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Documento: La questione sinottica
Messo in linea il giorno Domenica, 25 dicembre 2005
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La questione sinottica

di Clementina Mazzucco e Andrea Nicolotti

Presentazione della questione sinottica



L'articolo è opera di Clementina Mazzucco. La descrizione della questione del proto e del deutero-Marco, delle teorie di Vannutelli, Vaganay, Butler, Farmer e Boismard, nonché la bibliografia, sono opera di Andrea Nicolotti.

La questione sinottica

Nell’elaborazione di un metodo scientifico di studio degli scritti del NT una fase iniziale è stata quella in cui si è affrontata la questione dei rapporti tra i Vangeli, per spiegare analogie e differenze e cercare di definire se ci sono stati contatti reciproci, e quali.

Pur all’interno di un genere comune, infatti, i Vangeli si differenziano tra loro e la valutazione di queste differenze ha da sempre suscitato discussioni e ipotesi. La difficoltà viene sentita soprattutto in quanto le differenze sono un ostacolo per la ricostruzione storica dei fatti e sembrano contraddire il principio della veridicità della Scrittura.

L’antichità aveva cercato soluzioni con le «armonie» evangeliche, di cui il Diatessaron (diá tessárôn, «attraverso i quattro») di Taziano (verso il 180) è il prototipo, con studi come il De consensu evangelistarum di Agostino o con le interpretazioni allegoriche. Si riteneva anche che ogni evangelista avesse conosciuto e utilizzato il precedente: Mc avrebbe sintetizzato Matteo, Luca avrebbe usato Marco e Matteo.

La critica moderna, a partire dal XVIII sec., ha assunto un orientamento nuovo. Ha riconosciuto innanzitutto una netta distinzione tra il Vangelo di Gv, da una parte, e gli altri tre Vangeli, dall’altra, che vengono definiti «sinottici» (da Johann Jakob Griesbach, 1774), in quanto è possibile, ponendoli su tre colonne in parallelo, avere una synópsis o «visione di insieme». Mt, Mc e Lc presentano infatti forti somiglianze. Seguono essenzialmente una struttura comune, che prevede alcune tappe: la preparazione del ministero di Gesù culminante col battesimo, il ministero in Galilea, il viaggio a Gerusalemme, la passione e la risurrezione. Anche all’interno di queste sezioni concordano in molti racconti di episodi, miracoli e discorsi di Gesù.

Invece il Vangelo di Gv, che pure ha elementi in comune con gli altri, soprattutto nel racconto della settimana della passione, segue un piano diverso, in cui è ridotto lo spazio del ministero in Galilea, mentre a Gerusalemme Gesù si reca almeno tre volte, e l’ultima volta restandovi circa sei mesi. Perciò anche la durata complessiva del ministero di Gesù risulta più ampia: due o tre anni invece che un anno. Inoltre in Gv i racconti sono quasi soltanto un pretesto per grandi discorsi che trattano uno o più temi in forma di dialogo. Mancano in Gv elementi essenziali per i sinottici: le parabole, l’invio dei Dodici in missione, la Trasfigurazione, il discorso escatologico, le guarigioni di lebbrosi e indemoniati (in genere i miracoli sono pochi), l’istituzione dell’eucarestia (sostituita dalla lavanda dei piedi), ecc. Alcuni episodi hanno una collocazione molto diversa: ad esempio, la purificazione del Tempio avviene all’inizio invece che alla fine dell’attività di Gesù. Molto materiale è soltanto suo: le nozze di Cana, l’incontro con la Samaritana, la risurrezione di Lazzaro, ecc.

Ma anche tra i sinottici, accanto alle somiglianze, ci sono numerose differenze, che sono state attentamente osservate e interpretate (esiste in proposito una «questione sinottica»).

Mc, il più breve, ha 661 versetti (a parte 16,9-20, che rappresentano la «finale canonica», aggiunta posteriormente al testo originario), di cui solo una trentina risultano senza paralleli negli altri due: ad es., la parabola del seme che cresce da sé (4,26-29); l’episodio del giovinetto che fugge nudo al momento dell’arresto di Gesù (14,51-52).

Sia in Mt sia in Lc una buona parte del testo trova riscontro in Mc (600 versetti circa su 1068 in Matteo, 314 su 1149 in Luca); però Lc omette molto di Mc: è significativa la cosiddetta «grande omissione» di tutta la sezione di Mc 6,45-8,26, che comprende la seconda parte dell’attività di Gesù in Galilea (con numerosi trasferimenti in territori pagani). Mt e Lc hanno poi 230-240 versetti di materiale comune a entrambi, tra cui sette parabole (la pecora smarrita, il banchetto, i talenti o le mine, ecc.) e in genere molti discorsi (il discorso della montagna, che in Lc è il discorso della pianura, il Padre nostro, ecc.). Solo Mt e Lc presentano il racconto dell’infanzia di Gesù, che però ha pochi elementi comuni. Infine ciascuno, e più ampiamente Lc, presenta materiale proprio, senza paralleli negli altri Vangeli (315 versetti circa Mt, 548 versetti Lc). Mt ha otto parabole sue (zizzania, vignaioli, vergini sagge e vergini stolte, ecc.) e varie parti (ad es., la descrizione del giudizio finale nel discorso escatologico, la morte di Giuda, ecc.). Lc ha cinque miracoli (risurrezione del figlio della vedova di Naim, ecc.), sedici parabole (il buon samaritano, il figliuol prodigo, il ricco epulone e il povero Lazzaro, il fariseo e il pubblicano, ecc.), vari episodi (Marta e Maria, Zaccheo, i discepoli di Emmaus, ecc.).

I due evangelisti distribuiscono in modi diversi, all’interno dello schema fondamentale fornito dal Vangelo di Mc, il materiale proprio e quello comune a entrambi. Mt tende a concentrare le parole di Gesù in grandi discorsi, che sono la sua caratteristica più vistosa (discorso della montagna; istruzioni agli apostoli, discorso in parabole, regola della comunità, discorso contro Scribi e Farisei, discorso escatologico); invece Lc concentra il materiale non marciano in alcune sezioni, che interrompono la struttura di Marco e perciò sono definite dagli studiosi «interpolazioni», la piccola interpolazione (6,20-8,3) e la grande interpolazione (9,51-18,14). Anche nelle parti comuni (comuni a tre o a due), i sinottici presentano, accanto a somiglianze, talora letterali, differenze, sia nella collocazione, sia nel contenuto, sia nella forma, e questo anche all’interno del medesimo episodio.

Ad es., il racconto di Gesù nel deserto, che in Mc è estremamente laconico (1,12-13), viene sviluppato in tre tentazioni specifiche da Mt (4,1-11) e Lc (4,1-13), che però le presentano in ordine differente. Le beatitudini, presenti sia in Mt (5,3-12) sia in Lc (6,20-23), sono nove in Mt, quattro in Lc, che le fa seguire, solo lui, da quattro «guai». Sia Mt sia Lc dànno una genealogia di Gesù, ma Mt la dà all’inizio del suo Vangelo (1,1-17) e parte da Abramo per arrivare a Gesù, Lc invece la pone dopo il battesimo (3,23-38) e risale da Gesù fino ad Adamo. I racconti dell’infanzia sono molto diversi nei contenuti specifici. Mt parla del fidanzamento di Maria e di Giuseppe e dei dubbi di Giuseppe sulla sua sposa incinta, dubbi fugati da un sogno; si sofferma sulla visita dei Magi al bambino, sulla fuga in Egitto e sulla strage degli innocenti. Lc invece incomincia dall’annuncio della nascita di Giovanni Battista a Zaccaria e dall’annuncio della nascita di Gesù a Maria, narra la visita di Maria a Elisabetta, la nascita di Giovanni Battista e la profezia di Zaccaria; racconta la nascita di Gesù e l’annuncio ai pastori, la presentazione al Tempio e le profezie di Simeone e Anna, l’episodio di Gesù tra i dottori.

Talora analogie e differenze formali si alternano nello stesso episodio: per questo confronto sono essenziali le «Sinossi», manuali in cui i testi dei Vangeli (quelli greci originali o traduzioni) vengono stampati su colonne parallele1. Alcuni esempi interessanti sono: il Padre nostro (Mt 6,9-13; Lc 11,1-4); la guarigione del paralitico (Mt 9,1-8; Mc 2,1-12; Lc 5,17-26); l’esorcismo del Geraseno (Mt 8,28-34; Mc 5,1-20; Lc 8,26-39); la parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21,33-46; Mc 12,1-13; Lc 20,9-19); l’arresto di Gesù (Mt 26,47-56; Mc 14,43-52; Lc 22,47-53; Gv 18,2-12).

Le spiegazioni che sono state tentate di questi fenomeni, a partire dal XVIII secolo, sono numerosissime e talora molto complicate. La difficoltà deriva dal fatto che si deve presupporre un processo graduale di formazione dei Vangeli a partire da tradizioni precedenti, orali e scritte, ma non abbiamo una documentazione su questo processo: lo si può ricostruire, e in forma soltanto ipotetica, attraverso il confronto e l’analisi dei testi evangelici stessi. Si è pensato a dipendenza da un vangelo primitivo, scritto in aramaico e più volte rielaborato (Lessing 1778, Eichhorn 1804, Vannutelli 1923); oppure a dipendenza da varie raccolte di miracoli, di discorsi, di fatti relativi alla passione, ecc. (Schleiermacher 1817); oppure a dipendenza dalla tradizione orale (Herder 1797, Gieseler 1918); oppure a dipendenza reciproca (in varie combinazioni: di Mc da un proto-Mt aramaico; di Mt greco da Mc e di Lc da entrambi; di Mc da Mt e Lc o di Mc da Mt e di Lc da Mc; di Mt e Lc da Mc (Griesbach 1789, Huy 1808, J. B. Koppe 1782). Le diverse tesi non sono sempre alternative, anzi si tende ad accoglierne contemporaneamente più di una.

Il dibattito decisivo, che si svolse nei decenni tra il 1830 ed il 1860 ha avuto come risultato il prevalere, tra gli studiosi, dell’ipotesi della priorità marciana. Importantissimi gli studi del «fondatore» della filologia classica moderna, Karl Lachmann2, il quale nel 1835 constatò che nell’ordine delle pericopi comuni Mt e Lc concordavano finché dipendevano da Marco; Christian H. Weisse3 e Christian G. Wilke4 nel 1838 giunsero contemporaneamente ma indipendentemente alle stesse conclusioni, formulando una nuova teoria: Mt e Lc, l’uno senza dipendere dall’altro, avrebbero tratto entrambi ispirazione da Mc, ma anche da una seconda fonte (la cosiddetta fonte Q, dall’iniziale di Quelle, «fonte» in tedesco), consistente in una raccolta di detti del Signore, presumibilmente scritta e in greco; questa fonte sarebbe rimasta sconosciuta a Mc. È possibile ipotizzare anche altre fonti, scritte o orali, ed è stato supposto che Mt e Lc usino non il Mc attuale, ma un proto-Mc o, in tedesco, Ur-Markus.

Nacque così la cosiddetta «teoria delle due fonti», che ottenne presto l’adesione dei più grandi biblisti del tempo, sia protestanti (H. J. Holtzmann, C. von Weizsäcker e B. Weiss) sia cattolici (J. M. Lagrange, J. Sickenberger, H. Coppieters).

 

 

Oggi la teoria delle due fonti non soddisfa più completamente, perché non spiega certi fenomeni, come le concordanze tra Mt e Lc quando, pur dipendendo da Mc, se ne distaccano (cfr. Mt 9,20 e Lc 8,44, che parlano entrambi di «frangia» del mantello, mentre Mc 5,27 solo del mantello), e come i passi in cui Mc sembra fondere Mt e Lc, e quindi dipenderne (cfr. la notazione cronologica di Mc 1,32, che combina Mt 8,16 e Lc 4,40). Si è ricorsi ad un Proto-Marco (Mt e Lc avrebbero usato una recensione precedente di Mc, più breve di quella attuale e diversa nel linguaggio), o ad un Deutero-Marco (Mt e Lc avrebbero usato una recensione di Mc deteriorata, rivista o contaminata con altre fonti).

Altri, soprattutto tra gli studiosi cattolici della metà del XX secolo, rigettarono la priorità di Mc in favore di Mt; Primo Vannutelli (1925)5 ipotizzò una derivazione dei tre sinottici da un Matteo aramaico tradotto in greco. Léon Vaganay (1954)6 sviluppò una sorta di teoria delle tre fonti: il Mt aramaico tradotto in greco (MG) e una fonte supplementare (S dal francese source, «fonte») sarebbero all’origine di Mt e Lc, assieme a Mc, la terza fonte, che avrebbe anche raccolto la predicazione di Pietro (P). Questa teoria ebbe molta fortuna negli anni ’50.

