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Documento: Archeologia a Qumrn - Gli scavi del sito abitativo
Messo in linea il giorno Domenica, 21 ottobre 2001
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Archeologia a Qumrn - Gli scavi del sito abitativo

di Andrea Nicolotti

Archeologia del sito di Qumràn e ricostruzione delle fasi di costruzione dell'edificio abitativo degli Esseni.



Le fasi dell'insediamento a Qumràn

Padre Roland De Vaux Padre Roland De Vaux

La prima campagna di scavi guidati da R. de Vaux e G. L. Harding, nell’autunno del 1951, provò senza alcun dubbio il nesso tra gli abitanti delle rovine situate nella pianura vicino alle grotte e coloro che avevano lasciato i manoscritti nelle grotte medesime. Alla fine delle cinque campagne, de Vaux formulò un’ipotesi sulla natura del sito scavato che, sostanzialmente, è ancora la più seguita1:

Fase 0

Nei secoli VIII-VII a.C. è attestato nella località di Qumràn un primo insediamento, che potrebbe essere identificato con la “città di sale” di Gs. 15,62. Tale fase è seguita da un lungo periodo di abbandono, fino all’insediamento del gruppo legato ai manoscritti.

Fase Ia.

Si tratta di un breve periodo di insediamento, caratterizzato dalla presenza di pochi reperti, nascosti dalle successive ricostruzioni; la fase è datata in modo differente dagli studiosi, ma coincide grosso modo con il regno del sommo sacerdote Giovanni Ircano (134-104 a.C.) o poco prima.

Fase 1a Qumràn: fase 1a

Fase Ib.

È il periodo che secondo de Vaux iniziava dal regno di Giovanni Ircano, che comunque non può essere spostato più in là del regno del suo successore Alessandro Janneo (103-76). È la fase di massima espansione, caratterizzata dalla costruzione dei piani superiori, del muro di cinta, di un acquedotto con impianti di decantazione delle acque. La fine di questa fase coincide con un terremoto ed un incendio, i cui effetti sono stati resi visibili dagli scavi. Secondo de Vaux il terremoto del 31 a.C. di cui ci parla Giuseppe Flavio è contemporaneo all’incendio; secondo Milik, il terremoto seguì un saccheggio che era già avvenuto alcuni anni prima ad opera dei Parti negli anni 40/37 a.C.

Fase 1b Qumràn: fase 1b

Fase II.

Secondo de Vaux il sito non venne rioccupato fino alla morte di Erode il Grande (4 a.C.), secondo altri invece non vi fu un abbandono, ma la ricostruzione ricominciò subito dopo il terremoto. In questa fase vi furono riattamenti e qualche cambiamento, che però non modificò sostanzialmente la struttura abitativa. La fine di questo periodo coincide con l’avanzata delle legioni romane dopo il giugno del 68 d.C., per domare la prima rivolta giudaica (66-70). Il ritrovamento di segni di mura crollate, di incendi e di punte di frecce romane a tre ali, confermano l’ipotesi della distruzione, già testimoniata da Giuseppe Flavio.

Fase 2 Qumràn: fase 2

Fase III.

Le guarnigioni romane che stazionavano a Qumràn costruirono alcune caserme, e vi restarono forse fino al 73, data della caduta della fortezza di Masada e della capitolazione degli Zeloti.

Fase 3 Qumràn: fase 3

Fase IV.

Ci sono poche tracce di un breve soggiorno degli Ebrei insorti durante la seconda rivolta (132-135 d.C.), testimoniato da alcune monete ritrovate. Poi, solo il passaggio di monaci bizantini e di pastori arabi.

Gli scritti ritrovati nelle grotte sono di pertinenza delle fasi I e II.

Dagli scavi risultò che le rovine non erano un insieme di residenze private, ma uno spazio di vita comune in cui ci si poteva incontrare per le finalità comunitarie. Le abitazioni, quindi, erano altrove. De Vaux identificò alcuni locali come un refettorio, una fornace, un ingegnoso sistema idraulico ed uno scriptorium. Furono trovati anche dei cimiteri, più distanti dalle rovine.

