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Documento: La formazione del Nuovo Testamento e la questione del canone
Messo in linea il giorno Giovedì, 25 aprile 2002
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La formazione del Nuovo Testamento e la questione del canone

di Clementina Mazzucco e Andrea Nicolotti

La Bibbia è spesso considerata come se fosse un libro unico; sfugge a molti che essa è invece la somma di settantatre libri, scritti in epoche diverse, da persone diverse e con scopi diversi. Come si è formata la Bibbia, e chi ha stabilito quali e quanti fossero i libri che compongono la Bibbia? Perché vi sono alcuni scritti che hanno un nome simile a quello dei libri contenuti nella Bibbia, ma sono stati da essa esclusi? Che cosa sono gli scritti apocrifi, i deuterocanonici e gli pseudoepigrafi? Questa trattazione sul canone ha lo scopo di chiarire questi temi, limitandosi allo studio della formazione del Nuovo Testamento.



Sommario

 

Il capitolo è di Clementina Mazzucco, con alcune integrazioni di Andrea Nicolotti.

Il canone ed i libri canonici

La formazione del NT, ossia il processo attraverso cui si è arrivati all’attuale numero e disposizione degli scritti neotestamentari, è strettamente connessa con la questione del canone. Su questo argomento esistono molte trattazioni, tuttavia l’impostazione è di tipo per lo più teologico e confessionale e dà molto spazio a concetti come quelli di ispirazione o di rivelazione, estranei ai nostri scopi. Noi cercheremo di affrontare l’argomento in modo più storico, anche se è comunque un dato ineliminabile che il NT si è costituito secondo criteri ecclesiali e di fede.

Un criterio rigorosamente storico ha talora portato a studiare gli scritti del NT insieme a tutto il complesso delle opere che furono composte nel medesimo periodo o poco oltre (I-II sec.): da una parte, gli scritti, simili per denominazione o genere (vangeli, lettere apostoliche, atti di apostoli, apocalissi) che saranno definiti poi «apocrifi» (cioè «segreti», ma anche «non canonici») 1, dall’altra parte, quelli che che più tardi saranno raccolti sotto la denominazione di «Padri apostolici» (la Didachè, le lettere di Clemente Romano, di Ignazio, di Policarpo, dello Pseudo-Barnaba, il Pastore di Erma, ecc.).

Il termine «canone» deriva dal greco kanôn, sostantivo che denota anzitutto un’asta diritta e rigida. Poiché la bacchetta diritta era impiegata per drizzare altre cose o per verificare che altre cose fossero diritte, kanôn designava la livella, il regolo o l’archipendolo usato dai carpentieri, oppure il righello dello scrivano. In senso lato, kanôn fornisce un criterio o modello (latino norma) i rapporto al quale si può determinare la dirittura di opinioni o azioni, oppure la norma, la regola di qualche cosa; una persona esemplare era per i Greci canone del bene. In riferimento alla letteratura, il kanôn era per i grammatici alessandrini la raccolta di opere classiche ritenute degne di essere imitate. Per Paolo (Gal 16,10) il kanôn è il comportamento cristiano esemplare. Per i Padri prevale il significato di regola o norma della fede, e nel 341 d.C. fu dato il nome di «canoni» alle deliberazioni del concilio di Antiochia. Il termine venne quindi applicato, come avvenne appunto per i libri della Bibbia non più tardi del IV secolo, ad una lista di scritti normativa o orientativa 2.

La parola canone applicata alle Scritture, quindi, ha un primo significato di «norma di fede e di vita» per i credenti: gli scritti che ne fanno parte si impongono cioè come norma, regola della fede e della vita cristiana (i teologi sono soliti parlare di «canone attivo»). Poiché questa norma di vita e fede si identifica con i libri che la contengono, tali libri, rappresentanti la regola concreta, la norma per i cristiani, sono appunto i libri canonici («canone passivo»). Perciò per "canone biblico" si intende il catalogo ufficiale dei libri che compongono la Bibbia che la Chiesa ha riconosciuto come ispirati, i quali costituiscono la regola della fede e dei costumi del cristiano.


1 Esistono apocrifi sia dell’AT sia del NT; a volte se ne parla complessivamente come di «letteratura intertestamentaria».

2 Cfr. H. W. BEYER, Kanôn, in G. KITTEL et alii (a cura di), Grande Lessico del Nuovo Testamento, trad. it., vol. V, pp. 169-186; B. M. METZGER, Il canone del Nuovo Testamento. Origine, sviluppo e significato, trad. ital., Brescia, Paideia, 1997, pp. 253-256.




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