Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


R. Aguirre - C. Bernabè - C. Gil, Cosa sappiamo di Gesù di Nazaret?
Messo in linea il giorno Giovedì, 28 luglio 2011
Pagina: 1/1


R. Aguirre - C. Bernabè - C. Gil, Cosa sappiamo di Gesù di Nazaret?

 

Rafael Aguirre, Carmen Bernabè, Carlos Gil, Cosa sappiamo di Gesù di Nazaret? Il punto sulla ricerca attuale, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2010; ediz. orig. Qué se sabe de… Jesùs de Nazaret, Estella, Editorial Verbo Divino, 2009.

Recensione di Fabio Cigognini



 

ACQUISTA ONLINE

È davvero pregevole, per una serie di ragioni che cercheremo di illustrare, il libro che qui presentiamo all’attenzione dei nostri lettori. Si tratta di un testo scritto a più mani, da tre professori di Nuovo Testamento dell’Università Deusto di Bilbao (Spagna), che da anni collaborano ad alcuni progetti di ricerca aventi come scopo principale lo studio, l’insegnamento e la divulgazione del Nuovo Testamento. Proprio il fatto di essere stato redatto da più autori è coerente con la prospettiva epistemologica che i tre studiosi spagnoli esplicitano nell’Introduzione, dove si afferma che “L’obiettivo dell’opera è di facilitare l’accesso al Gesù storico attraverso i Vangeli” e che “il lavoro in équipe ha comportato una dinamica di scambio e di discussione sulla maggior parte dei temi affrontati, nonché sull’approccio a ciascuno di essi e sullo schema d’insieme”. La pluralità dei punti di vista, dunque, imprescindibile caratteristica degli studi sul Gesù della storia, lungi dall’essere un impedimento è valutata dagli autori come “il miglior modo di avvicinarsi alla verità” e rimane il motivo fondamentale per cui “escono continuamente (e continueranno a uscire) libri su Gesù di Nazaret”. Ma le poche pagine introduttive, assai dense, sono importanti per altre due ragioni. In primo luogo, i nostri esegeti chiariscono il modo in cui intendono portare a termine il loro obiettivo, presentando cioè la figura di Gesù attraverso un’esposizione critica del percorso di ricerca storica intorno alla sua figura; in seconda istanza, proprio alla luce delle premesse epistemologiche esposte, che vanno nella direzione di una valorizzazione della pluralità degli approcci e dei punti di vista, l’intento degli autori è quello di agevolare il dialogo tra storia e fede: “Le scienze storiche – affermano – non esauriscono in alcun modo la comprensione di Gesù e lasciano irrisolte un’infinità di domande che, tuttavia, hanno trovato risposta nell’arco dei secoli in modi diversi” d’altro canto, è pur vero che “la storia, con tutti i suoi fattori condizionanti, non è prescindibile; è, anzi, il cammino ineludibile, il campo di lavoro su cui trovano sostegno le affermazioni della fede e della disciplina che fornisce gli strumenti per vagliare la fede stessa”. Dopo l’Introduzione, il libro è suddiviso in quattro parti e si conclude con una bibliografia commentata, uno strumento prezioso per i lettori che intendano approfondire ulteriormente le tematiche presentate. Ciascuna parte è a sua volta composta da uno o più capitoli; nell’indice generale il lettore può rivenire gli autori dei singoli capitoli.

Nella prima sezione, intitolata Come siamo giunti fin qui? Carmen Bernabè illustra i capisaldi della storia della ricerca sul Gesù storico e l’importanza di tale ricerca. Mi pare anzitutto importante sottolineare come la ricercatrice non taccia il fatto che, sovente, l’argomento oggetto di quest’opera trovi un’eco “sensazionalista e poco informata”. A tutto questo concorre una serie di motivi tra cui “il fatto che non vi sia stata una divulgazione sufficientemente chiara, elaborata estesa e continuativa degli studi biblici critici condotti sin dall’inizio del secolo XX”. A tale deficit cerca di porre rimedio, nei limiti delle sue possibilità, il nostro testo. In questa prima parte, costituita da un solo capitolo, sono esposti la differenza tra “Gesù reale”, “Gesù storico” e “Gesù teologico”; vengono inoltre illustrati le tre tappe – “Old Quest”, “New Quest” e “Third Quest” - e i protagonisti principali della ricerca sul Gesù della storia, nonché i “criteri di storicità” che sono utilizzati nello studio critico delle fonti. La lettura di questa prima parte risulta particolarmente istruttiva per il fatto che, come sottolinea l’autrice, “la critica storica non è una scienza esatta”; pertanto, “i presupposti metodologici e gnoseologici di chi si mette ad analizzare le fonti sono sommamente importanti per i risultati”.

