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Documento: Descrizione dei rotoli di Qumrn
Messo in linea il giorno Luned, 31 dicembre 2001
Pagina: 1/1


Descrizione dei rotoli di Qumrn

di Andrea Nicolotti



Introduzione

I manoscritti ritrovati a Qumràn possono essere divisi comodamente in alcune categorie; per i testi delle opere più importanti, si veda la traduzione italiana commentata a cura di Luigi Moraldi, I manoscritti di Qumràn, Torino, 19862, oppure quella più aggiornata (ma con un commento più ridotto) di F. Garca Martnez, Testi di Qumràn, a cura di Corrado Martone, Brescia, 1996.

Manoscritti biblici

Un quarto dei manoscritti rinvenuti a Qumràn (202 su circa 800) è costituito dai libri che a partire dalla fine del I secolo d.C. furono inseriti dai Giudei nel canone palestinese della Bibbia: il libro dei Salmi è quello più attestato (36 copie), seguito da Deuteronomio, Isaia, Esodo, Genesi e Levitico, le cui copie superano la decina. Ma tutti i libri dell’Antico Testamento sono attestati, eccetto forse Neemia ed Ester.

Targum

I targumim sono le traduzioni in aramaico, la lingua corrente dell’epoca, delle Scritture ebraiche. A Qumràn sono stati ritrovati targumim dei libri del Levitico e di Giobbe.

Tefilim e mezuzot

I tefilim (filatteri) e le mezuzot sono piccole pergamene contenenti testi dell’Esodo e del Deuteronomio. I primi sono ancor oggi posti in scatole legate al braccio sinistro o alla fronte, i secondi affissi agli stipiti della porta di casa, in ottemperanza al precetto divino: “Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi, e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte” (Dt 6,8-9). Sono stati rinvenuti nelle grotte 26 filatteri e 8 mezuzot.

Testi deuterocanonici

Si tratta di quei libri dell’Antico Testamento presenti nel canone lungo della Bibbia, recepito dalla Chiesa cattolica, ma non in quello breve, chiuso definitivamente dagli Ebrei a cavallo tra il I e il II secolo d.C. (deuterocanonici = del secondo canone).

A Qumràn sono state trovate tre copie aramaiche e una ebraica del libro di Tobia, ed alcuni frammenti del Siracide (Ecclesiastico).

Testi apocrifi

Sono i testi scritti negli ultimi secoli prima di Cristo e nei primi due secoli dell’era cristiana, che non entrarono a far parte di nessun canone Bibbia. Sono anche detti pseudoepigrafi, perch attribuiti falsamente ad un autore. Molti frammenti aramaici della grotta 4 appartengono alla letteratura enochica (Libro dei Vigilanti, Libro dei Sogni, Epistola di Enoc, Libro dell’Astronomia). C’è anche parte del Libro dei Giganti.

Dai frammenti è possibile ricostruire la presenza di 15 o 16 copie del Libro dei Giubilei. Inoltre ci sono alcuni frammenti di opere che servirono di base per la compilazione del Testamento dei XII Patriarchi, ovvero il testamento di Neftali, di Giuda, di Giuseppe e di Levi.

Le grotte hanno fornito anche alcuni resti di opere finora sconosciute: oltre al grande apocrifo della Genesi, brevi testi su Noè, Giacobbe, Giuseppe, Qahat, Abram, Mosè, Giosuè, Samuele, Davide, Geremia, Ezechiele, Daniele ed Ester.

Ci sono poi numerosi frammenti di testi che assomigliavano ai libri sapienziali della Bibbia (Proverbi, Giobbe, Ecclesiaste, Siracide e Sapienza).

Commentari biblici

Anzitutto i peârîm, commenti che seguono passo passo il testo biblico, citandone i passi e separandoli dall’interpretazione con una frase del tipo “Il senso di queste parole è…”. Alcuni testi sono spiegati prevalentemente in funzione della storia della setta, altri nel quadro generico della storia del tempo, altri ancora in modo escatologico. Ricordiamo il commento ad Abacuc, a Naum, ai Salmi, a Michea, a Isaia.

Vi sono poi alcuni commenti tematici, che raccolgono un certo numero di testi biblici riguardanti un argomento particolare tratti da libri diversi delle Scritture, a mo’ di florilegio.

Testi legali

Documento di Damasco (CD). Già noto agli studiosi, in quanto ritrovato nel 1896 nella ghenizâ (luogo ove si riponevano i manoscritti vecchi dismessi) della sinagoga di Esdra del Cairo in copie dei secoli X e XII, fu rinvenuto a Qumràn in frammenti che risalgono sino al I secolo a.C. L’opera si compone di due parti: nelle “esortazioni” vi sono varie considerazioni sulla storia della setta, sul tema della predestinazione, sulla perfezione, sulle tentazioni di Belial, mentre negli “ordinamenti” sono contenute norme giuridiche sulla vita in comune, sull’ammissione al gruppo, sulle norme di purità, sul giuramento, sul sabato.

Regola della Comunità o Manuale di Disciplina (QS). È la costituzione della setta qumranica, forse opera del fondatore, il Maestro di Giustizia. In esso si tratta dell’ingresso degli adepti nel gruppo, di prescrizioni varie, della legge penale della comunità, della distinzione dell’umanità in due parti distinte (figli della luce e delle tenebre), e del calendario. Un inno chiude il documento. Il manoscritto della grotta 1 contiene, alla fine, una Regola dell’Assemblea (QSa) e una Raccolta di Benedizioni (QSb).

Rotolo del Tempio (11QTemple). È una sorta di seconda Torah della comunità, ovvero il libro sigillato della Legge rimasto occulto sino al tempo in cui apparve Zadok. In esso vi è la descrizione del Tempio che Dio vorrebbe veder costruito dai giusti; grande importanza rivestono le norme di purità cultuale. Dio in questo testo parla in prima persona.

Lettera halakika (4QMMT). È stata interpretata come una lettera del Maestro di Giustizia e dei suoi adepti alla classe sacerdotale di Gerusalemme, capeggiata dal Sacerdote empio. Nella lettera si elencano le differenze calendariali, rituali e legali dei due gruppi, e si invitano i gerosolimitani ad uniformarsi alle usanze proposte dalla setta qumraniana.

Scritti liturgici

Un certo numero di testi liturgici collocano le festività giudaiche secondo un computo calendariale solare di 364 giorni (vedi: Calendario giudaico). Alcuni di essi, i mishmarot (turni di guardia) stabiliscono i turni di servizio dei 24 gruppi sacerdotali al Tempio, e istituiscono delle tavole di equivalenza tra i vari computi.

Vi sono poi componimenti poetici simili a quelli del libro dei Salmi: gli Hôdayôt o inni di ringraziamento (QH), centoni di frasi bibliche, in stile antologico, in cui l’autore parla in prima persona e medita sulla benevolenza divina.

Vi sono altre composizioni poetiche: i Salmi di Giosuè (4Q378-379), Salmi apocrifi (4Q380-381), due opere liturgiche (4Q392-393), e altre preghiere (4Q286-293; 434-456). Pare che queste opere non fossero destinate alla celebrazione cultuale pubblica.

Testi escatologici

È grande la categoria dei testi che menzionano gli avvenimenti degli ultimi giorni, alcuni scritti a Qumràn, altri portati in quel luogo al momento della sua fondazione.

L’opera di gran lunga più nota è il Rotolo della Guerra (QM), che descrive la guerra di 40 anni che avverrà tra i figli della luce e quelli delle tenebre, con il concorso delle schiere angeliche. L’opera è ricca di riferimenti alla strategia militare, alle armi, alle formazioni di battaglia, persino alle bandiere che verranno utilizzate e alla funzione rivestita dai sacerdoti. Manca l’attesa del Messia davidico, in quanto il ruolo predominante è quello del sommo sacerdote. La datazione oscilla tra il 110 a.C. e il 25 d.C.

Ci sono poi alcuni frammenti di un’opera che descriveva la nuova Gerusalemme.

Rotolo di rame

Il rotolo di Rame (3Q15) è un documento inciso su una lastra di rame, che contiene una lunga lista di 64 luoghi in Palestina dove sarebbe nascosto un tesoro. Da alcuni fu considerato un elenco dei nascondigli in cui gli Zeloti avrebbero occultato i beni del Tempio nel 68 d.C., prima della caduta di Gerusalemme; contro questa interpretazione, le quantità esagerate di tesori descritti (varie tonnellate), che fanno più che altro pensare ad un carattere fantasioso dello scritto. È stato datato sia all’epoca precedente la distruzione di Qumràn, sia all’epoca successiva (sarebbe quindi un testo indipendente depositato successivamente da altri).

Testi commerciali

Tra i frammenti trovati nella grotta 4, sono state trovate lettere, una ricevuta, documenti di vendita di terreni, atti commerciali, conti relativi a quantità di denaro o di grano.


 
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