere riconosciuta solo a partire dal libro dei Giubilei (seconda metà del II sec. a.C.). Le leggi delle Tavole Celesti sono ancora menzionate nell’Epistola di Enoc[21] (I sec. a.C.). Poi non se ne trova più traccia nella letteratura che ci è restata[22]. Nel testo più recente dell’enochismo, il libro dei Segreti di Enoc (metà del I sec. d.C.) si sviluppa l'idea dell'amore (2H/B[23] 44,4; 50,5-6; 52,7-13; anche verso gli animali: 58, 6) come unico criterio etico[24].

Quando la Legge mosaica fu accettata dagli enochici (seconda metà del II sec. a.C.), essa fu considerata valida solo in quanto corrispondeva a leggi delle Tavole Celesti, o almeno non le contraddiceva. Il valore della Legge mosaica era puramente storico. Questo elemento della rivelazione che avviene a tappe, per cui esistono comandamenti destinati ad essere sostituiti, avrà molta importanza nella setta qumranica. Anche nell’insegnamento di Gesù appare il criterio del valore puramente storico di certe prescrizioni mosaiche, vedi la normativa del divorzio concessa da Mosè «per la durezza dei vostri cuori» (Mc 10, 5 e passi paralleli).

Di fatto nell’enochismo l’etica sembra appoggiarsi più su ciò che noi oggi chiameremmo «il senso comune della morale» che su un codice preciso. In altri termini l’enochismo sembra avere di fronte alla morale il medesimo atteggiamento che ebbero i primi profeti. Amos dice genericamente che bisogna fare il bene e non il male (Am 5, 14-15). 

4 - Poiché nelle opere enochiche la Legge di Mosè è assente, non c’è nessun accenno all'esistenza delle norme di purità. Fanno eccezione il divieto di mangiare il sangue, che è ricordato più volte: 1H [LV] 7,5; Giub 7,31; 1H [EE] 98,11), il rito di purificazione della puerpera (Giub 3,10-11 uguale a quello di Lev 12, 2-5) e il generico riferimento alle offerte impure di 1H [LS] 89,73. Comunque, l'impuro esiste realmente in natura come conseguenza del peccato angelico. Il peccato angelico rappresenta l'origine del male permanente nella storia sia attraverso l’impurità sia attraverso l’opera diabolica stessa.

5 - In quanto al Tempio, l’enochismo riconosce il tabernacolo del deserto e il Tempio di Salomone, ma non il Tempio sadocita contemporaneo (1H [LS] 90, 28;  cfr. anche Giub 1,17; RT 29, 8-10). 

6 – Per quanto l’individuo sia libero e responsabile,  la storia è predeterminata da Dio che la conduce al fine da lui stabilito. Il tempo della storia è suddiviso in segmenti, sempre preordinati da Dio, detti eoni. Questa concezione dei segmenti storici appare nell’enochismo nel II sec. a.C., ma doveva essere antica concezione di Israele se appare già nella cronologia della storia di Israele composta in esilio.

7 - Nei testi più recenti la salvezza sembra legata esclusivamente al pentimento, che può avvenire anche dopo la morte (1H [LP] 50; 63; 68,5; vedi anche il non enochico ApSof 10,11).

8 – Gli enochici restarono sempre fedeli al più antico calendario postesilico, quello solare di 360 giorni + 4, del quale esistette una forma più recente, in cui i quattro giorni fuori computo e privi di valore liturgico diventarono i 4 giorni fondamentali del tempo dell’anno: erano i giorni senza movimento del sole, i due equinozi e i due solstizi. Non accettarono mai il calendario civile lunisolare che fu accolto dai farisei e è divenuto il calendario del giudaismo odierno. L’accettazione del calendario lunisolare dovrebbe essere avvenuta intorno agli anni 160 a.C. L’assunzione di questo calendario si spiega in quanto era il calendario di tutti i popoli di allora, dalla Mesopotamia fino alla Grecia: faceva eccezione solo l’Egitto, che aveva un calendario diverso.

9 - In quanto al messianismo, esso è documentato nell’enochismo solo nella fase più tarda, col Libro delle Parabole (circa 30 a.C.) e ha carattere superumano. La figura di Enoc nei libri precedenti non è quella di un Messia di salvezza, ma solo di un rivelatore sia pure di misteri di salvezza. Solo nel Libro delle Parabole Enoc, uomo nato e non morto (anche secondo il testo canonico della Genesi [5, 24]), è dichiarato Messia. Ma è un Messia che vive in cielo, dove farà il Grande Giudizio alla fine dei tempi.

Un’ultima opera enochica è il libro detto dell’Enoc Slavo o dei Segreti di Enoc e fu composto intorno alla metà del I secolo, in ogni caso prima della distruzione del Tempio (2H/B).L’opera fu ampiamente riscritta verso il V sec. d.C.  in ambiente greco (2H/A). Appare anche un terzo libro di Enoc o Enoc Ebraico, ancora più tardo, segno che una qualche tradizione enochica deve essere sopravvissuta sia pure in maniera piuttosto sotterranea.

 


[17] Così  Sacchi e Boccaccini. Collins e Nickelsburg preferiscono abbassare la data di un secolo.

[18] Per quanto Ezechiele (cap. 18) avesse affermato che le colpe dei padri, a partire da quel momento, non sarebbero più ricadute sui figli, ma ciascuno avrebbe pagato per le sue colpe, tuttavia l’idea che le colpe dei padri possano cadere sui figli deve essere restata nella mentalità ebraica. Cfr. l’episodio del cieco nato e la domanda dei discepoli a Gesù in Gv  9, 2.

[19] C’è anche un primo racconto enochico del peccato angelico molto più semplice. È il racconto della caduta degli angeli, del quale c’è traccia anche nel testo cano

[20] Il Libro dei Vigilanti conosce qualche episodio narrato nel Pentateuco, ma non lo considera Legge

[21] La documentazione più antica delle Tavole celesti è in 1H (LA) 81. Ma in questa citazione non si parla della Legge.

[22] I Giubilei citano qualche legge come letta nelle Tavole Celesti (4,5. 32; 23,32; 30,9), ma nessuno ha mai fatto una trascrizione completa di queste leggi, che appaiono essere inventate di volta in volta a seconda delle esigenze.

[23] Il libro dei Segreti di Enoc ci è giunto in due redazioni: la più antica è quella che ci interessa qui (metà del I sec. d.C.). L’altra recensione è molto più tarda e appartiene a un ambiente diverso.

[24] L’amore è chiamato “pietà e dolcezza” , formalmente sulla base di prov. 31,26 (2H 42,13), ma il punto di vista dell’autore di 2H è molto diverso. Un’altra virtù fondamentale in 2H è la pazienza.




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