Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: I generi letterari ed il linguaggio del Nuovo Testamento
Messo in linea il giorno Sabato, 22 marzo 2003
Pagina: 1/7
Successiva Successiva



I generi letterari ed il linguaggio del Nuovo Testamento

di Clementina Mazzucco

Gli scritti contenuti nel Nuovo Testamento vanno esaminati anche in base al genere letterario al quale appartengono: il genere propriamente narrativo, rappresentato dai Vangeli e dagli Atti degli Apostoli, il genere epistolare e il genere apocalittico. Ciascun autore, inoltre, è caratterizzato da un uso proprio e personale della lingua greca.



Vangeli

La definizione del genere letterario dei Vangeli deve innanzitutto misurarsi con la questione del rapporto che essi hanno con la storia. A lungo si è voluto leggerli come opere storiche o biografiche e ricostruire, attraverso di essi, una «vita di Gesù» con criteri cronachistici di tipo scientifico. Ma c’è stata poi anche la tendenza opposta a vanificarne ogni fondamento storico e a ridurli al livello di leggende o racconti mitici.

Iniziale del prefazio ai Vangeli di Girolamo. Vangeli di LindisfarneConfrontati con le opere storiche o biografiche o memorialistiche tradizionali, i Vangeli si differenziano per contenuti, scopi e forme. Non si manifesta in essi un interesse spiccato per la vita, il carattere, la formazione, gli avvenimenti specifici relativi a Gesù e ai suoi discepoli. Mancano in effetti descrizioni psicologiche (pensiamo al caso del tradimento di Giuda), manca generalmente una cronologia dettagliata e una topografia precisa. E questo lo si può dire nel complesso anche per il Vangelo di Lc, che pure è quello che più somiglia a un’opera storiografica: lo si ricava dal prologo, impostato letterariamente, secondo i canoni delle prefazioni classiche (qui l’autore, che si rivolge a un destinatario, Teofilo, manifesta l’intenzione di mettere ordine nelle tradizioni esistenti per dare un solido fondamento alla verità e si rifà a scritti precedenti)1, e dalla tendenza a collocare la storia di Gesù nella storia universale ricorrendo alcune volte (2,1-2; 3,1-2) alle datazioni con menzione dei magistrati romani in carica.

In realtà queste indicazioni cronologiche, che dovrebbero essere considerate insieme a quella di Lc 1,5, hanno non tanto una funzione cronachistica, quanto una funzione soprattutto letteraria e teologica. Si può notare che c’è una progressione: in 1,5 troviamo: «nei giorni di Erode, re della Giudea»; in 2,1-2: «in quei giorni uscì un decreto da parte di Cesare Augusto secondo cui si doveva fare il censimento di tutto il mondo abitato. Questo censimento avvenne per la prima volta mentre governava la Siria Quirinio»; in 3,1-2: «nell’anno 15 del dominio di Tiberio Cesare, mentre governava la Giudea Ponzio Pilato, era tetrarca della Galilea Erode, Filippo, suo fratello, era tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, Lisania era tetrarca dell’Abilene; al tempo in cui era sommo sacerdote Anna e Caifa ...». Mentre la prima indicazione cronologica fa riferimento soltanto al governatore locale, la seconda invece si riferisce alle cariche politiche più generali (imperatore, governatore della Siria) e la terza combina tutti i possibili riferimenti, politici (imperatore, governatore della Giudea, i tetrarchi delle varie regioni), e religiosi (i sommi sacerdoti). La prima indicazione, più ristretta e pertinente alla sola Giudea, ben si adatta a un fatto che riguarda la figura di Giovanni Battista (l’annuncio della sua nascita), che rimane legato all’economia giudaica; invece la nascita di Gesù viene collocata su uno sfondo universalistico (impero, Siria), e l’inizio vero e proprio della missione è caratterizzato da indicazioni sia profane sia religiose perché la missione di Gesù riguarda entrambe le sfere.

D’altra parte, il fondamento storico dei fatti è presupposto dai Vangeli, per il motivo stesso che si vuole presentare, non una dottrina astratta, ma un avvenimento che si è svolto nel tempo, l’esistenza storica di una persona che si è articolata in tappe e momenti.

Oggi si tende a ritenere che il «vangelo» sia una creazione cristiana originale, e lo si definisce un «genere storico-kerigmatico» (da kérygma = annuncio), in quanto è il racconto di una storia avvenuta realmente nel passato, che parla al presente, una testimonianza che mira a suscitare e rafforzare la fede. Si può estendere a tutti i Vangeli la dichiarazione che l’autore del IV Vangelo fa alla fine dell’opera (nella sua prima edizione, che doveva concludersi col cap. 20): «Queste cose sono state scritte perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e credendo abbiate vita nel suo nome» (Gv 20,31).

Gli evangelisti scrivono non semplicemente per conservare e tramandare il ricordo di Gesù, non semplicemente per ricostruire una vicenda, ma cercando di cogliere e trasmettere il significato profondo di essa: ciascun evangelista prospetta, in un’ottica particolare, una interpretazione teologica dei fatti.

È Mc che definisce, indirettamente, la sua opera euaggélion (1,1) e crea il tipo del «vangelo». Il termine, molto usato da Paolo, ma già di uso classico, originariamente significava «ricompensa per una buona notizia» e quindi «buona notizia»; nell’accezione più propriamente religiosa, documentata anche nella traduzione greca dell’AT (soprattutto, però, a proposito del verbo euaggelizesthai), era arrivato a significare «annuncio della salvezza». Entra nell’uso comune dei cristiani, per indicare il vangelo scritto, nel II secolo, prima solo al singolare, poi (con Giustino, I Apologia 66,3) anche al plurale; ma per lo più si intende che c’è un solo Vangelo, in varie versioni (secondo Matteo, secondo Marco, ecc.).

La struttura di base dei Vangeli corrisponde all’intenzione di dimostrare, o piuttosto di «annunciare», che la passione di Gesù, nucleo del vangelo, rientra nella volontà di Dio, è il compimento delle promesse contenute nell’AT; che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio.

I Vangeli non si presentano come creazioni individuali, opere originali di singoli scrittori, ma come voci della comunità cristiana che vogliono restare anonime e farsi trasmettitrici e interpreti della tradizione ecclesiale. Solo Lc e Gv hanno una maggiore coscienza «letteraria» e personale e si rivolgono talora in prima persona ai loro lettori. Gli evangelisti scrivono inoltre alla comunità cristiana, a determinate e concrete comunità, per rispondere agli interrogativi attuali di queste comunità e per gli usi della predicazione, dell’insegnamento e del culto.

Affinità con generi della letteratura profana del tempo si possono riscontrare per singole parti (racconti di miracoli, aneddoti, dispute, detti, ecc.), non per il Vangelo nel suo complesso.


1 «Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto».




Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Il Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke