Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Dale C. Allison, Jr., Cristo storico e Gesù teologico
Messo in linea il giorno Giovedì, 26 dicembre 2013
Pagina: 1/1


Dale C. Allison, Jr., Cristo storico e Gesù teologico

 

Dale C. Allison, Jr., Cristo storico e Gesù teologico, Paideia editrice, Brescia 2012. Edizione originale The historical Christ and the Theological Jesus. Wm. B. Eerdmans Publishing Company, Grand Rapids, Mich., 2009.

Recensione a cura di Fabio Cigognini.



 

ACQUISTA ONLINE

 

Negli ultimi anni si riscontra, nell’ambito della ricerca sul Gesù della storia, la tendenza a reimpostare la problematica a partire dalle questioni fondamentali, cioè dagli interrogativi che l’hanno mossa sin dai suoi albori. Prima ancora di affrontare le singole questioni che da decenni ormai appassionano il dibattito tra gli studiosi, si è preso coscienza dell’importanza della metodologia utilizzata – basterà ricordare, a questo riguardo, la monumentale opera Un ebreo marginale dell’esegeta americano J. Meier -; o ancora, si è posto in rilievo la differente natura e dinamica di sviluppo tra oralità e scrittura, scarsamente considerata nelle tradizionali monografie sulla figura storica di Gesù – non possiamo, a tal proposito, non citare lo studioso inglese J. Dunn (al quale la sezione delle “Recensioni” di questo sito ha giustamente dedicato attenzione). Si inserisce in questo solco anche il volume che qui presentiamo all’attenzione dei nostri lettori, scritto da Dale Allison Jr., docente di Nuovo Testamento e Origini cristiane presso il Theological Seminary di Pittsburg (Stati Uniti).

Il libro si compone di una breve Premessa, di un’Introduzione e di cinque capitoli. L’Indice dei passi biblici e quello degli Autori moderni lo concludono.

Il Leitmotiv che percorre il testo può essere sintetizzato dal seguente interrogativo: a cosa serve la ricerca sul “Gesù della storia”? A partire da questa domanda, l’autore indaga quella che, in senso ampio, potremmo definire la “questione ermeneutica” che soggiace alla ricerca storica su Gesù.

Nell’Introduzione Allison mette in luce come, a partire dall’Illuminismo, l’approccio alla figura di Gesù e, più in generale, ai testi biblici, sia profondamente mutato, comportando una serie di conseguenze - che riguardano in modo particolare la teologia e la fede -  a cui è impossibile sottrarsi. Se la ricerca storico-critica ha generato molta incertezza e parecchi dubbi, mi pare significativo allora citare direttamente l’autore che, al termine dell’Introduzione, così si esprime: “Questa è la mia personale testimonianza di un dubbio che cerca di comprendere. […] Di due sole cose mi sento sicuro. La prima è che poiché le cose che non mutano non crescono – i sassi restano sassi -, i cambiamenti di pensiero informati dovrebbero essere ben accolti, non temuti. La seconda è questa: un Gesù non indagato non merita d’essere posseduto”.

I primi tre capitoli, intitolati rispettivamente Il problema dell’utilità teologica – Questioni disputate e Come procedere sono stati concepiti dall’autore in maniera unitaria. Proprio per questo loro carattere di fondo, converrà tentare di discuterli cercando anzitutto di riassumerne le tematiche principali che vengono analizzate.

In primo luogo l’esegeta americano approfondisce il problema della pluralità. Non solo il Nuovo Testamento ci consegna diverse immagini di Gesù, ma il tentativo della ricerca storico-critica di rintracciare il “Gesù autentico” al di là delle molteplici rappresentazioni neotestamentarie ha condotto al risultato paradossale di una moltiplicazione di immagini e di presentazioni, tali da lasciare sconcertati non solo i credenti, ma, prima ancora, i teologi che sono posti di fronte al quesito fondamentale del rapporto tra ricerca storica da una parte e teologia dall’altra. Se in prima istanza i risultati non sembrano incoraggianti e paiono anzi tradire le premesse, ad un’analisi più approfondita si è costretti ad ammettere – e qui l’autore è in sintonia con l’epistemologia contemporanea – che ciò rispecchia i caratteri di scientificità della ricerca storico critica: “Qual è – si chiede Allison – il campo di studi accademici che non sia lacerato dalle controversie ostinate degli specialisti?”. Tuttavia, l’esigenza di sintesi e di isolare alcuni punti fermi è propria di ogni ricerca scientifica. Banalmente, se è vero che la fisica contemporanea ci ha messi al corrente che, perlomeno a certi livelli del reale, le teorie  newtoniane sono invalidate e che la filosofia della scienza dà ormai per assodato che il principio di falsificazione è alla base del progresso scientifico, è anche vero che vi sono alcune certezze di base che non possono essere poste in discussione. Viceversa, tutti noi non ci azzarderemmo mai più a prendere non dico un aereo, ma neppure l’ascensore! È possibile fare un discorso analogo anche per quanto concerne la ricerca sul Gesù storico? L’autore ammette che esiste una certa unanimità tra gli studiosi che è maggiore che in passato, ma, al tempo stesso, definisce tale consenso come “tedioso”: i punti salienti della vita e del pensiero di Gesù rimangono irrisolti e la ricerca aperta.

Il filo logico che segue il testo di Allison procede a questo punto in due direzioni: anzitutto va alla ricerca delle ragioni di tale diversità di ricostruzioni, che è comprensibile, in conformità all’ermeneutica contemporanea – viene citato espressamente Gadamer! -  a partire dalla precomprensione personale di ciascun studioso: “Le correlazioni tra fede personali e scoperte storiche sono infinite. Nei libri scritti da protestanti evangelici Gesù sembra ben disposto verso il protestantesimo evangelico, mentre è fedele giudeo nei libri scritti da ebrei non cristiani che desiderano rivendicare per sé Gesù”. Forse la conclusione potrà apparire eccessivamente schematica, ma ha indubbiamente un suo fondo di verità. Interessante è poi il fatto che Allison mostri la veridicità di questa tesi applicandola al proprio percorso di studioso e notando come la sua ricostruzione della figura di Gesù sia cambiata nel corso del tempo e rifletta in parte addirittura gli stati d’animo caratteristici del periodo in cui è stata ideata una determinata opera: il Gesù ricostruito non è mai il risultato di una “inflessibile onestà storica”. È anche vero, d’altra parte, che, a parere dell’autore, le precomprensioni non sono obbligatoriamente fonte di errore: “Non necessariamente le predilezioni sempre accecano. Talvolta possono anzi aiutare a vedere con maggior chiarezza. Credo anche che se la nostra visione è oscurata talvolta siamo in grado di toglierci la trave dall’occhio”.  L’intuizione di per sé è corretta; peccato però che l’autore non si soffermi più di tanto ad approfondire l’importanza della consapevolezza delle proprie precomprensioni.

Il secondo aspetto indagato in questa parte dell’opera, concerne invece la natura stessa della ricerca. Allison: “Il problema è che sono arrivato a rendermi conto di una cosa ovvia, cioè che l’identità personale non può essere separata dall’identità sociale”, e ciò vale a maggior ragione per le persone famose: “Di fatto si potrebbe formulare una regola: più si pensa che una persona sia importante, più varia è la serie di giudizi che la riguardano”. Proprio alla luce della nostra esperienza quotidiana, ci rendiamo conto che, se qualcuno volesse ricostruire la nostra “figura storica” non ci riuscirebbe “ignorando le testimonianze della famiglia, degli amici e dei conoscenti, per concentrarsi esclusivamente su quel che io ho fatto o detto”. Inoltre: “va anche detto che non necessariamente le invenzioni sono fuorvianti. Molte leggende su San Francesco indubbiamente ne colgono il carattere e anche se Eraclito non ha mai detto esattamente: ‘Non si entra mai due volte nello stesso fiume’, l’aforisma riassume bene uno dei suoi temi centrali”, senza contare che: “Le persone possono anche non capire se stesse o rimanere all’oscuro di quel che gli altri vedono in loro. Cosa ancor più importante, non sono in grado di valutare la loro vita nel suo insieme, perché come tale essa diventa visibile solo dopo che sono morti, forse molto tempo dopo”.  Dunque, la prospettiva dell’autore, allargandosi sempre di più a partire dagli aspetti psicologici e dai fattori oggettivi, procede nella direzione dell’adozione di un concetto più ampio di “storia”, più propenso a tenere insieme i “fatti” e le “interpretazioni”, nella misura in cui queste ultime contribuiscono a meglio illustrare e specificare i primi. Questa presa di posizione porta Allison a formulare, tra l’altro, una critica serrata nei confronti dei criteri di storicità che, ad “un esame accurato” si rivelerebbero “fatalmente viziati”. Valga su tutti un esempio, relativo alla molteplice attestazione che, per  lo studioso americano, “trascura l’ovvio problema che quanto più qualcosa è documentato, tanto più deve essere risultato gradito alla chiesa primitiva, e quindi tanto più sospettosi si deve essere nei suoi riguardi”.

Stando così le cose, parrebbe che l’analisi sin qui svolta porti l’autore ad uno scetticismo radicale, pari a quello, paradossalmente, di coloro che hanno utilizzato in modo spregiudicato il metodo storico-critico. In realtà, le cose stanno diversamente. La proposta di Allison, infatti, è quella di “affrontare la questione riflettendo sulla memoria umana, prendendo in considerazione come “di norma si ricordano le grandi linee di un evento o l’essenziale di una conversazione piuttosto che i particolari e dato che dai nostri ricordi estraiamo schemi e significati, ha poco senso mettersi a cercare Gesù vagliando singoli dati con i nostri criteri, nella speranza che qualche frammento conservi intatto il ricordo.  Si dovrebbe invece cercare di recuperare le strutture e di considerare il quadro generale”. Seguono, già a partire dal terzo capitolo, e in modo particolare nel quarto, intitolato Qualche difficile conclusione, delle esemplificazioni applicative della tesi: i miracoli, la trasfigurazione, l’escatologia, la cristologia e il ruolo del contesto diventano oggetto di studio proprio a partire dal quadro generale della testimonianza neotestamentaria.

Poiché l’autore non nasconde sin dagli esordi dell’opera la sua adesione alla fede cristiana, non fa meraviglia che l’ultimo capitolo dal titolo Qualche impressione personale sia dedicato all’esperienza che Gesù ebbe di Dio e quindi a tematiche quali Dio come padre e il rapporto tra bontà divina e presenza del male, ecc.

Non è semplice dare una valutazione complessiva di un libro come questo. Ritengo che il suo pregio maggiore sia quello di fare riflettere su alcuni interrogativi capitali che sono sempre stati rimossi, ma sui quali vale la pena di riflettere approfonditamente. Un aspetto interessante sottolineato dall’autore a tal riguardo è che i quesiti e le problematiche che impegnano gli studiosi oggi, benché come detto, a partire dall’Illuminismo si siano fatti più incalzanti, in realtà affondano le loro radici nell’antichità; addirittura si può risalire indietro fino al Nuovo Testamento: “Il nostro problema è che i diversi mezzi non portano allo stesso risultato. Abbiamo Giovanni di contro ai Sinottici, Atanasio di contro Ario, Wright di contro a Borg e così via”. Questo dialogo che percorre tutto il volume con coloro che a vario titolo si sono occupati della figura di Gesù, è uno degli aspetti più salienti del testo: i lettori più esperti avranno in tal modo la possibilità di confrontare le tesi di Allison con le altre che occupano la scena, mentre quelli meno ferrati avranno l’occasione di rendersi conto di quanto sia complesso e articolato l’argomento. Forse, a questo proposito, sarebbe stata opportuna una bibliografia, anche breve, che suggerisse ai lettori alcune piste di approfondimento; i rimandi alle opere citate sono invece esclusivamente indicati nelle note.

Nella misura in cui l’intento del libro era quello di aprire nuove vie di ricerca e suscitare interrogativi, ritengo che l’autore abbia centrato l’obiettivo. A mio parere però, se la parte più critica e decostruttiva del volume è quella maggiormente definita e meglio riuscita,  meno articolata, invece, e suscettibile di futuri sviluppi, mi è sembrata la parte esemplificativa, anche se sono presenti pure qui degli spunti interessanti, in modo particolare nella sezione dedicata all’escatologia nel suo sviluppo dai Sinottici a Giovanni. In ultima analisi va registrata un’eccessiva concentrazione sul rapporto tra esegesi e teologia da una parte e tra esegesi e fede dall’altra, a scapito di un ambito – la relazione tra studi biblici e cultura – a cui l’autore dedica scarsa attenzione (e perlopiù in termini generali) e nei confronti del quale il suo punto di vista potrebbe aprire interessanti prospettive.


 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Recensioni e schede bibliografiche
Recensioni e schede bibliografiche

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke