Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Jacques Schlosser, Il gruppo dei dodici
Messo in linea il giorno Domenica, 08 settembre 2013
Pagina: 1/1


Jacques Schlosser, Il gruppo dei dodici

 

Jacques Schlosser, Il gruppo dei dodici. Ritorno alle origini, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2013. Titolo Originale, Le groupe des Douze.

Recensione a cura di Fabio Cigognini.



 

ACQUISTA ONLINE

Il libro che presentiamo all’attenzione dei nostri lettori, scritto da Jacques Schlosser, professore emerito di Nuovo Testamento presso l’Università Marc Bloch di Strasburgo (Francia), ha il pregio di avere come soggetto un argomento a cui, solitamente, viene prestata attenzione all’interno di più ampie trattazioni (ad es.: monografie sul “Gesù storico” o sui miniseri nella Chiesa delle origini). Come dimostra anche la bibliografia posta al termine del volume, infatti,  se escludiamo articoli tratti da dizionari esegetici, non sono poi così numerosi i testi dedicati appositamente al tema dei “Dodici”, nonostante la centralità indiscussa che  viene loro attribuita, a livelli diversi e  secondo differenti articolazioni,  nel Nuovo Testamento e il loro significato all’interno della cultura occidentale - si pensi soltanto, a questo proposito, alle rappresentazioni artistiche.

Dopo una Introduzione, il volume si snoda attorno a quattro capitoli, brevi, ma molto densi e ben congegnati. La Bibliografia, l’indice delle citazioni bibliche ed extra-bibliche, l’indice degli autori moderni e quello generale concludono l’opera.

L’introduzione è dedicata al significato simbolico che assume il numero dodici nella cultura e nelle civiltà antiche, con particolare attenzione, naturalmente, al mondo biblico, dove l’importanza del numero dodici è associata in modo particolare alle “dodici tribù d’Israele”. In ambito cristiano, poi, tale numero è indissolubilmente legato ai “dodici compagni di Gesù”, la cui importanza è fatta propria, con accenti diversi e differenti sfumature, da tutti gli scritti del cristianesimo antico, talvolta non senza “ambiguità quando certe espressioni antiche applicate inizialmente ai compagni di Gesù, diverse generazioni più tardi sono riprese per i ministri della Chiesa” – cfr. ad es. Didachè e Pastore di Erma -. Al termine della sua disamina introduttiva, Schlosser può quindi concludere: “ Gli apostoli hanno avuto un ruolo considerevole nella diffusione del Vangelo. La preoccupazione della continuità spinge a volgersi verso la tradizione apostolica nonché a interessarsi alla successione apostolica. Sul piano della qualificazione, in generale si distingue bene tra apostoli e discepoli. Non si è dimenticato che gli apostoli erano dodici, ma non ci si sofferma sul significato del numero”.  All’interno dell’esegesi moderna, poi, i Dodici hanno ricevuto una rinnovata attenzione e sono stati studiati sotto una luce differente a partire dai lavori sviluppatisi dopo la svolta metodologica della Formgeschichte prima e successivamente della Redaktionsgeschichte, mentre, più di recente, “Il ruolo e l’importanza dei dodici compagni di Gesù sono valutati soprattutto a partire dal contesto storico e religioso in cui Gesù visse”. E tale è, ovviamente, l’orientamento di studio che persegue anche il nostro testo.

Nel primo capitolo, intitolato La testimonianza fondamentale di San Paolo, l’autore concentra la propria attenzione sul “più antico riferimento letterario a un gruppo  particolare di adepti di Gesù, chiamati semplicemente ‘i Dodici’”, che si trova al capitolo 15 della prima lettera ai Corinzi, scritta dall’apostolo Paolo molto probabilmente nella primavera del 54. Il testo di 1 Cor 15,5 è importante in quanto il tema su cui Paolo riferisce è l’evento centrale della fede cristiana: la resurrezione di Gesù. Ebbene, in questo evento i Dodici giocano un ruolo primario. Non solo, ma dal testo di Paolo si può evincere pure che “la tradizione antica distingue nettamente tra ‘i Dodici’ e ‘gli apostoli’” e come  la formula  “i Dodici” fosse ormai codificata e servisse ad evidenziare il valore collettivo di un gruppo di dodici individui personalmente scelti da Gesù. Proprio perché “il venir meno di un membro [il riferimento è qui a Giuda Iscariota] non metteva in discussione il gruppo in quanto tale”, Paolo può sorvolare sull’esattezza numerica dei primi beneficiari delle apparizioni del Risorto e affermare: “Apparve a Ceca e quindi ai Dodici” (1 Cor 15, 5).

Il secondo capitolo, dopo una breve premessa volta ad illustrare ai lettori “Il problema sinottico”, è interamente dedicato, come si può desumere anche dal titolo – La testimonianza dei Vangeli da un punto di vista letterario – all’indagine linguistico letteraria. L’autore esamina sinteticamente le espressioni “i dodici discepoli” e “i dodici apostoli”, prima di dedicarsi in modo particolare alla formula “i Dodici”.  L’analisi svolta in questo capitolo conduce ad alcune conclusioni che possiamo sinteticamente riassumere come segue. I “Dodici”, pur non perdendo i loro specifici tratti identitari e il loro ruolo di fondamento, per le successive generazioni cristiane svolgono anche la funzione di “paradigma del credente”: da qui, una certa tendenza all’assimilazione nei Vangeli tra “i Dodici” e “i discepoli”. In termini generali, poi, è possibile affermare che” l’accostamento tra l’aggettivo numerale e il sostantivo ‘apostolo’ è quantomeno abbozzato nei Vangeli sinottici”, in modo particolare in Luca, mentre “il quarto vangelo utilizza solo una volta la parola ‘apostolo’, precisamente in Gv 13,16”. La questione della relazione tra i termini  “apostolo” e “dodici” è direttamente connessa al problema della storicità dell’invio in missione dei Dodici da parte di Gesù e, prima ancora, all’interrogativo se l’appellativo di “apostoli” sia stato conferito ai Dodici da parte di Gesù . Così Schlosser: “Probabilmente Gesù stesso ha inviato i Dodici in missione, ma non sembra avere utilizzato la categoria dell’apostolato, del resto essenzialmente postpasquale nella sua versione cristiana, per indicare una funzione permanente. E questa è una ragione in più per non identificare sistematicamente apostoli e Dodici”.

L’indagine condotta dall’autore nel secondo capitolo, che abbiamo cercato di sintetizzare, può essere considerata propedeutica al tema del capitolo successivo, I Dodici e la storia. Due sono gli argomenti approfonditi in questa sezione del testo: la storicità del gruppo dei dodici e la sua parabola storica. È necessario occuparsi del primo tema poiché la costituzione del gruppo dei Dodici da parte del Gesù storico è stata messa in dubbio  tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 del ‘900 in modo particolare da alcuni discepoli del Bultmann, che radicalizzarono lo scetticismo del maestro. Il nostro autore ricorda in modo particolare i nomi di Klein, Schmithals e Vielhauer. Potremmo aggiungere alla lista anche quello di Conzelmann. Nello stesso periodo, studiosi del calibro di Rigaux e Dupont “difendevano con determinazione la tesi classica che attribuiva a Gesù la costituzione del gruppo dei Dodici”. Attualmente, pur non mancando i sostenitori della formazione postpasquale della cerchia dei Dodici, la posizione predominante all’interno dell’esegesi del NT, sostiene la tesi secondo cui “i Dodici” sono già una realtà prepasquale. Schlosser segue qui in modo particolare J. Meier che, nella sua opera fondamentale Un ebreo marginale, ha dedicato ampio spazio allo studio dell’organizzazione del movimento suscitato da Gesù, di cui i Dodici sono parte essenziale. Con l’esegeta americano, dunque, il nostro autore condivide l’idea secondo cui i criteri della molteplice attestazione e dell’imbarazzo (= Giuda è “uno dei Dodici”!) siano risolutivi.  Parte di questo capitolo è poi dedicata allo studio di singoli personaggi che componevano la cerchia dei Dodici. L’attenzione di Schlosser si concentra su quelle figure per le quali si hanno a disposizione più dati storici e cioè Pietro, Giacomo e Giovanni e, infine, Giuda.  Per quanto concerne poi “la scomparsa progressiva e pratica del gruppo dei Dodici”, attestata sia da Paolo che dagli Atti degli apostoli, si possono individuare tre ragioni plausibili, alla luce dello sviluppo della traiettoria storica del Cristianesimo primitivo: in primo luogo la perdita di importanza della restaurazione escatologica di Israele, di cui i Dodici sono segno, una volta che la missione cristiana varcava i confini del mondo ebraico per raggiungere  quello greco - ellenistico; l’afflusso di nuovi membri provenienti proprio dall’ambiente ellenistico, che si sentivano mal rappresentati da un ristretto gruppo di Galilei e le persecuzioni scatenate durante il regno di Erode Agrippa, che ebbero come conseguenza l’uccisione di Giacomo di Zebedeo e la fuga di Pietro da Gerusalemme, possono invece essere considerate le “ragioni pratiche” che contribuirono all’eclisse dei Dodici.

Lo studio dei cataloghi dei Dodici, che possiamo trovare nei Sinottici e in Atti, a cui Schlosser aggiunge l’analisi degli elenchi conservati nel Vangelo degli Ebioniti e nelle Costituzioni apostoliche, pur essendo svolto nell’ambito dell’indagine delle problematiche di natura storica inerenti al gruppo dei Dodici, sono funzionali, come dichiara l’autore stesso, “a chiarire la natura del progetto di Gesù”. Di questo argomento si occupa il quarto ed ultimo capitolo, intitolato Ruolo e significato profondo dei Dodici. L’esegeta strasburghese apre il capitolo affermando che “la questione del ruolo e del significato dei Dodici deve quindi essere posta sul piano del ministero di Gesù, ma anche in rapporto con la chiesa nascente”. Per quanto riguarda il primo aspetto, il gesto di Gesù è direttamente collegato all’elemento centrale della sua predicazione e della sua azione: l’avvento del Regno di Dio. Poiché però non esiste Regno di Dio senza un Israele restaurato, ecco che l’atto di Gesù acquista tutto il suo significato se viene visto in relazione alla grande speranza di Israele, che ha lasciato traccia, con diverse sfumature ed accentuazioni, nei testi più disparati e composti in epoche diverse. Se l’iniziativa di Gesù è dunque ben radicata nella storia e nella cultura di Israele, non bisogna però dimenticare “un elemento fondamentale, cioè che la natura dei suoi atti e il tenore delle sue parole lasciano intendere che Gesù avesse in testa un rinnovamento etico e religioso più che una restaurazione di tipo politico nel senso stretto del termine”. Per quanto concerne poi il rapporto tra i Dodici e la Chiesa, occorre registrare una ripresa e al tempo stesso una risignificazione del tema delle dodici tribù, svolta alla luce della fede nella resurrezione, all’interno della letteratura cristiana antica, per cui “le tribù d’Israele, che sono così spesso presenti nella tradizione biblica, sono diventate delle nazioni”. A tale evoluzione sarebbe connesso, come si è visto, il progressivo dissolversi dei Dodici, così come l’introduzione di una nuova terminologia (=Ekklesìa e i santi) per indicare l’appartenenza a Dio. Il capitolo si chiude con una breve Conclusione riassuntiva, prima della quale il nostro autore presenta sinteticamente la tesi di Franz Muβner, per cui, a partire dall’ipotesi di una galiläische Krise - nei confronti della quale gli esegeti sono oggi molto più cauti - che avrebbe comportato la reale  possibilità di vedere fallire l’opera a cui aveva dedicato l’intera vita, Gesù avrebbe fatto “dei Dodici il cuore della comunità messianica futura per la cui costituzione essi continueranno a radunare Israele, sotto una forma nuova che ben presto avrà il nome di Chiesa”.

Il libro presenta molti pregi ed è perciò raccomandabile per la lettura. Anzitutto, come accennavo anche sopra, affronta in una breve monografia un argomento di non facile approccio, sovente affrontato all’interno di trattati più ampi, spesso voluminosi, che scoraggiano soprattutto il lettore non (ancora) esperto. In secondo luogo, il linguaggio utilizzato è accessibile a chiunque e, grazie ad un’esposizione fluida, i lettori possono conoscere i principali nodi problematici connessi all’argomento trattato, le varie soluzioni proposte e le più importanti teorie. Le note a piè pagina sono essenziali e non appesantiscono la fruizione del testo, mentre gli indici al termine del volume e la bibliografia risultano essere strumenti adeguati per chi volesse approfondire ulteriormente. Infine, ritengo che il presente volume contribuisca a porre in discussione una rappresentazione consolidata nell’immaginario collettivo (= Gesù attorniato solo dai “Dodici apostoli”), ma per nulla corrispondente al dato storico e a ricondurre il tema dei “Dodici” entro il quadro e le radici storico - culturali di Israele.  Al tempo stesso, però, occorre registrare un aspetto deficitario nella ricerca di Schlosser: si ha l’impressione, infatti, che la complessa struttura organizzativa del “movimento di Gesù” sia in qualche modo presupposta, ma che non sia sufficientemente esplicitata ed approfondita.


 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Recensioni e schede bibliografiche
Recensioni e schede bibliografiche

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke