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Documento: L'apocalittica giudaica
Messo in linea il giorno Venerdì, 15 agosto 2003
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L'apocalittica giudaica

di Paolo Sacchi

La scoperta nel 1976 di alcuni frammenti aramaici del cosiddetto Enoc Etiopico, ed il progresso negli studi sul pensiero del medio giudaismo, obbligano ad una revisione del concetto di apocalittica.



Il problema «apocalittica».

Già pubblicato in «Credereoggi» XIV, LXXX (1994), pp. 32-44.

Besançon, Bibliothèque Municipale ms. 579 Enoc ed Elia risuscitati da un angelo

L'apocalittica giudaica appare oggi piuttosto diversa da come appariva fino al 1976. Gli elementi che la costituiscono sono i medesimi di prima, ma il loro rapporto fra di loro e soprattutto con il resto della cultura e della religiosità giudaiche è profondamente cambiato, tanto cambiato da suggerire l'opportunità di usare una terminologia nuova, che, da un lato, permetta di indicare l'esistenza di diverse correnti di pensiero all'interno di quel corpus, che sia pure con incertezze veniva detto apocalittico, dall'altro permetta di individuare e definire somiglianze e collegamenti con testi che non sono mai stati detti apocalittici, quali i testi qumranici.

Ciò che ha determinato questo cambiamento è la pubblicazione avvenuta appunto nel 1976 ad opera del Milik1 di un gruppo di frammenti qumranici, che contengono in aramaico grosse sezioni del libro apocrifo, comunemente definito apocalittico, noto come Enoc Etiopico (poi 1H). 1H è una delle più importanti opere apocalittiche sia per ampiezza, sia per estensione nel tempo, sia per l'importanza del pensiero; esso è considerato apocrifo sia dal giudaismo, sia dal cristianesimo cattolico, ortodosso e protestante, ma è canonico nella chiesa copta ed è menzionato con favore anche nel Nuovo Testamento (vedi l'epistola di Giuda, v. 14). Questo dice molte cose circa la sua importanza per capire la prima teologia cristiana.

Come si può facilmente leggere negli studi anteriori al 1976, e anche in quelli posteriori che non hanno colto l'importanza della nuova datazione, si riteneva che il libro fosse stato composto verso la fine del I sec. a.C. con materiali che risalivano al massimo alla prima metà del II sec. a.C. Opera madre dell'apocalittica era considerato il libro di Daniele e poiché la seconda grande apocalisse era quella di Giovanni, che è già cristiana, si sottolineavano soprattutto dell'apocalittica gli aspetti formali, in modo da permettere un discorso sull'apocalittica non troppo legato al pensiero religioso. L'analisi formale aveva il sopravvento su quella contenutistica, anche se non la escludeva.

Si accettava come data approssimativa dell'inizio dell'apocalittica l'anno 200 a.C. Un'apocalittica più antica non era nemmeno concepibile e la sua interpretazione storica era interamente dominata da questo dato ritenuto certo. Per quanto riguarda i contenuti, lo sforzo dei ricercatori era rivolto alla ricerca di ciò che poteva essere considerato comune a tutte le apocalissi, in modo da stabilire le linee di fondo del pensiero apocalittico, presupposto in qualche modo come un'unità. Queste linee di fondo venivano trovate o in elementi di pensiero sufficientemente diffusi così da potersi adattare a tutte (o quasi) le forme storiche del giudaismo di allora, anche quelle non apocalittiche (vedi la risurrezione e l'attesa escatologica2), o in elementi formali particolari, ma di scarso peso concettuale (vedi la «Gloria di Dio» o il «Trono di Dio»3). In altri termini, l'unità dell'apocalittica restava un presupposto che non si riusciva a chiarire. In quanto al tempo della fine dell'apocalittica giudaica si dava e si dà ancora come termine ultimo gli inizi del II sec. d.C.

I frammenti aramaici di 1H scoperti a Qumràn hanno sconvolto questo schema: in effetti uno di essi risale al III sec. a.C. (4QEnastr a) e un altro alla prima metà del II sec. a.C. (4QEn a). Questo secondo contiene perfino l'introduzione (capp. 1-5), che era ritenuta concordemente la parte scritta per ultima dal redat­tore finale. E' necessario prendere atto che almeno una parte di 1H era anteriore al II sec. a.C. Non è chiaro di quanto, ma certamente non di pochi anni: l'opera presenta, anche nelle parti conservate in 4QEn a, una stratificazione complessa, che non si può spiegare come fenomeno avvenuto nel giro di un breve volger di tempo.


1 MILIK J.T., The Books of Enoch. Aramaic Fragments of Qumrân Cave 4, Oxford 1976.

2 Cfr. SCHMITHALS W., L'apocalittica, Brescia 1976 (edizione tedesca del 1973).

3 Cfr. KOCH K., Difficoltà dell'apocalittica, Brescia 1977 (edizione tedesca del 1970).





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