 

 

Anche B. Christopher Butler (1951)7 e William R. Farmer (1964)8 propendevano per la precedenza matteana:

 

 

L’ipotesi del Farmer (seguita poi da Bernard Orchard, 1976)9 è detta anche neo-griesbachiana, perché Johann Jakob Griesbach nel 1789 descrisse Mc come un testo conflato e dipendente alternativamente da Mt e Lc.

Marie Émile Boismard (1972)10, è il padre di una teoria delle quattro fonti principali; egli identifica tre livelli di evoluzione, e si concentra sulle fonti presinottiche (A, B, C, Q). Boismard si occupò anche dei rapporti con il vangelo di Giovanni.

 

 

Philippe Rolland (1984)11 suppone l’esistenza di tre fonti principali per i tre Vangeli, che avrebbero operato tutti indipendentemente l’uno dall’altro. Alla base ci sarebbero due diverse «edizioni» di un Vangelo originario («Vangelo dei dodici»), che avrebbero portato a un Vangelo ellenistico e a un Vangelo paolino; in più ci sarebbe la fonte di detti Q.

 

 

Molte teorie proposte risultano assai complicate, perché introducono molti documenti e moltiplicano gli stadi di passaggio della tradizione. Si può dire che non si sia ancora arrivati a una spiegazione davvero soddisfacente.

Tuttavia, attraverso le ricerche condotte per accertare i rapporti di dipendenza letteraria tra i Vangeli, e in particolare per accertare quale Vangelo sia il più antico, si è arrivati almeno ad appurare che i vangeli sinottici rappresentano lo stadio finale di un precedente sviluppo a più fasi: una fase di trasmissione orale; una fase di messa per iscritto di racconti o insegnamenti singoli, poi di raccolte di racconti e detti, forse originariamente in aramaico, poi tradotti in greco; una fase di redazione dei Vangeli.

 

Bibliografia e collegamenti:

Ogni introduzione al NT tratta della questione sinottica (vedi bibliografia generale).

Riporta una sintesi del problema ed una bibliografia aggiornata sulle varie posizioni F. NEIRYNCK, La questione sinottica, in R. E. BROWN – J. A. FITZMYER – R. E. MURPHY, Nuovo grande commentario biblico, trad. ital., Brescia, Queriniana, 1997, pp. 765-775.

T. R. W LONGSTAFF – P. A. THOMAS, The Synoptic Problem, a Bibliography, 1716-1988, Macon, 1988.

P. GUILLEMETTE – M. BRISEBOIS, Introduzione ai metodi storico-critici, trad. ital., Roma, Borla, 1990, pp. 229-240.

Sulla fonte Q: J.S. KLOPPENBORG, Excavating Q: the History and Setting of the Sayings Gospel, Edinburgh, Kloppenborg Verbin, 2000.

Due libretti divulgativi sulla fonte Q: 

K. K. KRIEGER, I veri «detti di Gesù». Il messaggio della fonte Q, Milano, San Paolo, 2006.

J. ROBINSON, I Detti di Gesù. Il «Proto-Vangelo» dei Detti Q, Brescia, Queriniana, 2005.

 

In rete, una Synoptic Problem Home Page, con altri rimandi a collegamenti e bibliografia.


NOTE AL TESTO

1 Una Sinossi in edizione critica è quella di K. ALAND, Synopsis quattuor evangeliorum, Stuttgart, Deutsche Bibelstiftung. Esiste anche una buona sinossi in italiano a cura di A. POPPI, Sinossi dei quattro vangeli, Padova, 200414. Cfr. la bibliografia generale.

2 De ordine narrationis in evangeliis synopticis, in «Theologische Studien und Kritiken» VIII (1835), pp. 570-590, ristampato nella II edizione del suo Nuovo Testamento, Berlin, 1850.

3 Die evangelische Geschichte, kritisch und philosophisch bearbeitet, Leipzig, 1838.

4 Der Ur-Evangelist, Dresden-Leipzig, 1838.

5 Quaestiones de synopticis evangeliis, Roma, 1933; Sinossi degli evangeli, Roma, 19423.

6 Le problème synoptique, in «Bibliothèque de Théologie» serie III, vol. I, pp. 405-425.

7 The Originality of St. Matthew . A Critique of the Two-Document-Hypothesis, Cambridge, 1951.

8 The Synoptic problem, New York, 1964.

9 Matthew, Luke & Mark, Manchester, 1976.

10 Synopse des quatres évangiles, Paris, 1972.

11 Les premiers évangiles, Paris, 1984.


 
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