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Documento: Gli ebrei di fronte allo Stato
Messo in linea il giorno Domenica, 25 dicembre 2005
Pagina: 1/10
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Gli ebrei di fronte allo Stato

di Paolo Sacchi

Quale era il rapporto delle correnti giudaiche con il potere statale? Qual era l’attitudine degli Ebrei con il dominatore romano, al tempo di Gesù?



Premessa

È sempre pericoloso scrivere di problemi del passato che hanno una forte eco nel presente; c'è il rischio che l'esegesi diventi un'ermeneutica più o meno filosofica e personale, lontana dai testi e dalla storia. Tuttavia mi pare che un qualcosa di simile al nostro problema del confronto tra coscienza individuale e legge dello Stato, tra diritti dello Stato e diritti di Dio sia uno degli elementi più caratteristici della storia ebraica, elemento che intorno all'epoca delle origini cristiane fu particolarmente vivo e sofferto[1].

Si nota nella società ebraica una conflittualità, talora latente, talora chiara, che la percorre tutta e sempre e i cui poli sembrano potersi indicare fino dai tempi più antichi della documentazione in nostro possesso come un conflitto tra esigenze della morale e potere dello Stato. I tentativi di accordo tra le due esi­genze dell'uomo, la salvaguardia dei diritti dell'individuo e la necessità dello Stato non mancarono, ma non per questo il problema venne mai meno e spesso dette vita a contrasti politici robusti e prolungati, nei quali si può anche perdere di vista, nel giuoco degli interessi, il motivo ispiratore di fondo. Via via, però, che ci avviciniamo al tempo delle origini cristiane, il motivo politico sembra at­tenuarsi in favore delle motivazioni etiche. Queste poi, anche se non convo­gliate in movimenti storici precisi, influirono su molte correnti del giudaismo dell'epoca di Gesù di Nazaret.

Abbreviazioni:

IH = Enoc Etiopico; 3E = Apocrifo di Ezra; EE = Epistola di Enoc; LP = Libro delle Parabole; pHab = Pesher (commentario) di Habacuc. Struttura di 1H: quest'opera è la raccolta di cinque libri composti in epoche assai distanti l'una dall'altra, più un'introduzione e alcune appendici. Capp. 1-5: introduzione; capp. 6-36: Libro dei Vigilanti (IV sec.); capp. 37-71 LP (fine I sec. a.C.), il più tardo e inserito nell'opera in sostituzione di un precedente Libro dei Giganti espunto per motivi teologici: forse perché difendeva la possibilità di una conversione del diavolo; capp. 72-82: Libro dell'Astronomia, appartenente alla stessa epoca del Libro dei Vigilanti; capp. 83-90: Libro dei Sogni, datato intorno al 163 a.C.; capp. 91-104: EE, datata al l sec. a.C.; capp. 105-108: appendici tarde.



[1] Per un concetto simile nel mondo greco, cfr. Sofocle, Antigone, vv. 454-455: «Io non credevo che i tuoi decreti avessero tanta efficacia, che un uomo mortale potesse infrangere le leggi degli dèi, che sono non scritte e immutabili». Non sono scritte, ma sono rivelate: «Ché non oggi né ieri, ma sempre esse vigono e nessuno sa da quanto tempo siano state rivelate». Ciò che distingue il mondo greco di fronte a quello ebraico è la coscienza del problema.




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