Tra le teorie alternative, ricordiamo quella dell’orientalista ebreo-americano Norman Golb, dell’università di Chicago, che descrive Qumràn come una fortezza asmoneo-erodiana2. L’evidenza degli scavi, però, non permette di pensare ad una costruzione a scopo difensivo: la forma dell’impianto è del tutto singolare per essere una fortificazione, e con muri assai sottili. La presenza di una torre fortificata all’interno dello spazio edificato non può certo da sola sostenere tale interpretazione (Cfr. numerosi casi simili). Il sistema di approvvigionamento dell’acqua, certo non progettato con gli accorgimenti di chi debba difendersi da un assedio, poteva essere interrotto facilmente dal nemico; non vi è traccia di terrapieni o fossati, non vi sono armi. Tale teoria è stata rigettata, e ha sinora convinto un solo altro studioso, il prof. Matthias Klinghardt3.

Recentemente i coniugi Pauline Voûte e Robert Donceel hanno avanzato l’ipotesi che le rovine di Qumràn fossero una villa erodiana invernale, e hanno identificato uno scriptorium del de Vaux come una sala conviviale (vano n° 30)4.

Pare assai poco probabile che una persona agiata costruisca una villa a Qumràn, in un luogo così impervio, invece di edificarla ad esempio nella vicina e confortevole Gerico. Anche la forma di quelli che sarebbero dei giacigli conviviali non è attestata altrove, e un’analisi condotta sulle ceramiche mostra che il materiale è differente da quello presente in tutte le altre ville erodiane, ed è di produzione autoctona. Anche questa ricostruzione, sebbene ancora appena accennata dagli stessi studiosi che l’hanno proposta (i quali ne hanno anche evidenziato le difficoltà), ha ottenuto scarso credito.

La relazione definitiva sugli scavi, alla quale stava lavorando il de Vaux prima della sua inaspettata morte, è stata affidata ad un altro archeologo dell’cole biblique, il domenicano Jean Baptiste Humbert. Questo confratello di de Vaux, pur accettandone quasi in toto la ricostruzione, ha suggerito alcuni ritocchi nella datazione della fase I. E’ attesa l’uscita dei suoi studi.

Anche in questo caso non mancarono da parte di certa stampa scandalistica le critiche e gli attacchi alle ricostruzioni degli studiosi; di esse tratteremo diffusamente nel capitolo dedicato alle “favole” su Qumràn.


NOTE AL TESTO

1 Cfr. innanzitutto gli articoli apparsi nella Revue Biblique degli anni 1949, 1953, 1954, 1956, 1959, e poi la sintesi R. DE VAUX, L’archologie et les manuscrits de la Mer Morte, London, 1961; traduz. inglese migliorata Archaeology and the Dead Sea Scroll, London, 1973. La morte, purtroppo, non gli ha permesso di dare alle stampe una relazione esaustiva degli scavi.

2 Cfr. ad esempio N. GOLB, Who Wrote the Dead Sea Scrolls? The Search for the Secret of Qumràn , New York, 1995.

3 Matthias Klinghardt è uno studioso di Nuovo Testamento dell’università di Augsburg. Una disamina dell’ipotesi del Golb, con le indicazioni bibliografiche, in O. BETZ – R. RIESNER, Gesù, Qumràn e il Vaticano. Chiarimenti, Roma, 1995, pp. 80-86.

4 Cfr. Z. J. KAPERA, Khirbet Qumràn No More a Monastic Settlement, in «The Qumràn Chronicle» II/2 (1993), pp. 73-84. R. DONCEEL – P. DONCEEL-VOÛTE, The Archaeology of Khirbit Qumràn, in M. O. WISE et alii (a cura di), Methods of Investigation of the Dead Sea Scrolls and the Khirbet Qumràn Site. Present Realities and Future Prospects, New York, 1994 (Annals of the New York Academy of Sciences 722), pp. 1-38. Id., Coenaculum. La salle à l'tage du Locus 30 à Khirbet Qumrân sur la mer Morte, in Banquets de l'Orient, «Res Orientales» IV (1992) 61-84. La ricostruzione è stata criticata al congresso di Qumràn svoltosi a New York nel dicembre 1992 (cfr. rilievi di H. SHANKS nella Biblical Archeology Review XIX/2 (1993), pp. 65-68, e XIX/3 (1993), pp. 62-65).





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