La seconda parte, dal titolo Quali sono gli aspetti centrali del tema?, è molto articolata e comprende ben otto capitoli, nei quali i tre studiosi indagano gli aspetti salienti e le questioni che hanno impegnato, e tuttora impegnano, gli storici e gli esegeti che si interessano al Gesù della storia. Si tratta di una sezione veramente ben strutturata, in cui la preoccupazione principale che guida gli autori è quella dell’esaustività delle informazioni, senza, peraltro, mai scadere in tecnicismi superflui che possono scoraggiare, in modo particolare, il lettore alle prime armi; d’altra parte, è vero che in un testo come questo vi è anche il pericolo opposto: quello cioè di semplificare eccessivamente la materia, dando per scontato tesi che invece sono ampiamente dibattute in ambito scientifico. L’esposizione critica delle principali opinioni intorno ai temi trattati, entro i limiti consentiti ad un’opera come questa, evita però anche questo problema. Questa parte, in accordo con l’attuale tendenza della ricerca, è inoltre caratterizzata dallo sforzo degli autori di situare Gesù nel suo contesto storico: si assume cioè, giustamente, che senza una precisa conoscenza delle coordinate spazio-temporali entro le quali Gesù insegnò ed operò, e senza la comprensione dei caratteri del Giudaismo a lui coevo, è impossibile identificare le prerogative e i segni distintivi del messaggio e dell’opera del Nazareno. Ampio è il ricorso, da parte dei nostri studiosi, ai risultati di quelle che sono ormai divenute discipline irrinunciabili per la ricerca storica: l’antropologia culturale, la sociologia e la psicologia sociale. L’utilizzo poi di cartine, schemi e disegni – strumenti il più delle volte ritenuti erroneamente superflui – fornisce ai lettori (soprattutto a quelli meno competenti) un prezioso supporto. In modo particolare, ritengo che chi, cimentandosi con questo testo, affronti per la prima volta un argomento così complesso e dalle molteplici sfaccettature, possa rendersi conto di come sia fuorviante rispondere ad alcune questioni oggi molto in voga senza un’adeguata contestualizzazione. Valga, come esempio su tutti, l’interrogativo circa la posizione della donna nel movimento di Gesù. Dopo avere letto il paragrafo dedicato a questo argomento, ci si rende conto di quanto sia anacronistico definire Gesù “femminista”! Certamente, l’atteggiamento di Gesù al riguardo e la sensibilità che egli dimostra nei confronti delle donne, sono singolari per l’epoca. Ma si fraintenderebbe il comportamento di Gesù se ritenessimo che egli pensasse ad una “parità” uomo-donna nei termini in cui la concepisce l’attuale cultura occidentale. È invece comprensibile alla luce dell’elemento centrale della sua missione e del suo insegnamento, vale a dire “Il Regno di Dio”, le cui rilevanti conseguenze socio-politiche e organizzative sono debitamente messe in rilievo dai tre studiosi baschi. “Gesù – quindi – riunì intorno a sé un movimento contadino con elementi carismatici, che assumeva valori e comportamenti contro-culturali”, all’interno dei quali era previsto il discepolato femminile. Ma, rifacendoci ad una locuzione coniata da uno dei maggiori studiosi viventi del Gesù della storia, Gerd Theissen, il fondamento del discepolato delle donne si trova nella Wertrevolution (= Rivoluzione dei valori) che il Regno di Dio presuppone. Da ultimo, benché il capitolo sul “L’Insegnamento di Gesù” e quello su “Le azioni di Gesù” siano, per ragioni espositive, separati, si insiste correttamente sul fatto che le due dimensioni debbano essere lette insieme: tra le due realtà vi è un’implicazione reciproca che gli autori prontamente fanno emergere. In tal modo, si contribuisce a fornire un’immagine della persona storica di Gesù studiata e interpretata nella sua globalità, aspetto questo che non di rado manca in parecchie monografie sul tema.

