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Recensione: Rodney Stark, La vittoria della ragione
Messo in linea il giorno Lunedì, 19 febbraio 2007
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Rodney Stark, La vittoria della ragione

Rodney Stark, La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza, Torino, Lindau, 2007, traduzione di Gabriella Tonoli; edizione originale The Victory of Reason. How Christianity Led to Freedom, Capitalism, and Western Success, New York, Random House, 2005.

Recensione a cura di Andrea Nicolotti.



 

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L'editore Lindau di Torino si è assunto l'onere di pubblicare una traduzione italiana di questo volume che fa parte di una trilogia dedicata alla sociologia dei monoteismi; nel 2001 infatti era uscito One True God, e nel 2003 For the Glory of God. L'autore è professore emerito di Scienze Sociali alla Baylor University di Waco, in Texas, già noto fin dal 1996 per il suo The Rise of Christianity, un libro dedicato ai motivi che portarono al successo del cristianesimo nell'antichità. Il presente volume può essere considerato un attacco frontale alla ben nota tesi di Max Weber, esposta nel 1905 nel saggio L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, secondo la quale vi sarebbe stato un rapporto di filiazione diretta tra la teologia di alcune confessioni protestanti (soprattutto la calvinista e, in misura minore, la pietista tedesca e la quacchera) e la mentalità capitalistica.

Il rigetto di questa spiegazione, in verità, era già stato proposto da altri studiosi, tra i quali H. Pirenne, secondo cui il capitalismo era nato già nel Medioevo, e dunque non poteva essere in alcun modo collegato alla Riforma. Stark si colloca su questa scia, affermando che la nascita della libera impresa, del credito e del profitto commerciale precedono di secoli la Riforma, volgendo lo sguardo alle repubbliche marinare italiane o all'attività economica protocapitalista dei grandi ordini monastici; ma si spinge più in là, dichiarando che il protestantesimo non può che aver danneggiato e ritardato il progresso di questo tipo di economia.

Nella prima parte del libro, intitolata Le fondamenta, l'autore pone le basi del suo ragionamento, basato su una sua personale convinzione secondo la quale il concetto di divinità proposto da ciascuna religione ha avuto delle conseguenze pratiche sulla società. La teologia cristiana lascia largo spazio all'uso della ragione, e spinge l'uomo ad una continua ricerca nella comprensione razionale di Dio stesso e del suo creato.  L'idea di una conoscenza continuamente in crescita e perfezionamento, in contrasto con l'idea di coloro che guardano con decadente nostalgia ad una passata età dell'oro, avrebbe facilitato l'evolversi non solo delle scienze logiche pure e teologiche, ma anche pratiche, in una maniera davvero scientifica. Il paganesimo e l'islam, che crederebbero in divinità talora irragionevoli e capricciose, svincolate dalle leggi della logica, sarebbero rimasti privi di quest'interesse scientifico per l'indagine di Dio e del mondo da lui creato ed ordinato. L'ebraismo, invece, pur portatore di un messaggio potenzialmente altrettanto efficace, sarebbe stato ostacolato nel proprio progresso economico dalle difficili vicissitudini della diaspora.

Stark individua nel medioevo l'era in cui avvenne lo sviluppo dei tre fondamenti dell'economia moderna: la scienza, la libertà personale e la difesa della proprietà privata, concetti tutti ampiamente sviluppati e discussi dai teologi scolastici medievali. Un persistente pregiudizio anticattolico tuttora non scomparso avrebbe avuto larga responsabilità, a suo dire, nell'inaccettabile mistificazione dell'epoca medievale, dipinta come “l'era dei secoli bui”. Un particolare "uso della ragione" europeo avrebbe invece portato l'Europa cristiana a surclassare tutte le altre civiltà; all'epoca delle grandi scoperte geografiche i viaggiatori avevano ottimi motivi per stupirsi dell'arretratezza in cui gli altri popoli non cristiani erano rimasti.

Nella parte seconda, intitolata Il compimento, l'autore traccia una storia dello sviluppo del capitalismo, soffermandosi soprattutto sul contributo italiano (università, banche e assicurazioni) che venne esportato nelle altre nazioni cattoliche dell'Europa. Gli elementi necessari per garantire la fioritura del capitalismo sono tre: la libertà politica, il riconoscimento del diritto alla proprietà privata e lo sviluppo culturale. Proprio a causa del venir meno della prima condizione l'Italia subì nel diciassettesimo secolo un periodo di decadenza, a causa delle invasioni straniere subite dalla penisola e dell'affermarsi di un modello centralistico e assolutistico, già responsabile del mancato sviluppo della Spagna e della Francia. Anche per quanto concerne l'epoca moderna, l'autore pensa di poter rinvenire una differenza di atteggiamento politico ed economico tra i credenti impegnati e coloro che non lo sono; per questo, si rifà agli studi svolti in America Latina da parte del sociologo Anthony Gill.

La conclusione è chiara: responsabile del progresso della civiltà occidentale, non solo dal punto di vista economico, è il cristianesimo; il libro si conclude con una dichiarazione di un intellettuale cinese, secondo il quale "le basi morali cristiane della vita sociale e culturale sono state ciò che ha permesso l'emergere del capitalismo e poi la riuscita transizione verso politiche democratiche".

Non sono in grado di giudicare le conclusioni del libro, ma è evidente la dirompenza delle sue tesi; al posto delle spiegazioni addotte in passato per spiegare la fortuna dell'Occidente (alcune delle quali, come quella della sua felice configurazione geografica, totalmente indipendenti dalla volontà dei suoi abitanti) si ricorre all'argomento della teologia cristiana, la quale avendo abbracciato la strada della logica e del pensiero deduttivo avrebbe aperto la strada alla libertà e al progresso. Le conclusioni di Stark sono ora disponibili per il dibattito scientifico il quale, si può immaginare, sarà intenso.


 
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