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Documento: La societÓ giudaica
Messo in linea il giorno Martedý, 15 gennaio 2002
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La societÓ giudaica

Gruppi e classi sociali al tempo di Gesù.

di Andrea Nicolotti

La società giudaica era suddivisa in classi rigidamente differenziate, ognuna delle quali era caratterizzata da diritti e doveri propri. Un quadro della situazione socio-politica del I secolo d.C.



I Sacerdoti

La celebrazione dei riti sacri, pubblici e privati, spettava ai Sacerdoti “della tribù di Levi, figli di Sadoq” (Ez 44,15), la cui genealogia veniva fatta risalire ad Aaronne, fratello di Mosè; essi godevano di numerosi privilegi (ad esempio ricevere parte delle offerte dei fedeli), dovevano essere liberi da difetti fisici, non potevano sposare una donna divorziata e sottostavano a rigide norme di purità. La classe sacerdotale era assai stimata all’epoca del secondo Tempio, sebbene fossero evidenti le differenze tra i sacerdoti benestanti e quelli semplici, che avevano anche altre attività. I sacerdoti più aristocratici ordinariamente erano Sadducei, ma ogni gruppo religioso ne annoverava tra le sue fila. Essi erano divisi in ventiquattro classi, ognuna delle quali prestava servizio nel Tempio per una settimana (cfr. Lc 1).

I sacerdoti erano coadiuvati nel loro servizio dai Leviti, il clero inferiore, che però non avevano gli stessi diritti dei sacerdoti, e si occupavano anche della pulizia e della manutenzione del Tempio (ogni giorno occorrevano duecento Leviti per aprire le enormi porte del Tempio); anche essi erano suddivisi in ventiquattro classi.

Il personaggio più autorevole, in età postesilica, era il Sommo sacerdote, la cui incombenza principale era quella di entrare il 10 di Tishri nel Sancta Sanctorum per purificare il popolo (Lev. 16) e di invigilare su tutto l’andamento del culto, al quale solitamente partecipava nelle festività maggiori. Speciali norme, poi, gli imponevano una santità particolare.

La cerimonia dell’investitura aveva sostituito l’unzione, dopo la distruzione del Tempio salomonico, a causa della dispersione dell’olio santo. Al sommo sacerdote spettava un ricchissimo paludamento sacrale, del quale ci è stata conservata la descrizione; egli lo indossava nelle sacre cerimonie, eccezione fatta per il giorno dell’espiazione, nel quale egli penetrava nel Santo dei Santi vestito da semplice sacerdote.

Dopo la creazione del Sinedrio, egli ne fu il capo di diritto; inoltre, nel caso di vacanza del potere civile, egli lo assumeva su di sÚ. Con l’avvento al potere della dinastia di Erode il Grande, spirò per lui l’obbligo di vegliare sulla legge, la cui interpretazione gli scribi arrogarono a sÚ.

Sotto la dinastia degli Asmonei, i sommi sacerdoti esercitarono anche la funzione regale, sebbene essi non fossero discendenti di re Davide come la tradizione richiedeva. Questo irregolare stato di cose, fu una delle motivazioni alla base dell’opposizione degli Asidei (cui si ricollegarono idealmente i Farisei) alla figura di Gionata fratello di Giuda Maccabeo (160-142 a. C.). In seguito, privati del trono al tempo di Erode il Grande, i pontefici furono quasi sempre eletti tra i membri di alcune famiglie sacerdotali più influenti. Uno degli scopi della rivolta giudaica del 68-73 fu quello di insediare un nuovo “legittimo” sommo sacerdote.

La mercificazione della dignità, il fatto che i pontefici appartenessero abitualmente al partito dei Sadducei, la durata della loro carica che dipese sempre più dal capriccio dell’autorità civile del momento, e in certi casi la loro avidità e ignoranza, favorì il declino dell’autorità dei sommi sacerdoti presso il popolo, specie nel I secolo d.C.; tuttavia, grazie alla considerazione di cui godeva la sua carica presso il popolo, essi restavano ugualmente figure influenti e rispettate.




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