La terza parte – Questioni aperte nel dibattito attuale – è sostanzialmente dedicata all’origine della fede nella resurrezione. Benché si tratti di una “realtà metastorica”, la sua trattazione in questa sede è opportuna per il fatto che “I discepoli affermarono che la storia di Gesù non si era conclusa con la sepoltura; egli era risorto e la sua storia giungeva a compiutezza soltanto a partire da questo punto”. Questa constatazione suggerisce pure il modo corretto di impostare la questione da parte dello storico. Ciò che egli “può provare non è la verità o la falsità del fatto in sé, ma la testimonianza dei discepoli di Gesù che affermano un’esperienza di incontro con il Risorto e ne espongono gli effetti”. Il capitolo da cui è costituita questa sezione si divide a questo punto in due parti, la prima dedicata alle “formule primitive” dell’esperienza pasquale: “testi brevi, a volte solo frasi o formule più o meno complesse” che si ritrovano all’interno delle confessioni di fede, che hanno come “simbolo centrale” la “resurrezione dai morti”; nella seconda parte si esaminano invece i “racconti pasquali”, la cui funzione, nella loro articolazione attuale, è essenzialmente vista nell’illustrare “plasticamente […] la fede proclamata nelle formule” e nello sviluppare, dal punto di vista della catechesi, “alcuni aspetti cruciali per quanti, nelle generazioni posteriori, non avevano avuto accesso alla primigenia esperienza pasquale”. I lettori potranno trovare qui alcuni dei temi più dibattuti attorno all’origine della fede pasquale, come ad esempio la questione sempre presente del “sepolcro vuoto” e quella relativa alla “visione soggettiva” e alla “visione oggettiva”. Il capitolo è chiuso da un paragrafo in cui C. Bernabè indaga criticamente, alla luce dei più recenti contributi, la possibilità che, oltre al dato fondamentale delle apparizioni, altri impulsi possano avere contribuito in maniera decisiva alla nascita della fede nella resurrezione di Gesù. Mi pare condivisibile l’osservazione secondo cui nei racconti, “benché più recenti – in quanto narrazioni scritte – risuonano anche antichi racconti orali, trasmessi e utilizzati nelle comunità per scopi diversi”. Discutibile mi sembra invece il ricorso all’antropologia culturale, in modo particolare allo studio antropologico delle “lamentazioni rituali che sono parte dei riti di lutto” che “acquisiscono di frequenza la forma di un dialogo con il defunto”; oppure il riferimento a “esperienze estatiche”, designanti “stati alterati di coscienza” all’interno dei quali una persona può esperire “realtà alternative” non riconducibili alle conoscenze ordinarie. Personalmente, approvo l’opinione secondo la quale tali fenomeni “erano assai abituali e meno straordinari di quanto risultino oggi in Occidente”. Sicuramente poi essi non risultavano “estranei alla stessa Bibbia”. Ma l’uso di tali categorie rende veramente giustizia ai testi? Rispetta realmente la loro natura e l’esperienza che i loro autori intendevano trasmettere? Inoltre, non riesco a cogliere come questa prospettiva ermeneutica permetterebbe di differenziare – come invece ritiene l’autrice – “l’esperienza estatica” dal filone della “visione soggettiva”, che da D. F. Strauss giunge a J. D. Crossan e G. Lüdemann.

L’ultima parte, dal titolo Per approfondire, consta di un capitolo conclusivo che gli autori hanno scritto insieme. Si potrebbe definire un “capitolo riassuntivo”, in cui i tre esegeti spagnoli fanno sintesi del loro lavoro, inserendolo nel contesto più ampio della ricerca attuale sul Gesù storico. Mi sembrano particolarmente rilevanti le considerazioni inerenti al rapporto tra Bibbia e cultura. Non mi pare trascurabile, infatti, ribadire come “la Bibbia è divenuta patrimonio dell’umanità. E se è legittimo che i credenti abbiano i propri principi ermeneutici, la Bibbia può essere studiata anche come tutte le opere letterarie storiche dell’antichità”. Così come anche il fatto “che la fede non debba temere la verità delle diverse scienze, sempre che esse siano consapevoli dei propri limiti. Ciò che vale per la fisica e l’astronomia […] vale anche per la storia. Anzi, la fede deve sempre stimolare lo spirito umano perché cerchi la verità”. Penso che l’equilibrio che ritroviamo in queste parole, che contraddistingue l’intera opera, sia uno degli aspetti migliori di questo libro. Lontano dai sensazionalismi che oggi sovente gli argomenti teologico-religiosi recano con sé, i nostri esegeti introducono i lettori alla complessità dei problemi e li invitano, equipaggiati degli strumenti basilari, a fornire loro stessi una prima risposta critica: “Noi, autori del libro, siamo i primi ad essere consapevoli di aver presentato una storia aperta, che ha conosciuto gli sviluppi più disparati, non sempre legittimi; […] Resta per il lettore l’invito ad aggiungere le proprie riflessioni a quelle che modestamente abbiamo finora presentato”.

Se è vero, dunque, da una parte, che il testo biblico non è riservato solo ai devoti credenti, ma che tutti sono invitati a scoprirne l’alto valore storico-letterario e che, dall’altra, l’idea secondo cui uno studio approfondito che sappia padroneggiare i metodi degli storici non possa essere di alcun danno alla fede – anzi, caso mai può costituire un valido supporto –, allora il libro che abbiamo presentato può senza alcun dubbio rappresentare un valido strumento, in special modo per quei lettori non (ancora) esperti, che sono interessati alla costruzione di un proprio punto di vista criticamente fondato, lontano da quei clamori che nascondono spesso ignoranza e superficialità. Senza tralasciare il fatto che anche coloro che posseggono già una solida conoscenza in materia potranno trovare, nell’accostare questo volume, spunti eccellenti di approfondimento: un esempio a tal proposito può essere costituito dal modo in cui R. Aguirre riesamina la questione del rapporto tra l’annuncio di Gesù, l’escatologia e l’apocalittica.


 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Recensioni e schede bibliografiche
Recensioni e schede bibliografiche

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke